Loredana Lipperini: «La cultura ci rende uguali»

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TRENTO. Fra i molti incontri di questi giorni, durante la prima edizione di Biblioè, un’interessante discussione ha coinvolto sabato Giorgio Zanchini, conduttore radiofonico Rai, Claudio Martinelli, dirigente del servizio attività culturali, la direttrice dell’ufficio sistema bibliotecario trentino Sara Guelmi e Loredana Lipperini, conduttrice di Fahrenheit su Radio3 Rai.

Loredana Lipperini

Loredana Lipperini

L’intervento forse più interessante è stato proprio quello di Loredana Lipperini. Il 23 Aprile si celebra la giornata mondiale del libro e partendo proprio da questo spunto la conduttrice di Fahrenheit ha riflettuto sul rapporto degli italiani con i libri. Durante quella giornata in  tutto il mondo si parla di promozione della lettura. Tre parole che rischiano di svuotarsi sempre più di significato perché quasi sempre si traducono esclusivamente nella necessità di  trovare modi e mezzi per catturare nuovi lettori, non in una riflessione seria sulla questione. I dati che ci vengono forniti dall’ISTAT, infatti, non sono certo confortanti. Circa il 57 per cento delle persone non legge neanche un libro all’anno. E il 43 per cento di chi  legge ne legge solo uno all’anno. La domanda che si è posta la Lipperini è stata: «Come si può risolvere il problema?”

La cultura in fondo è ciò che ci permette di stare insieme agli altri e di condividere una vita di comunità a condizioni paritarie. Se questo presupposto manca si creano inevitabilmente delle disparità. La vera disparità di classe quindi  si gioca sul nostro accesso alla cultura. I dati  recentissimi OCSE dicono che il 28 per cento degli italiani – la cifra più alta in tutta Europa – non è in grado di leggere, capire se non frasi brevi. Il 28 per cento degli italiani è un’analfabeta funzionale.  

FullSizeRender-1«Se una frase è fatta di tre paragrafi non viene capita. Non capire, non essere in grado di leggere fino in fondo un articolo di giornale non significa non essere colti, non essere in grado di sostenere una discussione sui partecipanti al premio Strega o su un’opera lirica. Significa semplicemente essere tagliati fuori dalla vita sociale. Quindi è bene che ci siano tante iniziative: Nati per leggere, promozione della lettura ad alta voce e ai bambini. Ma non bastano. Bisogna cercare di capire come avvicinare il maggior numero di persone alla cultura e quindi renderli cittadini. Bisogna sviluppare una politica sociale d’inclusione» spiega la Lipperini.

Ha riconosciuto che il sistema bibliotecario trentino è un sistema virtuoso rispetto al resto d’Italia. Propone diverse iniziative ed è un sistema che funziona ma bisogna puntare a rendere le biblioteche ancora di più luoghi d’incontro tra persone, libri, film, culture. Non solo in Trentino ma in tutta Italia. Questa deve essere la priorità e una possibile soluzione alla diffidenza degli italiani nei confronti dei libri.

L’incontro si è concluso con il racconto della realtà bibliotecaria di Scampia. La loro biblioteca si chiama “Le Nuvole”. Una bella testimonianza di come la cultura possa unire e salvare le nuove generazioni in zone in cui la criminalità è molto alta.


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Giulia Castelli

Giulia Castelli

Studio Giurisprudenza, ogni tanto scrivo. Fondatrice ed ex presidente dell'associazione editrice de l'Universitario.

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