Libero pensiero in libero giornalismo

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Siamo abituati a pensare che la libera manifestazione del pensiero sia una diretta conseguenza di un regime democratico. In uno stato dove tutti i cittadini sono posti allo stesso livello ed esercitano allo stesso modo il proprio diritto di sovranità è naturale che ognuno possa manifestare la propria opinione senza restrizioni illiberali. La più alta manifestazione di questo diritto è il giornalismo, che in maniera strutturata e organizzata riesce a fornire informazioni e opinioni raggiungendo un bacino di persone difficilmente immaginabile per un singolo privato. Inoltre, nel mondo dei social networks dove tutto e tutti sono e fanno notizia, assume un ruolo ancor maggiore il carattere strutturale e gerarchico che caratterizza il giornalismo, garantendo maggiore veridicità e affidamento su quanto viene raccontato.  Ma il giornalismo libero, quindi, è solo una conseguenza della democrazia? L’art. 21 della nostra Costituzione afferma Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E’ importante che si percepisca immediatamente il senso del diritto che viene sancito a livello costituzionale. La libertà di cui gode il cittadino è la libertà alla manifestazione del proprio pensiero, non la libertà, e quindi il diritto, ad avere un pensiero libero. Ci si potrebbe chiedere “il pensiero può davvero non essere libero?” Se il nostro pensiero e le nostre idee si formano per una relazione continua con la realtà esterna a noi, una visione distorta o comunque non chiara della realtà potrà produrre un pensiero non libero. Quanto possiamo davvero considerare di avere il pieno possesso della libertà del nostro pensiero quando semplicemente accendendo la televisione subiamo centinaia di tentativi di coercizione delle nostre idee facendoci credere di avere bisogno di qualcosa che in realtà non vogliamo?

Per avere libero pensiero non basta non essere condizionati nel processo di valutazione mentale dei fattori esterni. E’ necessario anche avere piena conoscenza di questi fattori. La conoscenza degli elementi in gioco è essenziale per potersi costruire un’opinione libera da preconcetti e condizionamenti. Tutto ciò ha risvolti in ambito politico. E’ essenziale che la scelta che il cittadino prende nella cabina elettorale sia frutto di un libero pensiero ma che pensiero potrà mai avere sviluppato un cittadino su argomenti che a stento comprende? Come può essere l’uomo medio della strada libero di scegliere in merito all’operato svolto dai suoi rappresentanti se non ha le conoscenze adatte? Il livello di comprensione e di istruzione delle persone è variabile e anche i soggetti più colti sono comunque più specializzati in determinati ambiti rispetto ad altri. Nell’Europa dello spread, della BCE, dei falchi tedeschi, delle crisi economiche e dei tagli al bilancio il cittadino medio non è in grado di avere una comprensione piena del mondo che lo circonda e questo causa dei perturbamenti devastanti nella formazione del pensiero libero.

E’ qui che entra in gioco il giornalismo. Non essendo possibile immaginare per tutti i cittadini una preparazione tecnica e specializzata in tutti gli ambiti del conoscibile, i giornali devono fungere da filtro chiarificatore. Sono l’elemento necessario ai cittadini per comprendere ciò che li circonda, valutare l’operato dei propri rappresentanti e rendere più consapevole la propria scelta nella cabina elettorale. Il mondo del giornalismo non è semplicemente conseguente all’istituzione democratica, ma è anche necessario per la sopravvivenza della stessa. Esso ha il compito essenziale di garantire la libertà di pensiero. Svolge quindi una funzione costituzionale necessaria all’esercizio del potere legislativo, un potere che altrimenti rischia di essere condizionato da soggetti che presentano ai cittadini una visione semplicistica e distorta della realtà, condizionandone la decisione e impedendo la creazione di un libero pensiero capace di condurre il soggetto a scelte ponderate.

L’Istituzione giornalistica deve quindi essere in assoluto oggettiva? L’oggettività assoluta è un elemento che è quasi irraggiungibile. Nel momento stesso in cui si descrive un fatto, si applicano schemi e modelli mentali assolutamente soggettivi che andranno cosi a condizionare l’esposizione. Inoltre non è auspicabile un suo utilizzo, per evitare di frustrare lo stesso fine che ha l’Istituzione Giornalistica. Un racconto privo di impressioni e chi si limita semplicemente a mostrare la realtà di fatti altrimenti non conoscibili, li insterilisce, impedendo la formazione di una valida valutazione critica che porti poi al raggiungimento di una conclusione ponderata. Si dovrebbe quindi puntare a una assoluta polarizzazione dell’informazione? Un’informazione sottoposta in maniera eccessiva ai filtri valoriali del giornale perde la propria utilità, piegando le notizie a proprio piacimento, omettendo dettagli scomodi ed esaltando quelli utili alle proprie idee.

Come insegnavano i romani in medio stat virtus. Il giornalismo, come la democrazia, deve essere il più possibile pluralista. Pluralista esternamente, con quindi molteplici fonti di informazione, e pluralista internamente, con le singole fonti di informazioni che mostrino il più possibile punti di vista differenti. L’informazione deve necessariamente essere presentata al cittadino sotto diverse sfumature di lettura poiché solo il confronto fra le differenti visioni può costruire quel virtuale processo contradditorio interno al cittadino necessario alla formazione di una propria consapevolezza. Il giornalismo, in quanto vera e propria istituzione costituzionalmente necessaria, deve quindi presentare i caratteri tipici della democrazia pluralista pensata dai Padri Costituenti.

L’attuale situazione del giornalismo italiano non è, purtroppo, delle più confortanti. I giornali cartacei arrancano per un calo continuo e costante di lettori. Il conseguente calo delle vendite porta le testate a cercare il denaro per proseguire l’attività negli investitori e negli inserzionisti pubblicitari che attenti vigilano sulle pubblicazioni pronti a porre fine alla flebo monetaria in caso di articoli sconvenienti. Non possiamo aspettarci inchieste giornalistiche imparziali da parte di giornali finanziati dagli stessi soggetti oggetto delle inchieste. Nell’ambito televisivo i programmi di informazione e dibattito pubblico rimangono schiavi dello share puntando quindi a fare scoop piuttosto che informazione. Si cercano e si trattano temi che possano tenere incollato il cittadino al televisore. Programmi che non istruiscono il cittadino, ma che gli dicono quello che vuole sentire. Nei dibattiti manca del tutto un elemento terzo e imparziale. I partecipanti urlano e si insultano, evitando il dialogo e riaffermando continuamente le loro posizioni senza minimante ascoltare e limitandosi a sentire la controparte. Nelle interviste manca del tutto il contradditorio. Il giornalista non pone domande scomode, non mette sotto pressione l’intervistato o lo attacca per una propria presa di posizione politica andando a frustrare l’intento informativo e presentando l’intervistato come un perseguitato. Gli organi di informazione dovrebbero educare il cittadino, non inseguirlo nella passione del momento. L’informazione deve essere oggi ripensata a partire dal mondo dei social network, abbandonando il sistema devastante del click baiting e puntando sull’offerta di una informazione non eccessivamente polarizzata e soprattutto varia e completa. Puntare a molteplici punti di vista invece che ricercare quello più oggettivo.

E’ necessario oggi prendere consapevolezza dell’importanza dell’informazione per la democrazia. La sfiducia nei confronti della politica insieme alla sensazione di distanza nei confronti delle decisioni prese da parte delle elitè politiche italiane ed europee, fa disinteressare il cittadino dalla gestione della “cosa pubblica” portando al calo dell’affluenza alle urne e genera il terreno perfetto per la proliferazione di populismi e demagogie che propongono soluzioni semplici e predigerite, assolutamente inadatte a gestire le situazioni complesse in cui ci troviamo a vivere e che puntano al solo ottenimento di potere politico.

Un’informazione libera, plurale e indipendente non è solo frutto delle libertà concesse dalla nostra Costituzione ma è necessaria alla sopravvivenza della Costituzione stessa. E’ necessario oggi che sia i politici sia gli stessi giornalisti comprendano il ruolo chiave che ha il giornalismo per la democrazia del nostro paese e che si agisca di conseguenza. Se la stampa non è libera, siamo noi i primi prigionieri.