Girare in ciabatte per non disturbare il degrado

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TRENTO. La questione è sempre la stessa: Trento, la vita notturna, il degrado, le ordinanze. Periodicamente se ne parla, ma forse in termini sbagliati. Ovviamente per noi universitari il problema è molto sentito, e ciò rischia di far apparire la disputa, ogni volta che se ne discute, come una battaglia fra gli studenti ed una città asfittica, morta ed incapace di ascoltare chi vive la città. Il problema di Trento però non sono gli studenti, la maggior parte dei quali passerà in città solamente pochi anni della propria formazione, ma bensì un’incapacità cronica di capire i vantaggi di avere una città meno silenziosa e asfissiante, e come ciò stia limitando la crescita di una città vista a livello nazionale come un’oasi felice. Queste non sono considerazioni o punti di vista, ma fatti che sempre più spesso riempiono le cronache locali, e che se opportunamente collegati forniscono una situazione allarmante.


Gli ultimi avvenimenti che lanciano segnali preoccupanti per la sicurezza e la vivibilità di Trento sono il rischio di chiusura del Café de la Paix e la maxi rissa avvenuta domenica 12 in pieno centro. A prima vista il primo può essere un problema di decibel ed il secondo una mala gestione del problema immigrazione, ma è innegabile che a volte sia utile unire i puntini e accorgersi di come i problemi siano collegati. Collegati in termini di riappropriazione degli spazi, di cultura del divertimento, di controllo e ipocrisie. Il Café de la Paix, non è il primo locale ad avere difficoltà burocratiche, problemi con cittadini o con l’amministrazione (basta citare i problemi del Bicigrill, i festival sul Doss, etc.), ed ad ogni occasione il muro di chiusura verso chi con impegno cerca di portare aventi un idea di divertimento sano e condivisone degli spazi cittadini pare sempre più inamovibile. Riportiamo quindi i passaggi più significativi della lettera aperta del Cafè de la Paix, un appello pieno di amare riflessioni sulle difficoltà di portare avanti un serio progetto in un ambiente poco improntato al cambiamento, come Trento si sta dimostrando:

Le parole che scrivo sono frutto di una lunga riflessione alla luce di quello che sta tutt’ora accadendo nel nostro locale. Il nostro locale, proprio quello che voleva essere un locale per la Città.

Per Il locale in cui abbiamo tentato in ogni modo di produrre “bellezza” e non solo divertimento, affinché non fosse uno di quei luoghi dove vai a far casino per sfogare in due ore le frustrazioni accumulate in una settimana grigia.

Non va bene per quel locale nato dal progetto della provincia e del forum della pace ma ostacolato fin dalla sua nascita, quello dove si rendono manifeste le ipocrisie e le schizofrenie di una Città che guarda con sospetto alla letteratura e alla musica ma si propone come città della Cultura, facendo finta di ignorare il fatto che il presidio più efficace per la sicurezza è quello posto in essere dai cittadini stessi; perché in una città vuota è facile andare in giro a bucare in maniera seriale le ruote di 50 macchine e restare pressoché indisturbati.

Non tanto bene per una città dove sembra che il sogno più ambito sia quello di andare a dormire presto e svegliarsi in un giardino fiorito con i nani colorati e gli uccellini che cantano, il tutto offerto dalla provincia che evidentemente produce denaro dal nulla, dato che molte attività commerciali e imprenditoriali soffocano e muoiono sotto il peso di mille divieti selettivi.

Male invece per il progetto del Forum per la Pace che si infrange nell’indifferenza generale e nell’assenza della Politica che a parte alcuni proclami non riesce a guidare quella che a mio parere è divenuta una macchina burocratica fuori controllo, autoreferenziale, una struttura il cui scopo principale è quello di autotutelarsi ignorando, a volte dando la sensazione di autocompiacersene, gli effetti che determinate scelte producono sul tessuto sociale.

Male per tutti gli imprenditori di questa città che lottano, alcuni fortunatamente con successo ma molti altri meno, contro una repulsione mal celata verso tutto ciò che è sviluppo e libera iniziativa. Preso atto di questo, il Cafè de la Paix valuta la possibilità di sollevare le tende e lancia un appello ad altre realtà: Rovereto, Pergine, Bolzano (per dirne solo alcune), forse a qualcuno in questa regione interessa averci tra i piedi.

Se così non fosse, noi sentiamo di aver comunque dato tutto per contribuire alla Vita di questo luogo e non solo alla sua vivibilità, ci siamo battuti fino in fondo contro il grigiore, contro le strade vuote, contro il freddo dell’anima … forse a pochi importa…perché il degrado è silenzioso, non si vede, non disturba


Domenica 12 invece il degrado è stato meno silenzioso del solito: una maxi rissa è scoppiata in pieno centro, da Piazza Dante a Via Prepositura, dove una quarantina di africani hanno dato vita a inseguimenti, minacce e risse per le vie cittadine. L’episodio sembra partito da un furto, non è chiaro se di denaro o di una bici, è poi degenerato in scontri in cui sono stati divelti pali, cestini, tombini e usati come armi per colpire l’altra fazione coinvolta nella rissa. E’ chiaro che i pericoli maggiori vengono da quelle zone più abbandonate dalla vita cittadina, dove il degrado può avere terreno fertile per mancanza di alternative o proposte sane. E proprio in quest’ottica pare assurdo il contrapporsi invece a chi le opere di riqualificazione le fa tramite musica, cibo, socialità e rispetto delle regole.

Altri spunti di riflessione possono poi giungere dalle ordinanze anti-degrado (ne avevamo parlato qui: http://www.luniversitario.it/2016/06/06/i-limiti-dellordinanza-contro-gli-alcolici-in-santa-maria-maggiore/), o dal fatto che tante attività si stiano lamentando per i troppi limiti posti anche in occasioni in cui la città si dovrebbe aprire per attirare quante più persone possibili. E’ il caso della Magica Notte, o Notte Bianca, dove sono già state imposte misure molto limitanti per quanto riguarda la musica all’esterno dei locali (http://www.ladige.it/news/cronaca/2016/06/11/magica-notte-niente-musica-piazza-decisione-comune-alcune-vie).

Finché quindi non si capirà l’innegabile correlazione tra socialità e sicurezza e tra abbandono e degrado, la serenità di chi vuole vivere la città in modo sano e piacevole sarà sempre messa in pericolo da un ambiente asfissiante e privo di alternative, poiché una città più silenziosa e vuota è una città meno sicura.

One Comments

  • Antonio Rossi 21 / 06 / 2016

    “ma bensì” non si può proprio leggere: è degrado (della grammatica italiana) anche questo.

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