Il racconto del terremoto, un pendolo fra vita e morte

, Italia

TRENTO. C’è un infinito bisogno di buone storie, quando la terra crolla sotto i piedi e ovunque è morte e distruzione. Il terremoto del centro Italia ha squarciato la notte del 24 agosto, alle 3.36, quando le rotative dei giornali erano ormai ferme. Da lì sono iniziate le dirette insistenti, gli aggiornamenti online, il conteggio dei morti che dalle decine è passato alle centinaia.

Praticamente a 24 ore dal sisma, quando i giornali sono tornati nelle edicole, il racconto della cronaca era ormai noto a tutti. Eppure non poteva la stampa esimersi dal suo compito di raccontare quanto accaduto: la ricerca delle pietose storie nel cuore di un’Italia, scossa (in tutti i sensi) dal terremoto.

Il Corriere del 26 agosto 2016

Dopo 48 ore, la mattina del 26 agosto, esaurita la pura cronaca, i giornali avevano un bivio che potevano percorrere. Lo ha spiegato molto bene Mario Sechi, nella sua quotidiana newsletter per Il Foglio. Il tempo del post terremoto è scandito da un pendolo (la definizione è sua), che oscilla fra i morti ed i salvati. Le storie di chi non ce l’ha fatta, e di chi invece – estratto vivo dalle macerie – potrà un giorno immaginarsi un futuro.

Il bivio, appunto. Scegliere quale punto di vista di una stessa storia mettere in evidenza: talvolta il lavoro nelle redazioni dei giornali parte proprio da questo. Così il Corriere, il 26 agosto, apriva il giornale con il titolo: “In 215 salvati dalle macerie“, lasciando nel sommario l’indicazione (provvisoria) dei 250 morti. Così il Messaggero: “L’impresa dei soccorsi: in 215 salvati”. C’è un infinito bisogno di buone storie, quando la terra crolla sotto i piedi e ovunque è morte e distruzione.

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All’alba del 24 agosto, quando la parte d’Italia non colpita dal terremoto si svegliava accendendo tv ed internet, Alessandro Dalvit era già pronto a partire. Trentino, o meglio cembrano: vissuto in una valle sulle colline a nord del capoluogo, famosa per il vino, i paesaggi ed il porfido. Dalvit dal 2003 fa parte della

Alessandro Dalvit

Alessandro Dalvit

Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe” di Trento.

Ed è lui l’espressione migliore di quel pendolo che oscilla fra vita e morte. Nelle prime ore, con il suo cane Muttley è sceso nel centro dell’Italia (prima tappa: Accumoli) per cercare di salvare le vite. Ha scavato nelle macerie e troppi sono i morti che vi ha trovato. È stato lui a rinvenire la più giovane vittima, che aveva solo 8 mesi. «Quanto meno abbiamo ridato i corpi alle loro famiglie», ha detto al termine della prima orrenda giornata a Elisabetta Povoledo, corrispondente del New York Times.

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La scuola Capranica di Amatrice era stata costruita con criteri antisismici. Doveva resistere, invece è in parte crollata. Il progettista ha spiegato a Repubblica che l’intervento era stato in realtà per il «miglioramento antisismico, non l’adeguamento». Dettagli per lui sostanziali, ma che non cambiano il fatto che sotto quella scuola – se il pendolo del tempo avesse oscillato in maniera diversa – potevano finirci decine di ragazzini. Sarebbe stata un’altra strage.

La scuola di Amatrice

La scuola di Amatrice

Sarà la Provincia di Trento ora a finanziare, per una nuova scuola almeno temporanea, ventidue aule modulari, che saranno portate ad Amatrice, montate l’una accanto all’altra su una platea di calcestruzzo. L’intero edificio, che avrà una superficie di circa 600 metri quadrati di copertura, sarà dotato di impianto di riscaldamento e di raffrescamento, nonché di quattro bagni (di cui due per disabili). A completamento dell’opera sarà realizzata una copertura con struttura in legno al fine di renderla più armoniosa e quindi meno impattante, a livello psicologico, per i ragazzi.

Un atto che al di là del tutto ha un forte valore simbolico. Quello della vita che riprende, che deve riprendere, per vincere sulla morte, nonostante tutto.

Daniele Erler

Giornalista praticante all'Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino (www.ilducato.it), collaboratore quotidiano Trentino dal 2012, stage in redazione a la Stampa, direttore de L'Universitario dal 2016, laureato in Storia all'Università di Trento // Twitter: @daniele_erler

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