Don Chisciotte e il webete

TRENTO. “The Newsroom”, una (troppo breve) serie televisiva di HBO, gli stessi produttori de “Il Trono di Spade”, parlava di un conduttore di telegiornali in declino che decide di ribaltare il tavolo da gioco, di lottare per riscriverne le regole. Per farlo, adotta una posizione donchisciottesca ed intraprende una campagna civilizzatrice per riportare nel mondo un po’ di verità, un po’ di giornalismo, di quel potere sociale che, in tanti nella storia, individuavano come lo strumento in più, per il popolo, di esercitare i propri diritti e di vederli garantiti.

Non penso che Enrico Mentana, il direttore del TgLa7 che in questi giorni si sta lanciando in una serie di invettive “civilizzatrici”, avesse avuto in mente quella storia. Tuttavia, a ben vedere, sembra quasi che stia provando a fare un po’ questo. Il suo é un gesto di sfida verso gli webeti, gli odiatori professionali, gli opinionisti violenti e nocivi che appestano la rete con idiozie, falsità e cattiverie. Tenta, con invettive pungenti, di riportare, un pezzetto alla volta, un po’ di buon senso nel ventre di questa bestia impazzita, di questo superconduttore di informazioni che è il web.

E il fatto che se ne parli, non deve limitarsi ad essere una nota di costume di fine estate: urge affrontare la crisi dell’informazione che si respira sfogliando giornali che parlano di poco o niente, cliccando su pagine web colme di informazioni inutili, o idiote, o prive di spirito critico. L’informazione, quella vera, é la spada con cui noi, i cittadini, possiamo contrastare tutte le storture del nostro presente. Non è sufficiente garantire un pluralismo di facciata, né avere (tele)giornali che accumulino dentro di sé notizie sconclusionate, dalla politica al costume, dalla cronaca all’ultima moda tecnologica.

Quello che ci serve è informazione realizzata da un’élite che decida di porsi alla testa di una rivoluzione nel modo di percepire il mondo, andando al di là del consueto indottrinamento su quale sia la cosa giusta da pensare. Infatti, è preferibile (e di molto) consegnare a noi, alla nostra intelligenza, gli strumenti per capire i fatti e formulare pensieri capaci di reggersi in piedi da soli. Certo è rischioso: lo è perché l’idea che potrebbe sorgerci potrebbe essere diversa da quella oggi dominante, lo è perché potrebbe essere la medesima, lo è perché potremmo non essere in grado di sopportare il peso del “dover decidere”. Poco importa, però: la possibilità della scelta, la possibilità di gestire autonomamente le proprie idee, vale molto di più della sicurezza (o presunta tale) di questa informazione ovattata.

Enrico Mentana ha compiuto un gesto, eclatante, divertente e, per certi versi, carico di speranza. Tuttavia non basta. Non può e non deve bastare: serve una totale rifondazione del sistema-informazione in Italia, in modo da garantire quella potenzialità critica perduta che non si spinga sempre e necessariamente al limite estremo, quello in cui talvolta si confonde con la satira. Perché, alla fine, quel tipo di informazione, che libera, è vera, è allo stesso tempo incapace di fornire veri strumenti, dati ed opportunità di critica autonoma.

Sempre in The Newsroom, la produttrice del notiziario indica le tre regole che consentono di dare notizie in modo costruttivo:

  1. Questa è l’informazione che ci servirà dentro la cabina elettorale?
  2. Questa è una discussione presentata nel miglior modo possibile?
  3. Questo è un argomento inserito in un contesto storico?

Ok, queste tre regole forse sono un po’ utopiche ma questo, o qualcosa di molto simile, é quello che ci serve: non una serie televisiva geniale ma che ci mostra quella realtà come se fosse un fantasy, con le stesse probabilità di realizzarsi di quante ne abbia ciascuno di noi di volare via in groppa ad un enorme drago verde. Quello che ci serve è il coraggio di un gruppo di persone folli ed illuminate che decida di riportare un poco alla volta la verità nel mondo, così come Don Chisciotte ha riportato la cavalleria in un mondo di vili e di bugiardi.

Certo, la fine di quel personaggio può apparire inevitabile o spaventosa: ma non è detto che debba rivelarsi coincidente alla realtà. Dopotutto era comunque un’allegoria.

Emanuele Pastorino

Studente di Giurisprudenza e membro dell'associazione Ali Aperte. Vivo a Trento, orgogliosamente come immigrato, da un po' di tempo.

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