Agire sul DNA equivale a riscrivere l’umanità?

TRENTO. Giovedì 29 settembre si è svolta al MUSE di Trento una conferenza che si proponeva di chiarire alcuni aspetti fondamentali sia sull’importanza dei rischi del progresso scientifico, che sembra stia scivolando su un piano inclinato, accelerando, apparentemente senza limiti e confini, sia sull’importanza dello stesso, indispensabile per (in)seguire la naturale e irrefrenabile sete di conoscenza, intrinseca alla specie umana.

L’evento s’inseriva all’interno della European Bio-Tech Week e ha visto la partecipazione di alcuni professionisti sia del panorama scientifico che giuridico e mediatico, in modo da offrire una visione d’insieme di un fenomeno scientifico che si propone come invasivo di numerosi aspetti della quotidianità, sociale e privata, il così detto, CRISPR (Clustered regurarly interspaced short palindromic repeats). Sono intervenuti infatti, Francesco Cambuli, un ricercatore CIBIO dell’Università degli Studi di Trento, Elisa Garulli, presidentessa di Open Wet Lab, Marta Tomasi, giurista esperta di biodiritto e Giancarlo Sturloni, comunicatore scientifico. La conferenza è stata condotta e regolata dal MUSE, più precisamente da Lucia Martinelli e Patrizia Famà.

Il tema si è sviluppato intorno all’idea generale di CRISPR, che sarebbe la possibilità offerta all’ingegneria genetica di intervenire nella regolazione genica di numerose specie, aggiungendo, rimuovendo o addirittura cambiando la sequenza di geni specifici. Questo sarebbe possibile portando la proteina Cas9 e gli appropriati RNA guida (gRNA) nelle cellule. In sintesi è stato scoperto un procedimento grazie al quale è possibile tagliare il genoma di alcuni organismi in modo estremamente preciso, quindi in qualsiasi punto, con un’elevata percentuale di precisione e tecniche semplici e relativamente economiche. Inoltre sarebbe anche possibile creare dei fattori di trascrizione programmabili che permetterebbero di attivare o silenziare geni specifici.

Insomma, CRISPR si apre a infinite applicazioni sia all’interno della genetica umana che animale e quindi alimentare e agricola e questo comporta il sorgere di numerose domande di tipo etico. Fino a che punto è “giusto” agire all’interno del DNA umano (o animale)? Dove si traccia il confine di ciò che è eticamente corretto, o accettabile? Ma soprattutto si è cercato di offrire degli spunti su una domanda specifica che ha anche dato il nome alla conferenza stessa, agire sul DNA equivale a riscrivere (o pretendere di riscrivere) l’umanità?

Se ci fosse una risposta univoca, universale o anche semplicemente corretta, probabilmente eventi come quello organizzato dal MUSE non avrebbero ragion d’essere. Inevitabile è stato il confronto tra i sostenitori della libertà fondamentale della scienza e i sospettosi, tutti coloro che vorrebbero, forse, qualche controllo in più, una garanzia unica e universale prima che sia effettivamente permesso al progresso tecnico di proseguire a qualsiasi velocità e attraverso qualsiasi strada verso un utopico sapere assoluto, e cioè che lo spettro della storia venga metabolizzato a tal punto da non sconvolgere più sogni, speranze e volontà di chi nella scienza e nella tecnica riesce a vedere uno spiraglio di salvezza, una luce che sia il sole del mezzogiorno, senza ombre.

L’incontro è riuscito a sottolineare l’importanza del progresso tecnico per la cura di patologie gravi e per cui il suo aiuto fondamentali nell’alleviare sia il dolore fisico che psicologico che le suddette malattie possono ed effettivamente creano all’interno sia dei pazienti che di tutti coloro che inevitabilmente soffrono alla sola visione di una vita cui filo sta per essere tagliato dalle Moire.

Tuttavia sono innegabili gli aspetti negativi e le possibili applicazioni ambigue che potrebbero essere prodotte non solo da CRISPR ma anche dagli innumerevoli progetti e ricerche che iniziano a fluttuare nel cloud del panorama scientifico internazionale. Sono necessari giornalisti competenti nelle materie tecnico-scientifiche, in modo che la comunicazione sia il più possibile informata e consapevole.

Nonostante i mille dubbi e interrogativi che seguono non solo le scoperte ma la comunicazione delle stesse, bisogna anche porsi il problema di chi decida cosa sia “giusto”, o meglio, lecito, e cosa “sbagliato”, o meglio, illegittimo. Entrare quindi nell’universo giuridico.

Troppo spesso gli esperti di diritto non s’intendono di scienza e il rischio di scrivere norme giuridiche condite di un lessico inadeguato si trasforma in certezza, producendo degli aborti normativi che vengono corretti solo nel momento in cui i danni sono fatti, alla disperata ricerca della limitazione dei danni.

L’azione sul DNA non comporterebbe la riscrizione dell’umanità per i due scienziati invitati, e neppure per la giurista, nonostante i limiti del diritto stesso, mentre lo sarebbe per un giornalista che non può e non vuole distogliere la sua attenzione dagli innegabili pericoli di una conoscenza troppo approfondita e pericolosa della tecnica, scientifica o medica che sia.

Mentre cerchiamo di computare il tempo che ci resta prima che la nostra vita e il nostro DNA vengano sconvolti, nel bene e nel male, da nuove terapie e scoperte, veniamo travolti da briciole di conoscenza, avanzate da banchetti forse più ricchi di quanto possiamo immaginare o comprendere e ci sfamiamo di informazioni scelte per noi da altri o siamo semplicemente imboccati da una passione fisiologica, una spinta naturale di curiosità chiamata scienza?

Carlotta Maria Capizzi

Diplomata al liceo delle scienze umane di Chiavenna (SO) nel 2015. Ho frequentato un anno di superiori a Greeley, Colorado, alla Northridge High School. Ho lavorato come organizzatrice di eventi per il Consorzio turistico di Madesimo. Attualmente studio giurisprudenza all'Università degli studi di Trento.

More Posts