«Ecco perché ho partecipato alla protesta contro il governo polacco»

, Esteri

Ho conosciuto Elwira, una ragazza polacca di 24 anni, durante il mio programma Erasmus. Col tempo siamo diventate amiche, abbiamo condiviso discorsi seri e meno seri davanti ad ottime birre tedesche. Nei giorni passati, Elwira ha partecipato a Varsavia alle proteste contro il governo e la sua proposta di

Elvira Wilczek

Elwira Wilczek

legge anti-aborto. Tale disegno di legge avrebbe limitato l’aborto solo in caso in cui la vita della madre è gravemente messa in pericolo. Vien da sé che l’aborto non è contemplato né in casi di stupro, men che meno come un diritto garantito a tutte le donne polacche. Pena della trasgressione: la prigione. Dopo le proteste, il governo ha fatto un passo indietro. Ma la popolazione non è in rivolta solo per quest’ennesima legge vergognosa. Di qui l’intervista ad Elwira.


La rabbia contro il tuo governo sta crescendo giorno dopo giorno. Puoi spiegarla nel dettaglio?

Direi che è una rabbia normale: fin tanto che loro (il governo) continueranno incessantemente a cambiare le nostre leggi per soddisfare i loro bisogni noi diremo no, specialmente per quelle leggi che influenzano quotidianamente le nostre vite. Dovete sapere che questa nuova legge anti-aborto non è esattamente frutto del governo. In Polonia anche i cittadini possono proporre leggi, se riescono a raccogliere centomila firme a favore. Quindi, questa legge è un progetto di alcuni cittadini, ma per diventare tale deve essere approvata dal Parlamento, cosa che esso ha fatto. Fortunatamente, il nostro Parlamento consiste di due Camere e solo una Camera ha approvato tale proposta integralmente. Il giorno della protesta, il testo è stato discusso nella seconda Camera, che ha apportato delle modifiche, rendendo tale legge meno severa. Sta al presidente, che è membro del partito di maggioranza, accettare o meno tale legge. Capite bene il nostro panico. Questa legge, anche se modificata, rimane una delle più severe a livello internazionale in merito all’aborto. Sembra il Medioevo!


Chi ha organizzato le proteste di sabato?

Sabato la protesta è stata organizzata da un’associazione chiamata Inicjatywa Polska (Iniziativa Polacca). La leader è Barbara Nowacka. Nome della dimostrazione è stato: ‘Żarty się skończyły’ (gli scherzi sono finiti). Tale nome vuole esprimere il dissenso dei polacchi verso l’attuale situazione politica, che trova ridicola.


Parlami di lunedì.

Il Black Monday! si è trattato di uno sciopero nazionale composto da: dimostrazioni (la più grande è stata a Varsavia a livello nazionale, ma anche i polacchi residenti a Bruxelles, Londra, Berlino hanno protestato, supportati dalla gente locale), picchetti, discussioni e info-points. L’evento è stato organizzato da un collettivo chiamato Ogólnopolski Strajk Kobiet (Nationwide Women Strike).  L’idea di tale sciopero ha preso spunto dallo sciopero delle donne islandesi, avvenuto 41 anni fa. Abbiamo saltato le lezioni, non siamo andati a lavoro, chiuso i negozi per prendere parte alla protesta nelle varie città. All’università, i professori ci hanno aiutati, cancellando lezioni o seminari, o non controllando la lista dei presenti, se si trattava di lezioni a frequenza obbligatoria. Tutti i manifestanti hanno indossato abiti neri, per dimostrare che noi quel lunedì eravamo a lutto. Molti uomini sono scesi in piazza con noi o ci hanno supportato in altre maniere. Un esempio: il direttore di un teatro ha detto alle cassiere di scendere in piazza a protestare e lui si è messo a vendere i biglietti al loro posto! Lunedì ho potuto respirare un clima di unità con i miei altri concittadini. Nonostante il tempo sia stato inclemente (una pioggia incessante), non abbiamo smesso di manifestare. Per me è stato toccante vedere nonni e nonne scendere in piazza per difendere i diritti delle loro nipoti.


Quali sono stati gli slogan più usati?

Ricordo: “La rivoluzione è donna”, “La Democrazia è donna”, “Niente su di noi, senza di noi”, “My body, my decision”. Uno dei più popolari sui cartelli è stato “No woman, no kraj”. Il riferimento è alla celebre canzone di Bob Marley, ma in polacco “Kraj” significa “nazione”. Ho letto un altro che diceva “Girls just want to have FUNdamental rights” e un altro su cui c’era scritto “PIS off”. Si tratta di un gioco di parole, poiché PIS è l’acronimo del partito di maggioranza “Prawo i Sprawiedliwość” (Right and Justice).


Nonostante il governo sembra aver fatto marcia indietro su questa legge anti-aborto, si ha la sensazione che esso stia prendendo una preoccupante deriva autoritaria. Puoi confermare?

Purtroppo confermo. Stanno cercando di indottrinare le persone attraverso soprattutto i mass media. Il capo della tv pubblica è un membro del PIS, Jacek Kurski. Dopo la sua elezione, molti giornalisti vicini all’opposizione sono stati licenziati. Non si tratta più di tv pubblica, ma di tv di partito. Per esempio, lunedì la prima notizia data dai canali pubblici non è stato il nostro sciopero generale, ma un presunto legame tra il governo precedente e alcuni giudici. In più, hanno fatto apparire noi manifestanti come dei bambini che si inventano storie e che necessitano di essere educati. Questa deriva del governo mi preoccupa, mi sembra di essere ritornati ai tempi del comunismo e per questo va fermato. Ecco perché ritorneremo di nuovo in piazza il 23, a Varsavia, perché il governo deve sapere che noi lotteremo per i nostri diritti e la nostra democrazia.

Giulia Masciavè

Studentessa all'ultimo anno di Studi Internazionali. Amante della lettura e della musica, nostalgica per passione.

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