Elezioni Usa: quello che è successo negli ultimi giorni e cosa può accadere ora

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Questa campagna elettorale è stata descritta da molti come la più sporca e vergognosa nella storia delle elezioni presidenziali americane. Attacchi da parte di entrambi gli schieramenti non si sono risparmiati né durante le primarie, né poi durante lo scontro fra Donald Trump e Hillary Clinton. Siamo però arrivati al capolinea, in quanto domani, 8 novembre, gli Stati Uniti andranno al voto e decideranno chi diventerà il nuovo Presidente. Hillary Clinton conservava fino alla scorsa settimana un ampio margine nei sondaggi, maturato da inizio agosto, ovvero da dopo le Convention dei partiti. Poi la sua corsa alla Casa Bianca è stata travolta da un altro email-gate che inevitabilmente ha galvanizzato Trump, tanto che qualcuno ha parlato di sorpasso del candidato repubblicano. In realtà in questo momento i sondaggi danno la Clinton avanti di circa tre punti percentuali, anche se la sua vittoria non è assolutamente certa. Di seguito alcune notizie ed eventi che hanno caratterizzato gli ultimi giorni di campagna elettorale e come questi potrebbero aver modificato le carte in gioco.

Lo scandalo delle email di Hillary Clinton

Hillary Clinton non è, né è mai stata dichiarata, colpevole di alcun crimine collegato al fatto che durante il periodo da Segretario di Stato abbia usato un account email personale per email di lavoro. La Clinton era già stata dichiarata innocente a luglio, dopo che l’FBI aveva chiuso l’indagine sulle sue email con nulla di penalmente rilevante in mano. La settimana scorsa però il direttore dell’FBI James Comey aveva dichiarato che era stata riaperta un indagine sulle email della Clinton. Infatti l’FBI, indagando su dei messaggi a sfondo erotico che l’ex deputato Anthony Weiner, marito di una storica collaboratrice della Clinton, aveva mandato ad una quindicenne, aveva trovato sul suo computer alcune email della Clinton. In realtà domenica lo stesso direttore dell’FBI ha ammesso che quelle email erano copie di quelle già controllate e che quindi Hillary Clinton non poteva essere accusata di nulla. Nel frattempo però, ancora una volta, tutto il dibattito si era di nuovo spostato sullo scandalo mail della Clinton, argomento che, nonostante la sua infondatezza, ha dominato la campagna molto più di qualsiasi discorso sulle politiche che i candidati vogliono attuare. Molti hanno descritto le accuse dell’FBI come un attacco politico, tanto che lo stesso Obama è intervenuto duramente, affermando, nei confronti dell’FBI e del suo direttore che “noi non operiamo sulla base di teorie. Noi non operiamo sulla base di informazioni incomplete. Noi non operiamo sulla base di soffiate. Noi operiamo basandoci su decisioni concrete, quando vengono prese”. Tutto questo polverone potrebbe essere stato la causa dell’avanzata improvvisa di Trump nei sondaggi, anche se appunto molti pensano che questo improvviso balzo sia stato solo temporaneo.

La rimonta di Trump e l’affidabilità dei sondaggi

La settimana scorsa la stampa di tutto il mondo aveva iniziato a titolare sull’avvenuto sorpasso di Donald Trump nei confronti della Clinton. In realtà le cose non stavano proprio così, in quanto gli stessi articoli omettevano di dire che dei sondaggi usciti quel giorno ce ne era solo uno che vedeva Trump in vantaggio. Come ha scritto il Washington Post è fuorviante credere cecamente ad un unico sondaggio, quando negli ultimi giorni di una campagna ne vengono pubblicati diversi quasi quotidianamente. E’ sicuramente più veritiero fare una media dei principali sondaggi, molti poi sono ottenuti con metodi diversi, e analizzare il loro andamento nel tempo. I dati in questo momento dicono che Hillary Clinton è avanti di 2-3 punti percentuali. I sondaggi possono sempre sbagliare, anche se da diverso tempo quelli sulle elezioni americane sono piuttosto accurati, ed infatti l’ipotesi di alcuni è che ci possa essere un ribaltamento se i sondaggi sono stati incapaci di catturare quegli elettori che hanno nascosto di votare Trump.

Cosa deve accadere perché la Clinton vinca

Hillary Clinton, come, detto rimane la favorita e per vincere deve conquistare 270 voti. La vittoria fra lei e Trump si deciderà in alcuni stati chiave, dove la democratica è attualmente in vantaggio, ma che non può dire di avere già conquistato. Questi stati chiave sono Virginia, Colorado, Wisconsin, Michigan, Pennsylvania e New Hampshire, dove se dovesse vincere diverrebbe Presidente. Se dovesse perdere uno o più di questi stati sarebbero decisivi Nevada, North Carolina e Florida, dove però negli ultimi due è in vantaggio Trump. Analisi più approfondite di tutti gli scenari possibili si possono trovare in questi articoli di Vox.com e Il Post.

Due colpi di scena accaduti ai comizi di Trump e Obama

Negli ultimi giorni hanno avuto molta eco mediatica due avvenimenti che hanno avuto come protagonisti Trump e Obama. Durante un comizio a Reno, in Nevada, Donald Trump è stato trascinato via dal palco dagli uomini dei servizi segreti, dopo che si era diffuso l’allarme che un uomo armato pronto a sparare fosse presente fra la folla. Come si vede da numerosi video, come questo, ad un certo punto la folla comincia a rumoreggiare per la presenza di un contestatore e qualcuno comincia ad urlare che l’uomo ha un arma. In realtà il contestatore era “armato” solamente di un cartello e dopo essere stato fermato per accertamenti è stato rilasciato. Dopo che le acque si erano calmate Trump è tornato sul palco con la sua solita sbruffoneria, affermando che “nessuno ha detto che sarebbe stato facile, ma riusciranno a fermarci”. Obama invece si trovava a Fayetteville, in North Carolina, per tenere un discorso in supporto di Hillary Clinton. Ad un certo punto la folla ha iniziato a rumoreggiare contro un sostenitore di Trump. Obama molto elegantemente ha chiesto a gran voce ai suoi sostenitori di calmarsi e fare silenzio, sostenendo che “abbiamo semplicemente un signore che sostiene il suo candidato” e che “viviamo in un paese dove ognuno ha libertà di parola”, chiudendo poi dicendo che “non fate buu, votate!”. (Video qui)

Le domande davvero importanti

Come afferma un articolo di RealClearPolitics questa campagna elettorale si è caratterizzata per concentrarsi, nella sua quasi interezza, su domande che riguardavano personalmente i due candidati (Trump è uno sporco sessista? Ha davvero evaso le tasse per anni? Hillary Clinton è colpevole per lo scandalo mail?). Domande certamente rilevanti nel comprendere i due personaggi, ma che contemporaneamente hanno posto in secondo piano delle tematiche destinate a cambiare l’intera politica statunitense. David Shribman le riassume in sei importanti domande, a cui non è però così facile trovare risposta: Is the Republican Party, since 1909 the party of the Establishment, going to relinquish that role and banish its own party establishment? Will the Democrats, since 1932 the party of the poor and striving, take on the tint of the elitist party, its power centers being gentrified urban areas and college towns? Will the Republicans, within the lifetimes of many voters the party of social rest, emerge as the party of cultural unrest? Will the Democrats, in recent years the party of insurgency, retreat into a new, sleepy life as the party of the status quo? Will the Republicans keep the support of blue-collar voters that their leaders spent decades fighting in labor battles but whom Donald J. Trump attracted into their column in 2016? Will the Democrats embrace the nostrums of Sens. Bernie Sanders of Vermont and Elizabeth Warren of Massachusetts and surge leftward?

Se volete saperne di più su come funziona l’elezione del Presidente degli Stati Uniti, chi sono i Grandi Elettori e quali sono tutti gli scenari possibili, qui trovate un esaustivo articolo de Il Post. Per avere invece una panoramica della distribuzione dei voti in tutti gli Stati, percentuali, mappe, andamento degli ultimi mesi e previsioni il sito di riferimento è FiveThirtyEight.