Oltre la superficie. Uno sguardo critico in occasione dell’inaugurazione della “Buc”

, Università

 

 

Un articolo di opinione intriso di suggestioni personali, opinabili o condivisibili,  che cerca di “andare oltre la superficie” in occasione dell’inaugurazione della Nuova Biblioteca Centrale di Ateneo disegnata da Renzo Piano e voluta dalla Provincia Autonoma di Trento e dall’Università. 

Trento, 19 novembre 2016

Guardo, dall’alto della seconda balconata delle scale della Nuova Biblioteca “Buc” nel giorno della sua inaugurazione, ciò che sta accadendo al piano terra e fuori dalla porta d’accesso. Ho indosso la maglietta dell’università e porto al collo il cartellino con su scritto “staff”, si sono una studentessa “150 ore” in servizio.

I discorsi tenutisi in una sala della biblioteca, il cui accesso era consentito solo agli accreditati, mentre tutto il resto dei presenti era stato invitato ad esistere dall’alto dei piani superiori affacciandosi verso il basso, si sono conclusi. Vedo il fervore per l’apertura del buffet, uno dei buffet, appunto, perché quello al piano terra è a libero accesso mentre l’altro, al piano inferiore (ben visibile a tutti), riservato agli accreditati. Rimango immobile a pensare a quanto contrastino questi due scenari interni tra loro e, quanto sia ancora più marcata l’opposizione con quello che scorgo dalle vetrate al di fuori della biblioteca. All’esterno appunto ci sono i ragazzi del Collettivo Universitario Refresh che, dopo aver tentato di prendere parola all’interno della “Buc” durante gli interventi delle autorità, rivendicando il diritto di contestazione, sono stati forzatamente fatti uscire dalle forze dell’ordine impedendo loro, poi, di rientrare. “I vostri sprechi tagliano le borse di studio” recita lo striscione che il collettivo ha tenuto steso all’entrata della biblioteca, sotto la pioggia, per più di un’ ora e con di fronte una schiera di poliziotti e carabinieri.

Continuo a guardare tutto ciò che accade, il buffet al piano terra sta per terminare mentre quello al piano -1 continua ancora, il Collettivo piega lo striscione e spegne il megafono. “La nuova biblioteca è un’investimento in democrazia” ha dichiarato il Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, ma o a me sfugge il significato di democrazia o forse “democrazia” è stata solo una preziosa parola da far seguire a quella “investimento”. I contrasti sembrano sedati, si respira un’aria più rilassata nella biblioteca, rimangono nell’edificio solo le autorità che brindano con calici di vino Ferrari e continuano le loro discussioni. Io, però,  non mi sento sollevata per niente. Alle volte si dice che sia preferibile non sapere per vivere meglio ecco forse questa è appunto una di quelle volte. Decido di fare un giro per la biblioteca, penso che ci verrò a studiare qui, che è davvero bella, che ha degli spazi molto ampi e che mi affascina l’idea di poter, dopo una giornata di studio, andare a distendermi al parco che si trova proprio dietro alla “Buc”. Guardo gli scaffali e rifletto su quanto sia stimolante studiare circondata dai libri, mi lascio ammaliare dai colori e dalle linee della struttura, dal materiale utilizzato per tavoli e scaffali. Mi siedo su una sedia e noto quanto sia comoda, mi immagino a leggere su una delle postazioni studio ma poi i miei pensieri tornano a diventare chiaroscuri.

Mi passano a fianco degli studenti anche loro impressionati dalla maestosità dell’architettura ma vedo nei loro occhi la mia stessa perplessità.  La nuova biblioteca, complesso costruito con l’intento di essere una sala Congressi Polifunzionale su volere della Provincia, poi convertita in biblioteca universitaria su accordo in comodato d’uso con l’Università di Trento, risponde veramente alle esigenze degli studenti?  Mi fermo a pensare ancora, la “Buc” ospita 430 posti studio su cinque livelli, pochi in confronto alla Biblioteca Centrale di Via Verdi (meglio conosciuta come Cial) che in una solo piano terra diviso in due sale ne ospita ben 200. E per quanto riguarda la posizione? Subito mi dico “di certo potrò venirci a studiare nei giorni in cui non avrò lezione, ma durante gli altri giorni proprio no, è troppo lontana”. Si potrebbe definire “una biblioteca fuori mano” senza alcun dubbio. Il complesso “Le Albere”, come noto, è quasi un quartiere fantasma se non nei fine settimana di sole quando il parco e le vie della zona vengono ravvivate dalle famiglie e dai visitatori del Muse o da chi decide di farsi una passeggiata. Forse la scelta di posizionare la biblioteca proprio in quello che è il quartiere d’elitè di Trento ha anche altre motivazioni non troppo chiare? Il progetto per una biblioteca più vicina al centro cittadino, alle case degli studenti (i quali appunto non possono di certo permettersi di abitare alle Albere dato il costo degli affitti) e alle facoltà c’era, doveva nascere al posto del parcheggio San Severino appunto la biblioteca centrale dell’Università architettata da Mario Botta con una disponibilità di 1000 postazioni studio. Il progetto però, il cui costo stimato avrebbe dovuto essere di 61 milioni a sole spese dell’Università, era stato abbandonato già qualche anno fa.

 

Foto di Martina Gaioni

Foto di Martina Gaioni

Passano i minuti e ancora non riesco a porre fine al flusso di pensieri, continuo a camminare e mi chiedo se davvero fosse necessario affidare a degli archistar la costruzione di una biblioteca per gli studenti che come primo obiettivo avrebbe dovuto avere quello della funzionalità e non tanto quello della bellezza estetica. In ogni caso la celebrazione ed il “giorno di festa”, come si sente dire, volgono al termine, la biblioteca aprirà solo a dicembre perché ancora non ultimata, e io sistemo le ultime cose e mi avvio sotto la pioggia verso casa.  Da studentessa posso dire di non aver vissuto “un giorno di festa”, non è una festa vedere che gli studenti a cui questa biblioteca dovrebbe essere dedicata siano stati posti in un angolo, al buio, lontani dai riflettori luminosi puntati su quest’evento e su questa nuova struttura. Non è un giorno di festa quando viene impedito il confronto e l’ascolto reciproco. Non è un giorno di festa quando si evidenziano marcatamente ed in vari modi le differenze tra chi appartiene ad una certa cerchia sociale e chi invece di questa non fa parte. Non è un giorno di festa quando l’immagine prevale sul reale senso e utilizzo di qualcosa. Non è un giorno di festa quando il diritto allo studio e l’erogazione di mezzi affinché tutti possano accedere all’Università viene accantonato o messo da parte. Non è un giorno di festa quando sprechi e sfarzi emergono ugualmente evidenti. Non è un giorno di festa quando una studentessa o uno studente tornando a casa, con magari ancora indosso una maglia con su scritto “Università degli Studi di Trento”, si chiedono: “quanto la mia Università mi rappresenta? Quanto la sento mia? Dove sono andate a finire tutte le belle parole sulla ricchezza che noi studenti siamo per l’Università e per la città di Trento?”. Poi ripensando alla biblioteca mi dico “per quest’anno lo so, forse, dove quella ricchezza è andata a finire”.