Dustur, la ricetta per una costituzione. Il film documentario di Santarelli che parla di identità, confronto e libertà

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Dustur è l’ultimo film-documentario di Marco Santarelli, per il quale il regista romano è stato insignito di importanti riconoscimenti. Premiato alla 33esima edizione del Torino Film Festival e al 38° Festival Cinéma du Réele di Parigi, il film è stato fra i protagonisti della XIX edizione del Religion Today Film Festival, tenutosi a ottobre  a Trento.

Nello svolgersi del film, la macchina da presa del regista segue due filoni narrativi inizialmente distinti. Il primo mostra la routine di Samad, ragazzo marocchino, ex narcotrafficante da poco uscito di prigione, che opera il suo riscatto sociale lavorando come operaio in fabbrica e studiando Giurisprudenza con il sogno di diventare un giorno avvocato.

Il secondo, centrale, mostra lo svolgersi di un laboratorio educativo di 24 incontri, tutti ripresi dal regista, tenutosi nel carcere di Bologna. Qui Padre Ignazio – monaco di Montesole – segue un gruppo di detenuti musulmani per la maggior parte nord africani, che attuano un confronto tra le costituzioni arabe e quella italiana per poi elaborarne una, frutto degli ideali sociali e desideri stessi dei partecipanti al progetto.

Le due storie, che creano inizialmente una marcata tensione tra la vita dentro e fuori dal carcere, si ricollegano nel momento in cui Samad porta la propria esperienza e le proprie idee all’interno delle lezioni dei “padri costituenti”. Qui inizia la nostra riflessione su cosa significhi Dustur, su cosa significhi Costituzione.

Letteralmente interpretato, il termine contiene un concetto fondamentale, quello dell’edificazione e della costruzione. Costituire è di per sé un processo, un’opera, un meticoloso lavoro che ha come punto di partenza l’individuo e come punto di approdo la comunità.

Nel suo film-documentario, Santarelli mostra come il gruppo di detenuti tenti di sviscerare dal profondo del proprio vissuto quel groviglio di ideali e speranze – inevitabilmente individuali – esito della riflessione sul proprio passato, fatto di conflitti ed errori, ma proiettati nella prospettiva di un futuro nuovo e migliore.

Questa riflessione emerge con una direzione e un intento, forse ancora sconosciuti ai giovani detenuti: quello della formazione di un’identità di comunità, la vera essenza, questa, di una società.

Il ponte che collega questi due universi, quello individuale e quello sociale, è costituito dall’incontro, dal dialogo e dal confronto fra le parti. Ecco che il film si svolge in buona parte attorno ad un tavolo, quello di una biblioteca, luogo di cultura per eccellenza, di istruzione, quell’istruzione «senza la quale – come dice il protagonista Samad – non puoi essere libero».

Accanto a questo modo di vedere la Costituzione, ve n’è tuttavia un altro di uguale importanza. Prima di avviare la stesura della carta costituzionale con i carcerati della Casa Circondariale di Bologna, Padre Ignazio porta Samad in visita al cimitero di Casaglia di Montesole. Qui vengono commemorate le vittime della Strage di Marzabotto, una delle parentesi più buie dell’occupazione nazifascista in Italia. Proprio in questa località Giuseppe Dossetti, religioso, giurista e poi membro dell’Assemblea Costituente, scelse di fondare la Comunità religiosa Piccola Famiglia dell’Annunziata, di cui Ignazio fa parte.

Il rimando è perciò a una Costituzione intesa in altro modo. È il riscatto dall’oppressione e dal sopruso. Dustur ci dice che, come una fenice risorge dalle sue ceneri, così la nostra carta costituzionale è stata pensata per comunicare la volontà di stabilire dei nuovi principi, valori e garanzie che il ventennio, la guerra, l’occupazione nazista avevano calpestato.

I protagonisti risultano a questo punto ancor meno casuali o singolari per un documentario come Dustur. L’oppressione del regime, le sollevazioni delle Primavere Arabe, il tentativo – non sempre riuscito – di abbracciare la democrazia.

Il filo rosso fra le varie storie, quella di Samad e quella dei giovani carcerati, di Dossetti e con lui Ignazio, ma pure quella di un popolo, quello italiano, alla fine della guerra, è una continua tensione verso la libertà.

di Andrea Viani e Francesco De Vido

TRAILER: https://youtu.be/XdwJv0knRow

 

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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