Terza serata dei Suoni Universitari: dal rock al funk, passando per il blues

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Martedì sera il palco del teatro Sanbàpolis ha nuovamente ospitato i Suoni Universitari, il concorso musicale organizzato dall’Opera Universitaria di Trento. Siamo giunti ormai alla terza serata di selezioni, e la prossima settimana la fase eliminatoria si chiuderà definitivamente con gli ultimi quattro gruppi in concorso: ma, per intanto, la giuria ha mantenuto il massimo riserbo sulle valutazioni fatte finora. Oltre ai quattro esperti incaricati di scegliere i finalisti, tuttavia, anche il pubblico ha potuto dire la sua sulle band in gara, votando la preferita al termine della serata e offrendo così uno spunto di riflessione ai giurati su come i partecipanti siano stati recepiti.

I primi a salire sul palco sono stati un trio, L’Opera di Amanda: nome certamente non sconosciuto ai cultori della scena underground trentina, indicati da molti concorrenti come favoriti per un posto in finale. Per colpa di contingenze impreviste la band è arrivata in ritardo ed ha potuto effettuare solo un soundcheck sommario. Ciò non ha impedito al gruppo di regalare alla platea una performance virtuosa, notevole soprattutto per una parte strumentale che, a tratti, faceva venire quasi la pelle d’oca. I tre ragazzi, che nell’intervista finale hanno citato i Verdena come ispiratori, hanno proposto un rock energico e molto, molto ruvido, senza compromessi: un’esibizione dura, ad alta tensione, dal primo all’ultimo secondo.

Al termine del primo round, non tutti sono scesi dal palco poiché il batterista de l’Opera di Amanda, Fabrizio, suonava pure nella seconda band in gara, gli Humus. Altra formazione affermata, sulla quale pendevano grandi aspettative che non hanno certamente disatteso: i quattro componenti hanno dato spettacolo con una performance forse ancora più scatenata di quella precedente. Gli Humus hanno portato in scena un hard rock magari più canonico, senza le influenze alternative della prima band, ma eseguito alla perfezione, stregando il pubblico con un ritmo incessante e la voce possente del vocalist: un’esibizione da “cattivi ragazzi”, direttamente dal manuale del rock.

È stato quindi il turno dei Fiume, band locale già nota in passato come Nagual Project. Anche questo trio si è cimentato in un’esibizione rock, ma portando sul palco qualcosa di diverso rispetto ai gruppi precedenti. I tre ragazzi hanno infatti optato per dei pezzi meno un po’ meno “rumorosi”, scegliendo invece di puntare sulla distorsione del suono della chitarra per creare un’atmosfera più cupa, ammettendo l’influenza di gruppi come Marta sui Tubi. Sempre rock, ma arricchito dalla contaminazione con suggestioni sognanti, talora vagamente psichedeliche.

Gli ultimi concorrenti in programma erano gli Indigo Devils, che hanno trasportato il teatro nel passato grazie al loro mix di blues e rockabilly (“bluesbilly” o “rockablues”, come detto scherzosamente durante l’intervista). La loro è stata una performance molto curata anche dal punto di vista visivo, grazie alle capigliature, le movenze e gli abiti molto retrò: hanno sfoggiato un repertorio fedele alla tradizione di questi generi musicali ma piuttosto vario, alternando ben tre diversi cantanti e chiudendo con un pezzo in cui il sassofono veniva sostituito dall’armonica.

Come sempre, una volta finita la parte agonistica della serata, è salito sul palco uno special guest: e a mantenere la sensazione di tuffo nel passato che già gli Indigo Devils avevano instillato negli spettatori ci hanno pensato i Joy Holler, uno dei gruppi più in voga sulla scena locale. Questo talentuoso complesso, benché di formazione relativamente recente, ha già ottenuto un importante riconoscimento vincendo l’estate scorsa il Centro Musica Awards, uno dei più prestigiosi contest trentini. Mentre venivano contati i voti del pubblico la platea ha potuto ballare una selezione di pezzi rock con intense venature funky, che ci hanno riportato un po’ tutti agli anni ’80! I Joy Holler hanno esordito con una selezione di pezzi originali, provenienti da un EP recentemente complicato, per poi chiudere con due cover: la celebre Long train runnin’ dei Doobie Brothers e la delicata La vita all’incontrario del cantautore italiano Simone Cristicchi.

Giunti a questo punto della serata non rimaneva che da annunciare il vincitore del voto popolare: un risultato meno scontato rispetto alle serate scorse. Tutti e quattro i gruppi in gara, infatti, hanno dimostrato una certa esperienza e dimestichezza col palcoscenico, ed il pubblico non si è sbilanciato in modo particolare. Alla fine, grazie alla grinta dimostrata, hanno prevalso su tutti gli Humus, che seguono così il successo di Percorsi Di-Versi e Soma Butterfly nelle prime due serate. Questo risultato non garantisce, tuttavia, la loro presenza in finale: la scelta è a completa discrezione della giuria, che sicuramente però terrà in considerazione questo spunto giunto dagli spettatori.

Prossimo appuntamento stasera, sempre alle 20.30 al Teatro Sanbàpolis: le ultime quattro band ad esibirsi saranno Beat Juice, Dite, Subcutanea e Suggest-Ion