A very hacking Xmas, un evento nato per divulgare e sperimentare la scienza

Il 15 dicembre si è svolto alla bookique di Trento l’evento “A very hacking Xmas”, un’occasione per divulgare e sperimentare la scienza. Sono intervenuti Elisa Garulli, presidentessa di OWL (open wet lab), Gabriele Moretti e Simone Cesari, di Eigen Lab, Simone Penasa, ricercatore dell’Universita’ degli studi di Trento, nonché esperto di biodiritto e Giovanni Nicolussi Golo, rappresentante sia di OWL che di Eigen Lab.

tre mini talk della durata di circa quindici minuti l’uno hanno reso la serata dinamica, permettendo al pubblico di partecipare con domande e dubbi al termine di ogni talk.  La conferenza ha rappresentato un’interessante introduzione  per chiunque voglia iniziare ad approcciarsi ad alcuni dei temi interdisciplinari trattati e  che quotidianamente colpiscono la nostra attenzione: bioetica, biologia, divulgazione scientifica.

  “Spesso si  associa la parola “hacker” unicamente all’hacker informatico, che agisce con intenti fraudolenti nei confronti di altri o della società in generale, mentre il significato reale di hacker è semplicemente quello di esperto e appassionato. L’hacker è un soggetto che studia, sperimenta e scopre, si mette in gioco rispetto a temi, argomenti e materie che lo appassionano e rispetto ai quali vuole mettere gli altri nelle condizioni di imparare, scoprire e sperimentare a loro volta.” ha sottolineato Elisa Garrulli all’inizio del suo talk.  
Da questa iniziale precisazione sono stati sviluppati  alcuni spunti interessanti. I ragazzi di Eigen lab, ad esempio, hanno sottolineato come  l’hacker, e in particolare il bio hacker,  sia chiunque possa fruire in modo semplice e diretto delle conoscenze necessarie per comprendere la realtà in cui è inevitabilmente immerso, non necessariamente uno studioso o un esperto di biotecnologie. I bio hacker ricreano all’interno di ambienti non convenzionali(essenzialmente qualsiasi luogo che non sia direttamente classificato come laboratorio) le condizioni per riprodurre esperimenti scientifici in grado di spiegare almeno un po’ come la quotidianità funzioni. Tutti abbiamo un telefono, tutti lo usiamo, in pochi sanno effettivamente cosa fa e come lo fa. I bio hacker vengono mossi da un moto di altruismo spontaneo e genuino per cui vorrebbero spiegare il loro linguaggio scientifico, vorrebbero porre (e porci) nelle condizioni di capire (e capirli).

Sono state anche introdotte altre discipline  strettamente collegate alla scienza e in particolare modo alle scoperte scientifiche, quali il bio diritto e la bioetica. “Il legislatore, non può  che prendere atto del proprio ritardo rispetto alle scoperte scientifiche. Ritardo tanto inevitabile quanto rischioso se accompagnato al tendenziale analfabetismo scientifico di tanti, forse troppi, legislatori.” ha precisato Penasa, esperto di biodiritto. 
E’ stata evidenziata l’importanza delle definizioni giuridiche, oltre che di quelle scientifiche.  Il diritto, come la scienza d’altronde, è un fenomeno dinamico, ma al suo opposto, non può giocare d’anticipo e capire, scoprire o indovinare i sentieri verso cui il progresso si incamminerà. Il rapporto fra scienza e diritto è difficile e problematico ma anche affascinante e curioso. Offre innumerevoli sfide sia per scienziati che giuristi, invitandoli a dialogare e collaborare per trovare una soluzione, una legislazione, che possa far incontrare le volontà di scienza e diritto nel mezzo del percorso verso il loro comune obiettivo: una società più informata e consapevole della realtà in cui vive.

Dopo i mini talk  si è passati ad una dimostrazione pratica di alcuni semplici esperimenti proposti da OWL, cui è seguito un buffet, accompagnato da alcuni cocktail molecolari, scientificamente buoni.La serata è stata un’ottima occasione per incuriosirsi in  un contesto informale e idoneo a produrre dialogo e confronto diretto.

La redazione ci tiene  a ringraziare OWL per aver invitato l’Universitario a partecipare, per aver organizzato la conferenza e contribuito alla diffusione di un’ informazione scientifica seria su temi tanto delicati quanto curiosi e affascinanti. Ci auguriamo  si ricreino occasioni di questo genere, in cui informazione, divulgazione, scienza e diritto riescano ancora a incontrarsi e dialogare.

 

Carlotta Maria Capizzi

Diplomata al liceo delle scienze umane di Chiavenna (SO) nel 2015. Ho frequentato un anno di superiori a Greeley, Colorado, alla Northridge High School. Ho lavorato come organizzatrice di eventi per il Consorzio turistico di Madesimo. Attualmente studio giurisprudenza all'Università degli studi di Trento.

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