L’opinione – Il caso del Murales in Via Verdi: reale esempio di rigenerazione urbana?

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L’ultima opera artistica accolta dalla città di Trento è stata quella di Rudi Patauner, restauratore e vignettista, alle prime armi con la street art nel sottopassaggio di Via Verdi. L’opera, appena conclusa, già conta una serie di vandalismi che dovrebbero far riflettere chi ha promosso l’iniziativa. Tra i giovani che hanno collaborato con Rudi nella realizzazione dell’iniziativa  non si contano street artist trentini e la finanziatrice  Trento Fiere non ha per nulla fatto i conti con chi già “utilizzava” quella strada. Il lavoro è arrivato all’improvviso accendendo una serie di conseguenze tipiche del writing: una lotta silenziosa, combattuta per mezzo di colori, pennelli e spray.

Il murale di via Verdi sembra un monumento alle grandi opere pubbliche degli ultimi anni: Muse, Buc e, chi lo sa, un domani forse anche la funivia. Quel sottopassaggio ha da sempre svolto un ruolo di “lavagna” social popolare per i messaggi di chi presente punti di vista politici diversi, privi di contenuti offensivi, come fosse una bacheca vera e propria, probabilmente per arrivare ad interagire con gli studenti universitari. Giusto o sbagliato che sia, significa che quella zona è vissuta da persone che evidentemente hanno ben chiaro in testa il senso di ciò che scrivono. Credo che l’autore (o gli autori) dei “vandalismi” siano persone che si sono sentite escluse quando, al posto del loro muro, si sono ritrovati un graffito che raffigura proprio ciò che è percepito come meno importante per loro. Dico “loro muro”, perché la città o il quartiere e tutto ciò che lo riguarda è di chi lo abita e lo vive tutti i giorni.

Per la realizzazione di questo murale, non sono stati inclusi per nulla ne i residenti, ne gli studenti, ne le persone che vivono o hanno una proprietà o un’attività commerciale proprio lì. Non credo che nel quartiere ci sia qualcuno che sente quel muro, così com’è stato loro riproposto, come proprio. Questo è un peccato! Quel pezzo dovrebbe esser nato proprio per la strada, ma, senza includere le persone che la vivono nel processo d’ideazione, realizzazione e cura, era facile prevedere come sarebbe andata. Il risultato è che oggi quell’opera appare solo un cartellone pubblicitario mascherato da murale.

Quando si parla di Rigenerazione Urbana ci si può riferire a progetti come tutti quelli portati avanti dalla cooperativa Arianna, recentemente anche con Futura Trento, oppure quello che abbiamo condiviso noi di StArt con Social Street – San Pio X.

Dobbiamo dar atto alla città di Trento che, di fatto, nell’ultimo anno ha puntato in alto, incentivando la comparsa di opere condivise, co-partecipate e rappresentative di quartieri realmente degradati o abbandonati a se stessi per far si che riprendano vita con l’arte, le idee, gli sforzi e il lavoro delle persone che lo vivono. Il processo è però lungo e macchinoso, ci vogliono mesi per riuscire a raggiungere tutti coloro che vivono in un luogo, anche se si parla solo di un quartiere. Bisogna considerare poi le tempistiche per promuovere l’utilizzo degli spazi pubblici, raccogliere idee e opinioni, analizzare le dinamiche del posto, studiare bisogni e necessità dei residenti e di chi in qualsiasi modo vive la zona.

Se le persone sono coinvolte nel processo di cura e pulizia di un luogo pubblico e pertanto questo diventa “di tutti”, è quasi impossibile che poi queste stesse persone siano stimolate all’“imbrattamento”.

Quando qualcuno scrive “La vostra arte è reprimere e coprire” forse non ha tutti i torti, anche se non condivido i metodi utilizzati per esprimere questo pensiero.

Sia i writers, sia Patauner possono essere identificati come street artist con l’unica differenza che gli uni lo fanno illegalmente e per promuovere messaggi politici, l’altro lo fa legalmente e per promuovere le fatiche e le conquiste della Trento attuale sintetizzando il tutto in un’opera monumentale.

Quando però l’artista, il committente e l’amministrazione pubblica mirano solo a messaggi propagandistici o al decoro urbano che ha come scopo l’aumento del “valore” di un quartiere, il rischio che si corre è quello di scadere nella gentrificazione. Questo è da tenere ben presente se si vuole evitare che la street art, il graffitismo, i murales e le arti di strada in generale non vengano confuse con il monumentalismo e il decoro urbano o un intervento pubblico.

Ora l’opera ovviamente è a rischio e richiede un custode e un impianto tutto nuovo di videosorveglianza. Cosa che va proprio contro ogni logica della street art e del graffitismo.

Cos’è quindi la rigenerazione urbana?

“Edifici dismessi, aree sottoutilizzate, quartieri degradati: lo sviluppo della città oggi dipende dalla capacità di reinventare l’uso degli spazi mettendo a sistema interessi e opportunità di diversa natura.”

La rigenerazione urbana è un tema rilevante nella pratica urbanistica, ma soprattutto può essere intesa, a tutti gli effetti, come una politica per uno sviluppo sostenibile delle città. È un recupero degli spazi abbandonati dai processi produttivi o un restituire nuova qualità ambientale, economica e sociale a quartieri degradati, limitando la dispersione urbana e riducendo gli impatti ambientali insiti nell’ambiente costruito. Il consumo di suolo, non precedentemente urbanizzato, pone infatti la questione dei costi vivi diretti e indiretti per l’ambiente, che non possono essere sottovalutati se la prospettiva in cui ci poniamo è quella della sostenibilità.

Ma un tema che io reputo di alto rilievo se non di vitale importanza per la rigenerazione urbana è la costruzione di processi decisionali inclusivi. La partecipazione dei cittadini è sicuramente un elemento fondamentale a due livelli: da una parte per individuare, appoggiare, sviluppare e sostenere politiche di sostenibilità, dall’altra come strumento per giungere a soluzioni condivise. Per essere efficace ed efficiente ha necessità di essere una pratica continua e ricorrente. Trento sembra aver già lanciato delle proposte, che purtroppo non hanno preso piede come forse avrebbero dovuto.

Suggerirei una sollecitazione più proficua alla partecipazione della cittadinanza pur consapevole dell’impegno che questo comporta in termini di tempo rispetto all’interazione con gli altri, con i temi, con gli artisti del luogo e per la propria città, non solo per la realizzazione di un’opera che esteticamente decori un quartiere incrementando il suo valore.

 

di Virginia Sartori

Presidente di Alchemica, associazione culturale di promozione giovani artisti

Portavoce del collettivo StArt


Glossario:

 

  1. Street artist: artista che pratica l’arte di strada. Alcuni la praticano come forma di critica o come tentativo di abolire la proprietà privata, rivendicando le strade e le piazze; altri la usano per esprimere concetti sulla società o sulla politica. Altri più semplicemente vedono le città come un posto in cui poter esporre. L’arte di strada offre infatti la possibilità di avere un pubblico vastissimo, spesso molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d’arte o di altri media.

  2. Graffiti : Manifestazione sociale e culturale diffusa in tutto il pianeta, basata sull’espressione della propria creatività artistica tramite interventi pittorici sul tessuto urbano, frequentemente considerati atti di vandalismo e puniti secondo le leggi vigenti. Si parla di tendenze artistiche “post-graffiti” in particolare riferendosi all’arte di strada, e di Graffiti Design per le influenze oramai evidenti nelle tecniche pubblicitarie e nella moda. È possibile affermare che molti artisti ormai integrati nel sistema convenzionale del mercato dell’arte, traggono il loro valore da esperienze precedenti spesso formalmente illegali.

  3. Tag : Pratica dello scrivere la propria firma diffondendolo come fosse un logo. Il fenomeno, ricordando la pittura murale (murales – disegni su muro), è da alcuni ad essa accostato, poiché numerosi graffitisti (in inglese writer) imbrattano, spesso impunemente, mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico. Quello del graffitismo così inteso, è un fenomeno difficilmente classificabile seguendo schemi tradizionali, essendo intrinsecamente presenti in questo una componente legata a un’espressività artistica, e una forte componente di autoaffermazione che passa dalla rottura delle regole e dalla noncuranza delle leggi. Nasce come parte della sottocultura dei ghetti newyorkesi, l’Hip-Hop, negli anni ’70, ma ne supera in breve tempo i confini geografici e culturali. Dietro alle forme ed all’evoluzione delle lettere, c’è spesso un lungo studio, fatto di bozze preparatorie ed ispirazioni, di conseguenza ogni nazione e ogni città ha scuole di stili diversi: lo stile tedesco (tendente per lo più al Wild Style newyorkese con lettere sottili e intrecciate o fortemente accostate), lo stile brasiliano, lo stile romano (lettere tondeggianti, tendenti al bomb-style e al Throw up ma più studiato) e via dicendo…

  4. Murale o Murales : Un murale (dallo spagnolo pintura mural;) è un dipinto realizzato su una parete, un soffitto o altra larga superficie permanente in muratura. Il termine indica anche il genere di pittura, ed è divenuto celebre per il movimento artistico messicano noto come “muralismo”. La pittura murale può essere realizzata con varie tecniche, come l’affresco, realizzato dipingendo con pigmenti stemperati in acqua su intonaco fresco. Soggetti dei murales possono essere spesso raffigurazioni allegoriche ispirate a motivi e ideali politici o sociali. I murales non coincidono con il graffiti writing. Quest’ultimo, come dice il termine, prevede come base la raffigurazione e lo studio di lettere che poi si sviluppano ingrandendosi e presentandosi in diversificate realizzazioni. I murales invece indicano dipinti non necessariamente legati ad un “lettering”. Nati da movimenti di protesta come libere espressioni creative della popolazione contro il potere, nel tempo hanno sempre più assunto valore estetico, conservando talvolta anche un valore sociale.

  5. Rigenerazione urbana : La ricchezza di un territorio è data dalla sua capacità di rinnovarsi attivando i propri spazi per costruire reti e risorse, moltiplicando le occasioni di crescita culturale, sociale ed economica. Con oltre sei milioni di edifici inutilizzati l’Italia ha un patrimonio edilizio che rappresenta una difficile sfida ma anche una straordinaria opportunità di rigenerazione per molte aree del paese. La disponibilità crescente di spazi è generata principalmente da processi di deindustrializzazione e di delocalizzazione produttiva, ma anche dalla necessità di riconversione di infrastrutture pubbliche (caserme, edifici scolastici, tribunali) e di riattivazione di spazi pubblici mal progettati o scarsamente valorizzati all’interno di città sottoposte a una crescente esclusione sociale e urbana, rese ancora più acute dalla crisi economica. In questo quadro si stanno diffondendo esperienze di rigenerazione urbana e innovazione sociale fondate sul coinvolgimento attivo degli abitanti. Queste realtà però faticano a coordinarsi tra di loro e con le istituzioni e sono sempre limitate da problemi di sostenibilità economico-organizzativa.

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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