L’era della gran Post-Verità

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La parola dominante in questi giorni nel dibattito politico e mediatico italiano è un neologismo: post-verità. Da Grillo a Mentana a Pitruzzella, passando per il Presidente della Repubblica Mattarella, tutti in questi giorni hanno più o meno esplicitamente parlato di post-verità. Ma cos’è la post-verità? Post-verità è l’adattamento italiano del termine inglese post-truth, eletto come parola dell’anno 2016 dagli Oxford Dictionaries. Il termine post non si riferisce a una successione cronologia ma bensì a una successione concettuale. In parole povere, la post verità è una notizia falsa o distorta in grado di sollevare una forte reazione emotiva tale da condizionare le decisioni dell’opinione pubblica. Il suo terreno fertile è internet, in particolar modo i social network.

La Crusca fa giustamente e intelligentemente notare infatti che molto spesso la post-verità non è altro che la verità dei post. È la peste della libertà di informazione, il cancro del vivere sociale nel XXI secolo. Notizie false o pesantemente distorte, tutte facilmente confutabili da veloci ricerche, che viaggiano incontrollate grazie all’ignoranza o alla pigrizia o anche alla suscettibilità degli internauti.
È giusto porre un arbitro a internet per ristabilire la verità delle notizie? La domanda fa sorgere ulteriori interrogativi delicati e inquietanti. Voler stabilire un’autorità che decida ciò che è giusto, e quindi può circolare, e ciò che è sbagliato, e quindi non può circolare, rafforzerebbe semplicemente la convinzione che se un’autorità governativa (malvagia) vuole controllare le notizie su internet (positive) allora quelle notizie sono sicuramente vere e l’ordine costituito vuole impedire che i nostri occhi siano aperti. Inoltre si pone il solito problema di chi controlla il controllore e di quali criteri egli utilizzi per determinare la veridicità o meno di una notizia (d’altronde, anche l’inquisizione si faceva garante della verità eppure la posizione eretica di Galileo Galilei era quella corretta). Piuttosto è necessario provvedere, come afferma Mentana in un suo post, a rendere il web più trasparente. Le notizie false partono spesso da fonti non trasparenti, soprattutto quando la falsità scivola nella calunnia.

Il primo passo per abbattere il fenomeno sarebbe quello di abbattere l’anonimato. Come non si può entrare in un luogo pubblico a volto coperto, allo stesso modo non si dovrebbero divulgare notizie e informazioni da profili falsi. I social sono delle piazze, virtuali ma comunque piazze, e per renderle più trasparenti è giunto il momento di applicare le stesse regole che si applicano al vivere comune al di fuori dai nostri apparecchi elettronici.
E noi nel nostro piccolo cosa possiamo fare? Noi dobbiamo innanzitutto ricordare che, per quanto possano farci innervosire determinate affermazioni, dall’altra parte del monitor c’è sempre un essere umano. La parola d’ordine deve sempre essere rispetto. Poi possiamo contribuire ad abbattere il fenomeno pensandoci una volta in più prima di condividere una notizia, segnalando le notizie palesemente false e contribuendo non a riaffermare la verità, come se fosse il Verbo, il dogma dal quale non si può trasgredire, ma semplicemente a instillare il ragionevole dubbio che alla fine alberga nell’anima razionale di ognuno di noi. Soprattutto, non dobbiamo illuderci che si possano facilmente convertire le masse riaffermando la palese verità. D’altronde, quanti sono convinti che alle elezioni in Italia si elegga il Presidente del Consiglio nonostante la nostra cristallina Costituzione? Gli ignoranti e i mitomani ci saranno sempre. I primi si possono provare ad educare, i secondi possiamo tutt’al più isolarli e limitare i danni, senza illuderci di poterli sconfiggere definitivamente.

Michele Lussu

Nato a Belluno il 25 dicembre 1995, diplomato al liceo scientifico Galileo Galilei, studia attualmente giurisprudenza a Trento.

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One Comments

  • Stocazzo 09 / 01 / 2017

    abbattere l’anonimato? cosa vorresti dire? sarebbe uno dei risultati “inquietanti” di cui parli sopra, niente di più. scovare indirizzi IP, pubblicare cronologie e quant’altro è terrificante tanto quanto avere una autorità post-fascista che sceglie cosa è vero e cosa non lo è. O ricercare tramite parole chiave “personaggi deviati” o più semplicemente “troll”.
    Condivido che il rispetto è un concetto importante, ma va messo in pratica DAL VIVO, su internet non puoi pretenderlo, nè richiederlo. Vogliamo la libertà? Assumiamocene tutte le sfaccettature, in prima persona.

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