Trento sempre al top, ma non è tutto oro quel che luccica

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Nella classifica delle università italiane, pubblicata dal Sole24Ore il 2 gennaio, Trento occupa il secondo posto fra gli atenei statali, riconfermando la stessa posizione dell’anno passato. Rimanendo solo un gradino dietro all’Università di Verona si attesta quindi nuovamente fra le assolute eccellenze del nostro Paese. La classifica vede poi a seguire Bologna, Politecnico di Milano, Milano-Bicocca e Padova. Fra le università non statali la Luiss guadagna invece una posizione e si colloca prima di Bocconi e San Raffaele. La pagella per Trento sembra perciò superata a pieni voti, centrando un altro importante risultato dopo il primo posto assoluto guadagnato a dicembre per quanto riguardava la sola ricerca (ne avevamo già scritto qui).

Stavolta però la classifica riguarda più aspetti e analizzare il solo piazzamento generale è insufficiente se si vuole comprendere il perché un’università valga più di un’altra. Il Sole24Ore nel redigere la sua classifica utilizza dodici indicatori, nove dei quali riguardano la didattica e tre la ricerca. La graduatoria generale è poi realizzata calcolando la media dei punteggi ottenuti da ogni ateneo nelle due classifiche parziali relative a didattica e ricerca. Succede così che alcuni risultati possano essere stati raggiunti grazie a ottime prestazioni in relativamente poche voci o che gli indicatori misurino grossolanamente parametri assai più complicati. Ad analisi più attenta e critica si possono quindi trovare risultati non troppo soddisfacenti per un’università come Trento, descritta sempre al top di ogni classifica. Sembra pensarla in questo modo anche Federico Crotti, Presidente del Consiglio degli studenti di Trento, che su Facebook commenta: “Oggi è uscita l’ultima classifica sulle università italiane del Sole24Ore e anche quest’anno l’Unitn è sul podio; con molta probabilità – vicina quasi alla certezza matematica – domani sui giornali ci saranno le esultanze di tutta l’opinione pubblica trentina. La cosa divertente è che a tenerci su in classifica è l’indicatore dell’attrattività, ovvero il numero di studenti provenienti da fuori regione sugli iscritti, lo stesso dato che qualche mese fa aveva suscitato il terrore sempre sugli stessi giornali e sempre da parte della stessa opinione pubblica. Perché non la smettiamo di prendere le classifiche universitarie come se fossero le classifiche della serie A e iniziamo a concentrarci sui loro contenuti?”

Nell’info-grafica che abbiamo realizzato sotto si possono vedere i piazzamenti di Trento sia nelle classifiche generali che nei singoli indicatori. L’accusa di Crotti sembra coì trovare fondamento, poiché nel primo indicatore, che riguarda l’attrattività, ovvero la percentuale di immatricolati fuori regione, Trento occupa il primo posto staccando di più di dieci punti la seconda; sembra questo il vero traino dell’Università di Trento. Un altro risultato positivo è quello riguardante l’internalizzazione, da sempre uno dei punti di forza della nostra università, che infatti si guadagna il quinto posto. Le note dolenti sul fronte della didattica arrivano però dall’indice della sostenibilità (il numero medio di docenti di ruolo nelle materie caratterizzanti dei corsi), da quello degli stage (la percentuale di crediti ottenuta in stage sul totale) e dall’efficacia (la media pro capite dei crediti formativi ottenuti in un anno); in queste tre classifiche Trento si colloca rispettivamente 50esima, 42esima e 49esima, andandosi ad inserire nella parte più bassa della classifica.

Un altro campo nel quale Trento sembra eccellere è quello delle borse di studio, dove occupa il primo posto in Italia. In realtà ben trentasei università occupano il primo posto in questa classifica, in quanto tenendo conto degli idonei non beneficiari praticamente la metà delle università prende il punteggio pieno. Sembra inoltre fuorviante limitarsi a prendere in considerazione il numero delle borse di studio senza pesare gli importi erogati. La borsa che la Provincia di Trento erogava era infatti di 1832 euro rispetto alla media italiana di 3040 euro (dati 2014/15).

In conclusione Trento è sicuramente al top in Italia per quanto riguarda la ricerca e l’attrattività degli studenti, mentre sembra arrancare in altre voci sopracitate, che sarebbero sfuggite ad una lettura acritica del solo piazzamento generale. Lo stesso Sole24Ore invita alla cautela e all’astenersi dal considerare la classifica degli atenei come una classifica di un campionato sportivo, sostenendo infatti che queste classifiche sono “sintesi di fenomeni complessi, ma che da sole non bastano certo a dare indicazioni complete sulla nostra accademia. O a dire, sempre da sole, quale università sia da frequentare e quale sia invece da trascurare”, ed inoltre che “estrarre dal mare dei dati dodici indicatori sintetici, e da lì trarne una classifica complessiva, è insomma un esercizio inevitabilmente arbitrario, che mette a confronto strutture diverse per storia, dimensioni e contesto territoriale”.

La classifica completa è consultabile in questo articolo del Sole24Ore, che la settimana prossima, in un’operazione di trasparenza, rilascerà anche tutti i dati grezzi per ogni singolo indicatore.

 

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