David Bowie | Le metamorfosi di una stella nera

, Musica

 

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Esattamente un anno fa David Bowie ci ha abbandonati, appena due giorni dopo il suo sessantanovesimo compleanno e l’uscita del suo ultimo album: Black Star. Una dipartita di straordinaria eleganza,  la stessa che ha contraddistinto Bowie nella maggior parte delle sue opere ma con un valore aggiunto. In quest’ultima opera, infatti, il camaleonte del rock riconosce il suo imminente spegnimento. Sette canzoni che sembrano raccontare cosa voglia dire essere in procinto di morire e rivedere tutta la propria vita da questa prospettiva. Il titolo parla da sé: Black Star, una stella spenta, l’ultima trasformazione della sua carriera ma soprattutto della sua vita.

“I’m dying to push their back against the grain,
and make fool them all again and again.”
– Dollars Days

Eppure il disco, sebbene sia dai toni cupi e a tratti misterici non è una danza macabra. Bowie grazie al suo trasformismo si fa beffa della morte anticipandola, vestendosi di essa (e infine accettandola?) così da lasciarci un capolavoro che merita di diventare una pietra miliare del rock d’avanguardia. Il tutto stupisce ancora di più se pensiamo che un uomo di 69 anni in procinto di morire riesca ancora ad innovare e ad innovarsi quando la maggior parte degli artisti musicali, che in gioventù hanno mostrato il loro carisma, nella vecchiaia preferiscono arenarsi o adagiarsi sui vecchi allori.

Something happened on the day he died
Spirit rose a metre and stepped aside
Somebody else took his place, and bravely cried
(I’m a blackstar, I’m a blackstar)
– Black Star

Con un poco di immaginazione possiamo affermare che tutta la carriera artistica del Duca Bianco e le sue trasformazioni lo abbiano sottratto da una serie possibile di “morti”, pensiamo ad esempio alla morte artistica o  a quella commerciale. Partiamo analizzando Ziggy Stardust, il personaggio che afferma definitivamente il successo di Bowie, nonché il suo primo alterego esplicito, scelto con una minuziosità da scienziato della cultura Pop. Ziggy, il personaggio protagonista dell’album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars” è un alieno ambiguo, privo di qualsiasi freno o tabù sessuale, un personaggio perfetto per rappresentare gli eccessi di Bowie. “Polvere di Stelle” è però anche la sintesi della cultura Glam e la caricatura della Rock Star acclamata e in seguito divorata dal pubblico o dal commercio musicale; pronto a scegliere una nuova preda da dilaniare. E’ questa la parabola di tanti grandi artisti Rock: finire nel dimenticatoio come giocattoli comprati solo per capriccio. Ma la furbizia del cantautore inglese sta proprio nell’incarnare le contraddizioni del ruolo che riveste, prendendone coscienza e potendole  così superare. Saper vestire la propria caricatura è da sempre una tecnica sopraffine ma per Bowie è un’arte implicita, possibile chiave di lettura di tutta la sua carriera.

I’m an alligator, I’m a mama-papa coming for you
I’m the space invader, I’ll be a rock ‘n’ rollin’ bitch for you.
Soul Love.

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L’ultima traccia dell’album è intitolata rock ‘n’ Roll Suicide: la parabola di Ziggy dunque finisce esattamente dove Bowie vuole che finisca, il protagonista è fatto morire e con lui anche tutta la corrente Glam che ormai mostrava segni di asfissia. L’alieno è immolato in nome della nuova metamorfosi, per lasciar nascere Aladdin Sane (oppure A Lad Insane, a seconda di come lo si voglia leggere), il personaggio con impressa sul volto la celeberrima saetta rossa e blu. Chi è Aladdin Sane? Come è stato detto dallo stesso Bowie egli altro non è che Ziggy trasferitosi in America, questo perché nell’album troviamo delle forti sonorità d’oltre oceano presenti in questo disco più spiccatamente Rock ‘n’ Roll rispetto ai precedenti e, seconda cosa, grazie ai testi che descrivono ambienti tipicamente americani in modo cupo e spesso allucinato creando un atmosfera simile a quella che troviamo nel poema Urlo di Ginsberg. Aladdin Sane come Ziggy Stardust, fu un album di incredibile successo (n.1 nelle classifiche britanniche) grazie alla plasticità di Bowie e alla sua strabiliante capacità di cogliere la volubilità dei gusti del grande pubblico: rapidi e inesorabili come il tempo stesso che “Si flette come una puttana”.

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Time, he flexes like a whore

Falls wanking to the floor

His trick is you and me boy.
– Time

In questa sede mi è certo impossibile compendiare tutta la carriera e le trasformazioni di un personaggio così complesso ma voglio ancora raccontarne una prima di riconnettermi all’ultima opera: black star. Nel 1976 Bowie si stabilisce a Los Angeles per girare il film “The Man Who Fell To Earth”, è qui che darà inizio ad uno dei periodi più cupi e distruttivi della propria vita, successivamente racconterà che durante il soggiorno americano la sua dieta fosse basata essenzialmente su latte, peperoni e cocaina. In quel periodo delirante, molti dei suoi amici tra cui Elthon Jhon e Jhon Lennon gli fecero visita e si convinsero che Bowie fosse prossimo alla morte. E qui che che l’artista elabora un nuovo volto e ancora una volta stupisce il mondo con un capolavoro, Station to Station, l’album che esordisce con le parole “The return of the thin white duke, throwing darts in lovers eyes”, insomma un ritorno, una rinascita quando tutti l’avevano dato prossimo alla follia. Stavolta ritornò nei panni del Duca Bianco ovvero un dandy caduto sulla terra, come un alieno che avendo osservato dall’alto la più alta eleganza dell’umanità fosse riuscito a riprodurla con la naturalezza della più perfetta artificialità. Station to Station stupisce per le complesse sonorità e la grande ricerca che sta dietro ai suoi pezzi. Sono presenti sonorità funky e soul in cui però Bowie riesce a dare un tocco spiccatamente europeo: ciò che ne esce è entusiasmante.

Should I believe that I’ve been stricken?
Does my face show
some kind of glow?
[…]
The european cannon is here, yes it’s here
– Station to Station

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Arrivato a questo punto non vorrei far altro che indicare più esplicitamente la linea rossa che collega i personaggi come Ziggy, Aladdin e il Duca Bianco all’ultima trasformazione di Bowie: Black Star. In tutte queste tappe Bowie teatralizza la propria immagine creando via via fortissime identità artistiche. Ciò che forse ci può angosciare di queste trasformazioni è la sensazione che ogni maschera sia frutto di un gioco, un rifiuto di presentare il vero sé, e questa angoscia aumenta se pensiamo che Bowie ha voluto “nascondersi” anche in prossimità della propria morte fisica. Ma la genialità risiede tutta qui: saper giocare fino alla fine. Il mascheramento è in realtà un’autentica fonte di reinterpretazione della propria persona per auto comprendersi ed evolvere. Perché abdicare a tutto ciò che si è sempre fatto? Il prossimo spegnimento non ha impedito a Bowie di esprimersi, di compiersi ancora una volta dimostrando che il trasformismo è la fonte di ogni vitalità ovvero saper reiterare la propria nascita.

You know, I’ll be free
Just like that bluebird
Now, ain’t that just like me?
Oh, I’ll be free
Just like that bluebird
Oh, I’ll be free
– Lazarus

 

Andrea Viani

Studente in filosofia. Appassionato di musica, cinema e birrette con gli amici. Frase rappresentativa: "In breve sono complesso ma nel complesso mi descrivo in breve."

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