Lettera di una ventenne al padre

Caro Papà,
credo che le elezioni americane non siano state solo il sinonimo della volontà popolare di cambiare qualcosa negli Stati Uniti, ma anche l’espressione più volgare e inadeguata di una mentalità ancora troppo maschilista e anche un po’ razzista.
Credo che la maggior parte della popolazione mondiale desideri il cambiamento  perché la classe politica non è più quella che ha prodotto le costituzioni del dopo guerra, perché, qui in Italia ad esempio,  siamo passati da una sovranità che appartiene al popolo all’incapacità di scrivere una legge elettorale che non sia palesemente più che anticostituzionale, antidemocratica.

Ma non credo che la soluzione sia convincersi (o lasciarsi convincere) che la strada giusta sia quella della limitazione dei diritti per cui ci siano battuti per un secolo.
Non credo che costruire dei muri sia una soluzione auspicabile, e pensavo l’avessimo capito tutti dopo l ’89.
Nel nostro mondo ci sono problemi che non possono essere più taciuti e che dovremmo smettere di  affrontare in modo tiepido,  ad esempio l’immigrazione. Non possiamo fingere che non sia un problema, ma con “problema” non intendo una situazione patologica da estirpare, mi riferisco a quello che trovo scritto nei dizionari, una difficoltà che richiede un adattamento o un comportamento particolare o di cui s’impone il superamento. Voglio che l’immigrazione sia un problema come quelli che risolvevo alle elementari o alle medie, quando mi sedevo alla scrivania e con la mano sulla fronte cercavo una soluzione e provavo e riprovavo finché la trovavo. Non voglio un problema come quelli del liceo, che abbandonavo per pigrizia. Non voglio che il mondo sia pigro, io non voglio più essere pigra.
Non sta a me delineare le soluzioni, è compito della generazione che viene poco prima della mia e ho paura delle  scelte che farà e che sta già facendo.
Ho paura quando  uno degli uomini più potenti del mondo fa “battute”, se tali possiamo definirle, perchè forse più che battute sono veri e propri insulti, sulle capacità sessuali della sua avversaria, o su sua moglie, o sua figlia, o le donne in generale.
Mi ferisce  pensare che ci siano  ancora uomini che vedono le donne come meri oggetti sessuali, perchè io sono donna e allora, inevitabilmente, mi chiedo cosa vedano gli altri (gli uomini) quando mi guardano.
Presto o tardi anche io dovrò entrare nel mondo del lavoro e temo di  essere solo i miei vestiti, o il mio trucco, non il mio curriculum, mentre i miei compagni saranno sempre e solo i loro meriti.

Mi hai insegnato a studiare, a impegnarmi e mi sostieni ogni volta che non riesco a fare fruttare al meglio le mie capacità, ma tutto questo, a cosa serve se, a conti fatti, un uomo sarà sempre preferito a me? Se una donna più accomodante prenderà il mio posto di lavoro?
Pensavo che il mondo si stesse muovendo lentamente verso  la parità dei sessi, e poi Trump vince le elezioni.
Credevo ci stessimo muovendo verso un mondo con barriere meno difficili da superare, e l’Inghilterra esce dalla UE e  il presidente Trump propone la costruzione di un muro al confine col Messico.
Credevo che tutte le ore spese dalle elementari sulla seconda guerra mondiale fossero servite a creare una certa coscienza sociale (ed etica), ma forse non sono bastate.
Personalmente non vedo più  la rivoluzione francese con i suoi ideali di uguaglianza, fraternità e libertà ma solo regresso. Vedo chiusura e ignoranza, ma non un’ignoranza simpatica e bonaria, altresì fastidiosa e volgare.
Sono ancora troppo giovane per vedere tutte le conseguenze o capire tutte le motivazioni che hanno creato il mio mondo, la mia realtà. Ogni tanto penso di avere le risposte in tasca ma eventi come quelli del 2016 mi travolgono e mi lasciano inerme.

La mia opinione è probabilmente ingenua, frutto più dei moti irrazionali del mio animo che non di un’approfondita analisi economica, sociale o di qualsiasi altro tipo, ma non posso evitare di sussurrare i miei dubbi, nella speranza di ricevere una qualche spiegazione. Ti lancio una sfida, quella di spiegare ai miei vent’anni come collaborare, crescere e maturare imparando dai tuoi cinquanta.

Foto di:   CreditJustin Lane/European Pressphoto Agency :Crowds swarmed Terminal 4 of Kennedy Airport after travelers were denied entry.

Proteste fuori dal JFK di New York per la recente decisione di Trump di impedire l’entrata negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da 7  specifici Paesi.

 

Carlotta Maria Capizzi

Diplomata al liceo delle scienze umane di Chiavenna (SO) nel 2015. Ho frequentato un anno di superiori a Greeley, Colorado, alla Northridge High School. Ho lavorato come organizzatrice di eventi per il Consorzio turistico di Madesimo. Attualmente studio giurisprudenza all'Università degli studi di Trento.

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