Università, la Provincia di Trento deve 200 milioni di euro all’Ateneo

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Con una lettera inviata ieri a tutta la comunità universitaria il rettore Paolo Collini ha voluto precisare e spiegare nel dettaglio la natura del credito che l’università di Trento vanta nei confronti della Provincia, che sommando i mancati pagamenti degli ultimi cinque anni arriva alla cifra di 200 milioni di euro. La Provincia non ha saputo cioè mantenere con la giusta tempistica gli obblighi della delega provinciale per il finanziamento dell’università. Nonostante le accuse dell’ultima settimana verso l’attuale Presidente della Provincia Ugo Rossi, i maggiori crediti si sono però accumulati durante la scorsa presidenza Dellai.

Quando sono stati accumulati i debiti?

Le mancate erogazioni provinciali, al netto della quota premiale ed edilizia, sono state di 54 milioni e 584.392 euro nel 2011 (importo condizionato da residui di anni precedenti ex accordo di programma), di 54 milioni e 45.016 euro nel 2012, di 25 milioni e 967.188 euro nel 2013, di 33 milioni e 727.673 euro nel 2014, nel 2015 di 13 milioni e 633.369 euro nel 2015 e di 3 milioni e 509.600 euro nel 2016.  Ed è proprio questa diminuzione progressiva che il rettore vuole sottolineare, facendo notare che nel suo anno di competenza (ricordiamo che Paolo Collini è entrato in carica nell’aprile 2015) la cifra è molto ridotta rispetto agli anni precedenti.

Quando verranno pagati i soldi che spettano all’università?

Collini nel 2016, ovvero nel primo bilancio che si è trovato ad affrontare, ha chiesto che la Provincia redigesse un piano di rientro. Questo piano prevede che dal 2018 la Provincia eroghi quanto dovuto ogni anno, con l’aggiunta dei debiti pregressi per un una somma di almeno 30 milioni annui finché tutto il debito sarà esaurito. A garanzia della capacità effettiva di versare queste somme la Provincia ha indicato il fatto di avere ingenti disponibilità liquide, oltre 600 milioni di euro, attualmente bloccate da vincoli di cassa.

Questi mancati pagamenti hanno avuto influenze negative sull’attività dell’università?

Il rettore per rispondere a questa domanda prende in esame i dati dell’ufficio personale dell’ateneo, dove dal 2011 al 2016 ci sono state 159 nuove assunzioni, di cui 55 nel 2016, rispetto 119 cessazioni. L’incremento è stato quindi di 38 unità, di cui ben 29 dovute al saldo attivo 2016, con un aumento dell’organico del 7%, in controtendenza al -9% delle università statali. Secondo Collini quindi il credito dell’università nei confronti della Provincia “non ha influenzato i piani di reclutamento, le spese per la didattica, la ricerca o la manutenzione”, aggiungendo che la situazione è “da seguire attentamente, ma non deve generare allarmismi ingiustificati o strumentali”.