L’università ha i conti in rosso ma non si può dire

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La notizia di cui si sta discutendo da ormai una settimana sui giornali e nella politica trentina è quella del debito di 200 milioni che negli anni la Provincia di Trento ha accumulato nei confronti dell’ateneo. Il rettore Paolo Collini, intervenendo per puntualizzare le cifre di questi mancati pagamenti all’università, si era premurato di rassicurare tutti, affermando che il credito nei confronti della Provincia “non ha influenzato i piani di reclutamento, le spese per la didattica, la ricerca o la manutenzione”, insomma che i 200 milioni in meno nella casse dell’università non hanno influito sul finanziamento e sulle performance della stessa. In realtà le cose non stanno esattamente così, e sono gli stessi bilanci dell’ateneo a confermarlo.

Domenica sulle pagine del Corriere del Trentino si discuteva del debito e di quanto questo sia dovuto alla delega provinciale che fa sì che l’università, da sei anni a questa parte, sia finanziata direttamente dalla Provincia autonoma di Trento. Simone Casalini scriveva che “l’ateneo con le casse vuote, costretto a dilapidare risparmi e fondi per studenti e ad accendere un mutuo, è un’immagine spiazzante. Quasi surreale, ma non in senso rivoluzionario. Piuttosto regressivo. Il re nudo (e senza l’argent) ha riaperto la discussione sulla delega provinciale: l’unica evidenza era la certezza del finanziamento, con un surplus rispetto a quello statale, ora sacrificata in nome del Patto di stabilità”. L’accusa di chi in questi giorni si è indignato per la notizia sembra perciò essere il fatto che la Provincia faccia dell’università il suo fiore all’occhiello, salvo poi dimenticarsene quando ci sono da accordare i finanziamenti dovuti. Ma la situazione è davvero così tragica?

Sfogliando il documento di bilancio pubblicato a luglio 2016, che fa quindi riferimento all’anno precedente, ci si imbatte nella voce “Rischi ed incertezze”, dove si può trovare il seguente passaggio:

“Altra situazione d’incertezza riguarda i crediti verso la Provincia autonoma di Trento per il mancato trasferimento delle risorse finanziarie collegate alle assegnazioni riconosciute. L’Ateneo ha sino ad oggi fatto fronte alle esigenze di cassa utilizzando le riserve (meramente finanziarie) derivanti dal fondo premi agli studenti, dai fondi accantonati a copertura di esigenze particolari (ora trasformate in riserve patrimoniali) e dalle ingenti disponibilità generate dall’acquisizione dei progetti finanziati dall’Unione Europea e da un rallentamento nell’attuazione dei piani edilizi”

Oltre a raschiare il fondo del barile è la stessa università che ammette un rallentamento nell’attuazione dei piani edilizi. Un sostegno a questa tesi si può trovare anche alla voce “Mutui e Debiti verso le banche”, dove viene messo nero su bianco che:

“I debiti per anticipazione di cassa rilevano, per la prima volta nella storia dell’Università degli Studi di Trento, un debito verso il tesoriere Banca Popolare di Sondrio di euro 2.560.270 per utilizzo di anticipazioni di cassa che l’Ateneo non è riuscito a ripianare entro l’esercizio a causa di insufficienti trasferimenti di finanziamenti stanziati dalla Provincia autonoma di Trento, principale ente finanziatore dell’Ateneo”

Cioè, siccome la Provincia non ha pagato i finanziamenti dovuti, l’ateneo, per la prima volta nella sua storia, è stato costretto ad accendere un mutuo di due milioni e mezzo di euro con una banca per un’anticipazione di cassa, strumento che l’università utilizza sempre più spesso, come si capisce da queste righe:

“La parziale copertura del fabbisogno finanziario dell’Ateneo da parte della Provincia autonoma di Trento ha comportato il ricorso sempre più consistente all’anticipazione di cassa, strumento di tesoreria finalizzato a fronteggiare lo sfasamento temporale tra i flussi in uscita e quelli in entrata, nonché il mancato rimborso della stessa entro la fine dell’esercizio. L’utilizzo medio mensile dell’anticipazione di cassa è stato nel 2015 pari ad euro 9,4 milioni”

Analizzando invece un altro documento, il Bilancio di previsione triennale (2017-2019), si può notare che le previsioni per l’anno in corso e per i successivi non sono delle migliori: si prevede un risultato economico presunto in rosso di circa 3 milioni nel 2017, 10 milioni nel 2018 e 12 milioni di euro nel 2019. L’equilibrio tra costi e ricavi sarà quindi garantito dall’utilizzo di riserve di patrimonio netto. Questi numeri non indicano necessariamente difficoltà finanziarie imminenti, ma certamente possono contribuire a creare un quadro più completo per capire se effettivamente il rettore abbia ragione o voglia mantenere le acque calme quando afferma che la situazione “non deve creare allarmismi ingiustificati o strumentali”.

Da più fronti ora si chiede la messa in discussione della delega provinciale, nata con lo scopo di garantire finanziamenti certi e maggiore autonomia all’università nel programmare il futuro, ma che alla luce degli ingenti debiti della Provincia nei confronti dell’ateneo, fa nascere dubbi sulle priorità della Provincia stessa e sulla volontà di includere l’università in queste priorità.

Tutti i documenti finanziari dell’ateneo si possono consultare e scaricare qui.