La mia Siria

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Articolo e foto di Giulia Pilloni

Le notizie che ci arrivano dal fronte siriano sembrano essere molte e ci fanno pensare di poter avere un rapido monito della situazione siriana, nell’era dei media ogni notizia ci è a rapida portata di mano ma è sufficiente per conoscere la verità?

Solidaritè Identites Onlus opera in diversi paesi, dalla Siria, fino alla Birmania, dal Kosovo alla Crimea, sostenendo popoli diversi tra loro e da noi, ma tutti impegnati nella stessa lotta, nella difesa della propria identità, della propria terra, della propria libertà e autodeterminazione, in una società tesa alla standardizzazione e alla etero direzione.

Dall’inizio del conflitto Sol.Id è impegnata sul fronte siriano, al fianco di tutti quei cittadini che ancora non si sono arresi e da 6 anni combattono una estenuante guerra contro il terrorismo. Molte cose sono state dette e molte ragioni sono state elette a causa di questo conflitto, si parla di una opposizione alla dittatura di Bashar Al Assad, di un gruppo di coraggiosi ribelli pronti a morire per la difesa di un concetto democratico e si parla di un conflitto religioso causato dalla coesistenza di diversi credi che si combattono l’un l’altro, ognuno per la supremazia del proprio Dio. Nel primo caso si dà giustificazione a questo conflitto, legittimità e sostegno per di più e nel secondo caso ci sentiamo al sicuro, in Italia non abbiamo di questi problemi religiosi, da noi un tipo di guerra del genere non potrebbe mai arrivare e ci sentiamo salvi nelle nostre case, lontani da questo pericolo.Un vero peccato che in nessuno dei due casi ci sia ragione, perché questo conflitto ci riguarda eccome e rappresenta una grande minaccia per l’Europa intera, perché si parla di una guerra contro il terrorismo che ha un fronte aperto contro tutto il mondo e si parla di un presidente lasciato quasi solo a combattere una battaglia per la difesa del proprio popolo.

Bashar Al Assad, figura fortemente discussa, dibattiti su dibattiti sono stati portati avanti con fervore nei nostri salotti, tra posizioni filo e contro Assad, ma la vera domanda è: cosa desidera il popolo siriano? Perché noi occidentali abbiamo troppo spesso l’abitudine di imporre le nostre politiche all’estero, di analizzarle attraverso i nostri standard ed esigenze, ma i valori democratici che tanto difendiamo dovrebbero in realtà insegnarci il contrario e allora proviamo per una volta ad ascoltare un popolo che da 6 ci parla e prova a gran voce a raccontarsi senza che nessuno abbia reali intenzioni di ascoltarlo.

E’ il secondo anno che vado in Siria e ogni volta di più vedo l’incredibile voglia di questo grande popolo, che è quello siriano, di vincere questa sanguinosa e lunghissima guerra contro il terrorismo dei ribelli e vedo la volontà di farlo accanto al proprio presidente, Bashar Al Assad, unica alternativa alla violenza e alla distruzione perpetrata dal terrorismo, alternativa al terrore che ho letto negli occhi delle madri e delle loro figlie, sequestrate e umiliate da quei ribelli che in occidente difendiamo, finanziamo e armiamo, noi i carnefici e le vittime di una potentissima azione mediatica ai danni della Siria e di tutto il popolo siriano; si, perché troppe sono state le bugie che hanno accompagnato questo conflitto e la nostra ignoranza e superficialità ha per troppo tempo coperto il fianco ad una sanguinosa e mirata azione di violenza ed è arrivato il momento per noi di difendere ciò che è giusto, di essere porta voci della verità.

Ho visto una Siria fortemente colpita ma che con grande orgoglio reagisce a testa alta, ho incontrato famiglie costrette ad abbandonare le loro città asserragliate dai ribelli per fuggire nelle zone libere e più sicure sotto il governo legittimo siriano, ho letto nei loro occhi e negli occhi delle madri dei giovani martiri il dolore e l’immenso sacrificio che questo popolo è da anni costretto a subire per colpa anche delle menzogne che gli interessi politici alzano a propria utilità e mi sono chiesta chi fossimo noi per dire a questo popolo, che tanto avrebbe da insegnarci, cosa sia meglio per loro, chi fossimo per decidere che il presidente dal quale trovano riparo sia peggio dei terroristi dai quali fuggono.

Abbiamo attraversato città completamente rase al suolo dall’odio dei ribelli, abbiamo camminato sulle macerie di quello che sembra un mondo distrutto ma che ancora invece combatte e mentre tutto sembra fermo all’ultimo colpo di mortaio vediamo invece un inarrestabile movimento, volto alla ricostruzione, vediamo come niente alla fine si sia fermato davvero, nella speranza della vittoria, progetti di accoglienza alla famiglie costrette ad abbandonare la propria città, piani di ricostruzione, cura dell’istruzione e della sanità. Con le minime risorse, nella situazioni più sfavorevoli, senza acqua, luce, benzina, il popolo siriano vince contro chiunque tenti di opporsi al loro desiderio di libertà e lo fa portando al mondo un grande esempio di forza e orgoglio. Oltre le coste del mediterraneo, la Siria, culla della civiltà, madre dell’alfabeto combatte con grande sacrificio, una guerra per la difesa del mondo intero dalle barbarie di terroristi distruttori e tagliagole, a questo grande popolo dobbiamo il nostro aiuto li dove ne hanno più bisogno, nella loro patria.

 

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Il Post qui ricostruisce cosa sta accadendo in Siria dal’inizio, mentre qui aggiorna sugli ultimi avvenimenti.

Vice Italia qui e qui prova a rispondere alle domande più frequenti e spinose sulla questione siriana.

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La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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