Volti francesi | Le Pen à droit, Macron au centre, Hamon à gauche

, Esteri

di Domenico Leone, Studente di Giurisprudenza

 

Il 2017 sarà un anno decisamente importante per l’Unione Europea: oltre a vedere il possibile inizio delle trattative con il Regno Unito per la Brexit, si svolgeranno varie importanti elezioni in Stati membri come Paesi Bassi, Germania e Francia.
Di quest’ultima ci occuperemo nel seguente articolo e più precisamente faremo brevi ritratti di candidati. Prima di cominciare, precisiamo che l’elezione del Presidente della Repubblica francese avviene a suffragio universale diretto e sono previsti due turni: per essere eletto direttamente al primo turno (domenica 23 aprile), un candidato deve raggiungere la maggioranza assoluta (mai successo ad oggi), altrimenti si procede al secondo turno per un ballottaggio (domenica 7 maggio), con i due candidati con più voti.

 

Nicolas Dupont-Aignan

I candidati ufficiali alla carica sono nove. Partiamo da Nicolas Dupont-Aignan: se non avete seguito a fondo il tema, è molto probabile che il nome non vi dica nulla, e di certo non è tra i favoriti, anche solo in ambito mediatico. Dupont-Aignan è il candidato (e presidente) di Debout La France ed è un membro dell’Assemblea nazionale; il partito ha posizione gollista (vuole quindi uno “stato francese forte” nello scacchiere internazionale) ed è nato con l’uscita di Dupont-Aignan dall’UMP di Sarkozy, perché considerato troppo vicino agli Stati Uniti. Il candidato, in favore di una più forte sovranità francese, si è espresso contrario alla NATO, sostenendo che la Francia dovrebbe lasciarla e rinforzare il proprio esercito, ripensando la posizione dello stato francese in Europa. Ritiene inoltre che sia necessario limitare l’immigrazione dando al contempo più forza alla produzione interna. In campo economico e finanziario, è interessante la sua proposta di dividere le banche d’investimento da quelle di semplice deposito, tema molto delicato e legato all’attuale crisi economica e finanziaria. Il candidato segue poi una linea laica, ecologista e contraria al maltrattamento animale. È infine contrario allo smantellamento dello stato sociale, essendo invece intenzionato a potenziare il sistema, soprattutto in ambito di sanità pubblica.

 

Philippe Poutou e Nathalie Arthaud

Per i candidati “a sinistra della sinistra” abbiamo Philippe Poutou e Nathalie Arthaud, rispettivamente del Nuovo Partito Anticapitalista e di Lotta Operaia, entrambi di posizioni comuniste, entrambi con programmi difficilmente rintracciabili ma facilmente intuibili, nonché candidati che improbabilmente supereranno percentuali molto basse, soprattutto per la presenza in gioco di personaggi ben più forti. Possiamo ben immaginare che, allo stesso modo, il loro anche piccolo elettorato farà la sua parte una volta arrivati al ballottaggio, in caso i candidati, che probabilmente non supereranno il primo turno, decidano di appoggiare ufficialmente uno degli avversari.

 

Jean-Luc Mélenchon

Il “Bernie Sanders” francese, Jean-Luc Mélenchon, ex presidente del Partito di Sinistra, ha numeri simili al candidato socialista Benoit Hamon, con il quale ha recentemente rifiutato un’alleanza per unificare la sinistra, e si presenta con La France insoumise – il cui programma si fonda su varie linee guida: il passaggio ad una “Sesta Repubblica” con una nuova assemblea costituente, per una carta fondamentale più ecologica e sociale; una migliore redistribuzione della ricchezza; una necessaria pianificazione ambientale per combattere il cambiamento climatico; l’uscita della Francia dai Trattati UE, colpevoli di bloccare l’investimento pubblico con l’austerità, causata delle “ossessioni ideologiche” della Commissione europea e della Grande Coalizione tedesca. Il programma si presenta critico nei confronti della NATO e delle politiche imperialistiche statunitensi, ritenendo più importante concentrarsi sulla posizione internazionale della Francia all’interno delle Nazioni Unite come forza di pace e non di guerra; favorisce il “progresso umano”, con un conseguente e necessario potenziamento dello stato sociale, sostenendo investimenti pubblici in campo di ricerca scientifica per espandere i “confini dell’umanità”. Personalmente Jean-Luc Mélenchon critica l’attuale assetto europeo e NATO, mentre sui diritti individuali, si è espresso a favore di matrimoni tra omosessuali ed eutanasia. Si tratta quindi di un forte candidato per la sinistra, ma è difficile che senza un’alleanza riesca ad ottenere i numeri necessari a competere con i suoi più forti avversari, Marine Le Pen ed Emmanuel Macron.

 

Benoît Hamon

Mantenendosi sulla Gauche troviamo Benoît Hamon, recente vincitore delle primarie del Partito Socialista contro l’ex primo ministro Manuel Valls. Hamon è stato Ministro dell’Educazione prima di lasciare il governo, mal sopportando l’abbandono del governo di un programma socialista. Anch’egli ammiratore dello statunitense Sanders, rappresenta la sinistra del Partito Socialista: la sua proposta più interessante è sicuramente la creazione di un reddito minimo di cittadinanza, per contrastare l’imminente rivoluzione tecnologica, in cui buona parte della popolazione resterà disoccupata a causa dell’automazione dei processi produttivi; favorevole alla legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia, si batte anche per forti investimenti sulle energie rinnovabili, criticando il punto di vista neoliberista, che starebbe invece distruggendo il pianeta nella fanatica ricerca di un’infinita crescita economica. Hamon ha ricevuto il supporto di Yannick Jadot, il candidato dei Verdi alle presidenziali, che si è ritirato dalla corsa alla carica. Hamon è quindi uno dei due candidati “classici” di queste presidenziali, insieme a François Fillon, rappresentando entrambi i partiti storici di sinistra e destra; ciò nonostante, nei sondaggi entrambi risultato sfavoriti rispetto ai loro meno tradizionali avversari, Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

 

François Fillon

Passando proprio a Fillon, per un identikit dell’inaspettato vincitore delle primarie dei Repubblicani vi rimandiamo al nostro precedente articolo, limitandoci invece ad aggiungere gli ultimi fatti di cronaca, che lo vedono protagonista di uno scandalo e di un’inchiesta rinominata dalla stampa “Penelopegate”, dal nome della moglie del candidato che, insieme a due dei suoi figli, avrebbe ricevuto con il suo benestare uno stipendio pubblico come assistente parlamentare (lavoro ovviamente non svolto). L’inchiesta aperta dalla procura ha affossato l’immagine di Fillon, che ora da favorito al ballottaggio contro la Le Pen viene considerato perdente al primo turno contro Macron; le ultime notizie lo vedono prima intenzionato a ritirarsi in caso di processo penale, per ritrattare subito dopo, sostenendo di voler continuare la corsa, lasciando la destra davanti alla sua ostinazione, destra che lo avrebbe volentieri sostituito con Alain Juppé, che ha però già dichiarato di non intendere sostituirsi a un rinunciatario Fillon.

 

Ed eccoci giunti ai due più probabili finalisti della carica contesa, Marine Le Pen da una parte, Emmanuel Macron dall’altra.

 

Marine Le Pen

La prima è la candidata del Front National, di cui è presidente, nonché eurodeputata. Ha preso il posto del padre a capo del partito presentandosi rispetto a lui di idee “più moderate”. È chiaramente considerata il candidato più “spinoso”: euroscettica al massimo, ha visto con favore sia il voto dei britannici sulla Brexit sia l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Le sue idee non sono difficili da elencare: propone incentivi al consumo di prodotti locali, diminuendo quindi l’importazione; ritiene necessaria una politica sociale più meritocratica e meno egualitaristica; l’immigrazione è da limitare e con essa anche la cessione della cittadinanza, che dovrebbe essere più controllata e meritata; è favorevole al totale laicismo dello Stato, vietando sussidi per i culti. In campo di diritti civili, è favorevole al rafforzamento delle politiche familiari e si dice contraria ad aborto ed eutanasia, come anche alla legalizzazione delle droghe leggere. Per quanto riguarda la sicurezza, punta a potenziare il corpo di polizia e a migliorare la situazione delle carceri, nonché a reintrodurre la pena di morte per i reati più gravi. In politica estera è notoriamente contraria all’UE e all’euro, ritiene che la Francia debba lasciare la NATO e sospendere la circolazione concessa nella zona Schengen.

 

Emmanuel Macron

Il secondo, Emmanuel Macron, è il candidato di En Marche!, ha quarant’anni ed è considerato il più probabile sfidante della suddetta. Ministro dell’Economia nel governo Valls II, ha lasciato la carica e il partito per candidarsi fuori dal Partito Socialista, alle cui primarie non ha partecipato. Macron è facilmente assimilabile all’ex premier italiano Matteo Renzi, anch’egli giovane e “rottamatore”. Ha studiato musica, filosofia ed infine economia, arricchendosi come banchiere per Rothschild; ha fondato il movimento En Marche! cercando una soluzione ai problemi della nostra epoca fuori dai tradizionali schemi di destra e sinistra, soluzione squisitamente centrista, dunque: Macron parla di riforme pro mercato e di competitività, di aprire le porte ai migranti e di incrementare i fondi all’intelligence per combattere il terrorismo.  Favorevole agli stretti accordi commerciali con il Nord America (CETA e TTIP), la sua posizione resta ambigua nelle sue parole, ha lavorato per il Partito Socialista, ma non si definisce un socialista, preferendo semplicemente “liberale”, segue linee neoliberiste e si presenta come la “sinistra” trendy e vicina ai giovani, sulla scia di leader come Matteo Renzi e Justin Trudeau. Per usare il lessico statunitense, un candidato decisamente dentro e pro establishment, con Macron a capo dello Stato francese possiamo aspettarci una Francia con un’ottima immagine a livello internazionale e ben accetta dai grandi gruppi economico-finanziari. A suo favore si è ritirato il candidato centrista Francois Bayrou, cosa che ha ovviamente suscitato critiche nella Gauche.

 
Questi sono, quindi, i candidati alle prossime presidenziali: manca ancora più di un mese e ancora molto può succedere, sia in comizi e sia in vita privata, notando quanto uno scandalo possa spostare grandi numeri di elettori, cambiando le sorti dei candidati: è successo con Fillon e potrebbe succedere alla Le Pen, con l’ennesima perdita della sua immunità parlamentare come eurodeputata, che però sembra non esserle costata molti consensi.
In ultima analisi, con i sondaggi attuali abbiamo una chiara lotta finale tra Macron e Le Pen, quale dei due sia più auspicabile, lo lasciamo al giudizio dei lettori; dopotutto, ci troviamo di fronte ad una situazione molto simile alle ultime elezioni presidenziali statunitensi, seguendo Macron la linea di Hillary Clinton, la Le Pen quella di Donald Trump, con una destra anche ora spaesata e una sinistra divisa. Lasciamo intanto che i candidati continuino le loro campagne e sempre su queste pagine ci riaggiorneremo per la finale o per una prospettiva post facto.

 
di Domenico LeoneStudente di Giurisprudenza

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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