Il candidato ologramma. Mélenchon e il sogno dell’ubiquità (e dell’immortalità)

Si vota in Francia oggi e fra i candidati c’è anche Jean-Luc Mélenchon, uomo della sinistra radicale, che in campagna elettorale è riuscito a sconfiggere le leggi dello spazio, conquistando l’ubiquità.

Lo ricorda oggi il sociologo francese Marc Lazar su Repubblica. Mélenchon è stato fra i primi politici ad utilizzare «in due occasioni un ologramma per essere presente fisicamente in un luogo e virtualmente in molti altri». Lo scorso 5 febbraio per esempio, nel suo primo grande comizio elettorale, era fisicamente a Lione. Il suo ologramma tridimensionale – con appena due secondi di differita – su un palco di Aubervilliers, nella balieu parigina.



Non è poi molto diverso dallo trasmettere in video (o in radio) uno stesso comizio. Benito Mussolini annunciò la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna da un balcone in piazza Venezia a Roma. Ma lo fece in contemporanea in molte piazze d’Italia, dove le folle festanti si erano raccolte per ascoltare l’annuncio, con i microfoni ad amplificare le radio. “Vincere e vinceremo”.

Eppure vedere oggi in video l’ologramma di Mélenchon fa ancora lo stesso effetto di guardare Star Wars o altri film di fantascienza, dove per altro la stessa idea è stata anticipata da tempo. Come ogni novità s’immaginano i possibili risvolti, in cui la fantasia si mescola alla realtà del presente e del futuro prossimo. Lo fa benissimo una serie televisiva di Netflix, Black Mirror, che estremizza l’evoluzione tecnologica, disegnando un futuro distopico, ma non troppo distante dalla realtà e per questo decisamente inquietante.



Ma senza fare passi troppo avanti rispetto al presente, la tecnologia degli ologrammi sta già cercando di dare una risposta a uno dei più diffusi desideri dell’umanità: riuscire ovvero a sconfiggere la morte. Se ne parla da anni nel mondo della musica. Nel 2012 il rapper Tupac Shakur – o meglio: il suo ologramma – tornò su un palco, 16 anni dopo esser stato ucciso. Anche i Queen pensarono di far risorgere in questo modo Freddie Mercury, ma l’idea portò alla ribellione di una buona parte dei fans. L’idea non fu abbandonata del tutto, ma tornò nel tour dei Queen con Adam Lambert. Dove però all’ologramma si preferì un omaggio, con Freddie proiettato su uno schermo a cantare con il pubblico “Love of my life”.



La morte nel 2009 di Michael Jackson rese il dibattito di stringente attualità. E la risurrezione ci fu davvero, nel 2014 durante i Billboard awards, con l’esibizione di un morto, apparentemente vivo, sulle note di “Slave to the rhythm”. Ancora una volta con lo stesso dubbio etico. Quanto è giusto rivivere certi momenti, al di là dei confini stessi che dà la vita? In fondo non è una finzione troppo diversa dal playback, o no?



L’innovazione portata nella politica da Mélenchon sembra comunque dare un diverso assaggio della potenzialità degli ologrammi. Cercando in internet è facile già trovare i possibili risvolti della telepresenza olografica, la possibilità di interagire con una persona distante come se fosse realmente presente davanti a noi. È una frontiera verosimile della comunicazione, con aziende che stanno già investendo per sostituire con ologrammi le teleconferenze. Facile immaginare che lo stesso accadrà nelle Università, con gli ologrammi dei docenti che potranno tenere lezioni a distanza.

Ma ci sono aziende che già stanno studiando la possibilità di installare proiettori di ologrammi nei cellulari. Così che potremo noi stessi trasferirci a distanza di chilometri. Oppure entrare in contatto, nella nostra realtà, con gli ologrammi virtuali di ciò che non esiste nella realtà: un’evoluzione di ciò che già fa Pokémon go, per esempio. Con un risvolto inquietante: la possibilità ovvero che in futuro si possa sostituire la compagnia delle persone, con rapporti con ologrammi virtuali. Idea inverosimile? Lo si dovrebbe chiedere a chi già immagina un futuro in cui si potrà fare sesso con i robot, legalizzando pure il matrimonio. Ci si potrà innamorare anche di un fantasma?

Daniele Erler

Giornalista praticante all'Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino (www.ilducato.it), collaboratore quotidiano Trentino dal 2012, stage in redazione a la Stampa, direttore de L'Universitario dal 2016, laureato in Storia all'Università di Trento // Twitter: @daniele_erler

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