Intervista a Manuel Smaniotto, batterista dei The Panicles

Open Act dei deep Purple nel 2013, protagonisti nel 2015 di Just Discovered per Mtv New Generation, tra le prime dodici band alle Auditions di X Factor 9, vincitori del Supernova Music Festival e finalisti del Festivalshow 2015, appena un mese fa i The Panicles rilasciano un nuovo ep dal titolo Il Mondo Tace, da cui è tratto il brano omonimo con cui hanno partecipato alle selezioni di Sanremo Giovani, arrivando nella rosa dei sessanta finalisti. Abbiamo intervistato per voi Manuel “Mavel” Smaniotto, batterista della band.

Partiamo con una domanda semplice: come è nato il gruppo?

Ti anticipo che faccio parte del gruppo da un anno e mezzo, quindi in realtà le origini della band non le ho vissute. Il tutto è nato a Venezia ad opera di Michele (voce e chitarra), che assieme a Mattia (bassista) e Carlo (batterista) ha iniziato a scrivere dei pezzi e tutto il resto è venuto da sé: dopo qualche concerto hanno iniziato a far fortuna e già nel 2009 si esibirono al “Get on Stage!” di Aalborg in Danimarca. A cavallo tra il 2009 e il 2010 i Panicles sonorizzarono due spot trasmessi sui canali Web, nel 2011 iniziarono ad aprire i primi concerti per gruppi come i Ministri e i Verdena, Motel Connection, The jains e Bandabardò. Ed ecco che dopo alcuni cambi di line-up  la formazione attuale del gruppo è: Michele Stefanuto, voce e chitarra, me alla batteria ed Enrico Geromin al basso.

Da cosa deriva il nome del gruppo?

Questa la so! In principio il gruppo faceva prova nei pressi di un capannone in cui c’erano delle pannocchie. Da vari giochi di parole su questo termine si arriva a  ‘pannocchie’, ‘pannocchioni’ e poi “Panicles”, che potrebbe significare anche ‘senza panico’ (panic less). Io avrei scelto un altro nome però…

Ho sentito che siete arrivati tra i primi sessanta alle selezioni di Sanremo Giovani dove avete partecipato con il vostro nuovo singolo “Il Mondo Tace” tratto dall’album omonimo. Come è stata questa esperienza?

Mentre scrivevamo i pezzi del disco, abbiamo pensato che sarebbe stata una buona idea partecipare, specialmente perché quest’ultimo disco registrato è il primo totalmente in italiano. Abbiamo deciso che “il mondo tace” sarebbe stata la traccia più adatta, quindi ci siamo iscritti e una volta in studio con il nostro produttore ci è arrivata una chiamata dal nostro manager che ci diceva che eravamo stati selezionati tra i primi sessanta. Siamo partiti per Roma emozionatissimi e a Saxa Rubra non abbiamo suonato cover come a x factor, ma qualcosa di nostro e originale. Credo che la performance sia stata molto convincente, ma a quanto pare non ha convinto i giudici, perché non siamo poi passati. Deve essere un periodo difficile per le band in questo momento, perché come noi nessuna altra band è  passata alle selezioni.

Di cosa parla il vostro nuovo ep “Il Mondo Tace” e come è stato concepito?

L’ep parla principalmente d’ amore, ma non solo. Parla di quella situazione che si crea nel momento in cui sei innamorato di una persona ma anche di una passione, di un’arte. Quando questo succede è come essere un po’ isolati, non senti più il frastuono che è intorno, hai solo quella cosa in testa ed è bellissimo perché ti sembra di esserti liberato da qualcosa che prima ti vincolava e ti limitava un po’. In quel periodo poi eravamo tutti e tre innamorati. È molto diverso rispetto agli altri album, è molto più diretto proprio essendo stato scritto in italiano. Penso sia di un livello alto, nel senso che oggi scrivere testi in italiano che abbiano significato e che rimangano non è scontato. Anche la risposta del pubblico mi sembra positiva, quindi io spero che sia piaciuto. Gli album precedenti erano un po’ più indie rock, questo è molto diverso sebbene la componente rock sia comunque preponderante.

Raccontaci qualche aneddoto divertente vissuto con la band.

Per esempio, ‘questa notte dormirò’ è nato in maniera un po’ bizzarra. Io e Michele eravamo ubriachi appena usciti da un concerto alle quattro di notte e avevamo ancora voglia di suonare. In Abbiamo una cantina accanto alla sala prove e siamo stati dentro tutto il tempo svegli a scrivere questa canzone, altro che dormire. Ma forse la scena più divertente è stata quella vista in un locale quando abbiamo involontariamente portato dentro un topo: eravamo in sala prove e ci stavamo preparando per andare a suonare fuori città, quando un topo è entrato nelle casse dell’impianto audio. Ce lo siamo portato dietro per 100 km di viaggio fino a quando non siamo entrati nel locale dove ci saremmo esibiti. Durante il soundcheck il topo esce dalle casse e inizia a correre per tutta la sala con i camerieri dietro che tentavano di farlo uscire. Ebbene siamo stati zitti e abbiamo fatto finta di nulla nonostante sapessimo di averlo portato noi.

Quali sono i vostri prossimi eventi in programma?

Attualmente i Panicles hanno deciso di prendersi una pausa a causa di esigenze personali, nulla di preoccupante. Il primo maggio in ogni caso speriamo di riuscire ad esibirci a Roma e quello sarebbe l’ultimo saluto. In ogni caso torneremo. Ci vorrà un po’ ma sono certo che torneremo.

Per finire, ci tengo a dire che avere una band è una cosa meravigliosa, ti permette di creare qualcosa di originale e di personale. Dà la capacità di esprimersi in maniera sincera perché ci vuole impegno, certo, ma i risultati alla fine arrivano. Oggi forse non si vede la musica come strumento capace di comunicare tanto quanto lo si concepiva qualche anno fa, ma è proprio questo ciò di cui noi vogliamo riappropriarci. Le nostre canzoni vogliono comunicare emozioni, hanno un significato, non vogliono solo essere un fenomeno commerciale.   

 

 

Cecilia Passarella

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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