Europa. Enrico Letta: «Smettiamola di parlare solo di Erasmus»

TRENTO – Un’Europa da ripensare e costruire meglio, tutti insieme. Ed è proprio il fatto che non si possa pensare di cambiare l’Europa senza coinvolgere tutti i cittadini europei uno dei punti più importanti dell’intervento di Enrico Letta al Festival dell’Economia.

L’ex Presidente del Consiglio è infatti molto lucido nelle sue analisi: l’Europa è oggi molto distante da troppe persone e soprattutto sta fallendo nel comunicare e cercare di riavvicinare ai valori comuni queste soggetti.

 Letta fa subito l’esempio dell’Erasmus: “se ogni volta che parliamo dell’Europa portiamo come unica nota positiva l’Erasmus facciamo un grande errore, perché lo hanno fatto poche persone. L’Europa deve parlare a tutti, non solo a chi ha fatto l’Erasmus”. A confermare questa sbagliata comunicazione dei benefici dell’Europa è anche Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per La Repubblica, che incontra lo stesso problema quando parla con le persone che intervista nella periferie tedesche.

La giornalista dice infatti che molto spesso le persone con cui parla le dicono che loro non hanno fatto l’Erasmus, i loro amici non lo hanno fatto e in buona sostanza a tutta la loro cerchia di conoscenti non interessa nulla degli scambi europei. Queste persone non saranno mai convinte di votare chi cerca di far leva su queste argomentazioni, ma piuttosto chi parla delle cose che stanno loro a cuore, e seppur con soluzioni spesso discutibili, questi sono quelli che l’opinione pubblica chiama sempre più spesso populisti, in un calderone ormai indistinguibile.

Letta continua parlando di un’amara verità: va all’estero chi se lo può permettere, chi cioè ha alle spalle una famiglia che può sostenerlo. Sono sempre di più infatti le famiglie che spediscono qualche settimana i figli a studiare in college inglesi durante gli anni delle superiori. Esperienze sicuramente formanti e utili, ma che nella realtà pochi possono permettersi. E qui arriva la proposta di Letta: perché non istituire un Erasmus obbligatorio a 16 anni? Come parte integrante del percorso scolastico di ogni giovane europeo?

Questo sì che sarebbe davvero un elemento che farebbe sentire tutti più europei, soprattutto quelle famiglie che altrimenti non potrebbero permettersi di mandare il proprio figlio a fare un’esperienza all’estero o che sceglierebbero di non farlo. Si capisce quindi che quella di Letta era una provocazione. Non bisogna smettere di parlare di Erasmus in quanto tale, ma come simbolo di un’Europa delle élite. Parlare di generazione Erasmus è ormai diventato solo un clichè, sarebbe ora di metterla davvero in pratica.

Nonostante oggi Letta abbia abbandonato la politica, e si ritrovi a dirigere la Scuola Affari Internazionali dell’Università SciencesPo di Parigi, nei suoi discorsi si scorge quell’acume e quella lungimiranza politica che oggi spesso rimpiangiamo nei nostri rappresentanti nelle istituzioni. Molto intense sono infatti le sue parole sull’Europa e sul futuro: “La sfida è difficile, ma non possiamo evitarla e ci sono le risorse per affrontarla e andare incontro a un nuovo futuro, con e grazie ai giovani, energia di ogni tempo e ogni paese, anche il nostro. Per vincere serve una nuova narrazione positiva dell’Unione, ricordando che è per tutti e di tutti e come tale tutti devono poterla riconoscere. E servono leadership efficaci, che non siano vittima di “corto-termismo”, del brevissimo raggio, limitandosi a essere follower di follower, bensì leader che sappiano guardare lontano, che abbiano il coraggio di testimoniare le proprie convinzioni, come ha dimostrato Macron. Che sappiano dire anche dei “no”, che si assumano la responsabilità della verità».