Elezioni nel Regno Unito – chi, come e perchè adesso

I cittadini del Regno Unito sono oggi chiamati alle urne per rinnovare il proprio parlamento. Sono passati appena due anni dalle scorse elezioni: il 7 maggio 2015 il conservatore David Cameron, primo ministro uscente, ottenne una larga vittoria con quasi cento seggi in più del rivale laburista Ed Miliband. Cameron si è però dimesso in seguito al referendum sull’uscita del suo paese dall’Unione Europea il 23 giugno dell’anno scorso: il suo posto è stato preso dalla ministra dell’interno Theresa May, la quale dopo meno di un anno ha indetto elezioni anticipate. Ecco alcune delle principali cose da sapere:

Perché si torna alle urne? Il governo britannico deve affrontare il difficile compito di guidare il paese nelle fasi di trattativa per l’uscita dall’Unione Europea. Per poter gestire al meglio la Brexit, ha ritenuto opportuno tornare al voto: la speranza del partito conservatore è quella di ottenere ancora più seggi rispetto alle scorse elezioni (in cui avevano ottenuto una larga maggioranza), una sorta di ulteriore legittimazione popolare per poter negoziare il divorzio da Bruxelles con stabilità ed autorevolezza. Ovviamente, il tempismo con cui le elezioni sono state indette non è stato casuale: May ha scelto un momento in cui il partito conservatore era in costante crescita nei sondaggi, mentre i principali rivali attraversavano un momento piuttosto travagliato.

Chi sono i candidati premier? Entrambi i candidati dei principali partiti sono alla loro prima elezione. La premier uscente Theresa May, conservatrice, è infatti subentrata nel ruolo di primo ministro a David Cameron dopo le dimissioni di quest’ultimo; il candidato dei laburisti, Jeremy Corbyn, ha assunto la guida del principale partito di centrosinistra britannico proprio in seguito alle ultime elezioni, dopo che il candidato sconfitto si dimise dalla leadership. Anche il candidato dei liberal-democratici (centrosinistra, più moderato del Labour), Tim Farron, ha assunto la guida del partito dopo le dimissioni del precedente leader Nick Clegg seguite al deludente risultato del 2015. Il Partito Nazionale Scozzese (di sinistra, indipendentista) ricandida Nicola Sturgeon; infine lo UK Independence Party (estrema destra, nazionalista) è guidato da Paul Nuttall, che dopo la Brexit ha sostituito Nigel Farage. Candidati minori sono infine Leanne Wood (Plaid Cymru, partito indipendentista gallese) e la coppia formata da Jonathan Bartley e Caroline Lucas (Verdi).

Qual è lo scenario? Come accennato sopra, i conservatori hanno indetto le elezioni anticipate in un periodo in cui erano particolarmente favoriti dai sondaggi. May ha impostato la campagna elettorale puntando molto sulla sua reputazione di persona esperta, competente e stabile. Tuttavia, nelle ultime settimane il partito laburista è salito molto nei sondaggi: si tratta di un esito piuttosto sorprendente, perché il leader del partito Jeremy Corbyn è considerato una figura piuttosto “di rottura”. Schierato decisamente più a sinistra rispetto al resto del partito, è molto amato da militanti e attivisti del partito nonché dai sindacati, ma non è in ottimi rapporti con l’estabilishment del labour… e non è certamente una figura che attira gli elettori moderati. Tuttavia, Corbyn ha gestito la campagna elettorale in modo proattivo e battagliero, apparendo preparato nei dibattiti e non risparmiando colpi bassi alla premier. Malgrado l’impennata nei sondaggi, è comunque molto difficile che i laburisti riescano a raggiungere i conservatori. Gli altri partiti sembrano destinati ad un ruolo molto marginale, acuito dal sistema elettorale del paese. In particolare lo UKIP che, come movimenti analoghi in altri paesi, era considerato una minaccia dai partiti conservatori più tradizionali, si è molto ridimensionato dopo avere raggiunto l’insperato obiettivo dell’uscita dall’Unione Europea: molti loro elettori sono tornati a rivolgersi al partito conservatore, che sta portando avanti i negoziati con Bruxelles.

Perché conta il sistema elettorale? Il Regno Unito assegna i seggi parlamentari sulla base di un criterio maggioritario puro (first past the post). Il territorio nazionale è diviso in vari collegi (constituencies) dove ogni partito presenta un proprio candidato: quello che prende più voti in un dato collegio ne diviene il rappresentante in parlamento. Questo sistema crea delle distorsioni non di poco conto: un esempio lampante può essere fatto confrontando lo UKIP con il partito nazionale scozzese. Alle scorse elezioni il primo ha preso quasi il triplo dei voti del secondo, ma ha ottenuto un solo seggio contro i 56 dello SNP: questo perché il partito nazionale scozzese non ha ottenuto che briciole in gran parte del paese ma è giunto primo in quasi tutti i collegi scozzesi, mentre lo UKIP ha ottenuto delle percentuali piuttosto costanti che quasi mai, però, sono state sufficienti a risultare primo partito all’interno di una constituency. Ma se il sistema elettorale può penalizzare i partiti minori, i sondaggi paiono escludere che possa determinare l’esito delle elezioni: anche tenendo conto del maggioritario, infatti, il partito conservatore continua ad essere largamente favorito.