#SempreTreOttobre

Il 3 ottobre 2013, intorno alle 6:40, un’imbarcazione usata per il traffico dei migranti si è rovesciata a poche miglia dal porto di Lampedusa. In quel naufragio morirono 368 persone: altre 155 furono salvate solo grazie all’intervento tempestivo dei pescatori dell’isola.

Le reazioni a questa tragedia furono particolarmente sentite e diedero vita all’operazione Mare Nostrum (finora quella che ha sortito i risultati migliori), il cui unico scopo era quello di ridurre al minimo queste tragedie nel Mediterraneo.

Da allora è successo un po’ di tutto: la questione siriana è esplosa in tutto il suo orrore, le rotte dei migranti si sono moltiplicate per terra e per mare, il clima sociale in Europa è diventato incandescente. Il 2015 è stato l’anno dei siriani e dei grandi numeri, con oltre 1 milione di arrivi in Europa; il 2016 è stato l’anno del grande dolore, con oltre 5000 morti in mare in un solo anno, quasi il doppio rispetto all’anno prima.

Poi è arrivato il 2017 ed è stato un anno per certi versi ancora più buio. Dalle accuse alle ONG ad una situazione sociale sempre più tesa, si è arrivati, infine, alla più grande vergogna: gli accordi con i signori della guerra e del traffico degli esseri umani, gli stessi accordi benedetti da quelli del “non possiamo accoglierli tutti” (che a volte ricordano tanto quelli di “INVASIONE!”) che invece di combattere per una maggior solidarietà europea scelgono la via della mazzetta, dei campi di prigionia, del “non vedo-non sento-non parlo”.

Ai tanti esempi buoni di un tempo, quelli che lottano ogni giorno per salvare vite umane, quelli che accolgono, quelli che popolano il nostro quotidiano (se volete dare un’occhiata ad alcune di quelle realtà, vi consiglio “Le città invisibili”, un bellissimo documentario in varie puntate su alcune realtà locali italiane), si sono affiancati questi esempi terrificanti che stanno conquistando, passo dopo passo, sempre più terreno nel comune sentire, sempre più fiducia, sempre più consenso.

Siamo in un momento delicato, quindi. Ed è proprio per questo che serve oggi, ancora più di prima, un momento per trovarsi, raccogliere le idee e le forze, andare avanti insieme. E cosa è meglio dei simboli per fare tutto questo?

Oggi, a Trento come in molte altre città italiane, ci saranno fiaccolate e manifestazioni per le commemorazioni di quelle e di ogni altra vittima dell’immigrazione: coloro che sono morti prima di salpare o in mare o una volta giunti qui; quelli rimasti soli; quelli sfruttati e schiacciati dal nostro sistema. Ma deve essere, una volta di più, anche un momento per darsi la carica l’un l’altro, per contarsi e vedere che, nonostante tutto, non siamo pochi.

E noi studenti dobbiamo avere un ruolo in questo: prendere un’ora di una sera e, invece (o prima) di andare a bere uno spritz in compagnia, scendere per strada, fare un pezzetto di cammino tutti insieme, mostrare (come sappiamo fare: Poplar docet) che sappiamo unire le forze per qualcosa di importante.

Che sia per dare una svegliata alla città o per dire da che parte stiamo, poco importa.

Emanuele Pastorino

Studente di Giurisprudenza e membro dell'associazione Ali Aperte. Vivo a Trento, orgogliosamente come immigrato, da un po' di tempo.

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