Siamo andati alla Bookique e c’erano pasta col tofu, birra e poeti

di Cielo e Pannuccio

 

Questo è il primo di una serie di articoli in cui ci occuperemo, nelle nostre speranze, di illustrare la situazione della poesia a Trento. MEP, Brevintonso, Scripta, Universi Liberi: che cosa bolle in pentola? Speriamo, da qui ai prossimi mesi, di fare un quadro descrittivo ampio, e con l’occasione di parlare un po’ più in generale della poesia di oggi: chi sono i poeti oggidì? Quali sono i loro modelli? Il loro pubblico? Di che cosa parlano? Chiunque si sia posto queste domande converrà con noi che rispondere non è facile, soprattutto perché al giorno d’oggi, inquadrare fenomeni letterari macroscopici è più difficile che in passato. Anche noi abbiamo iniziato da poco ad interessarci di questo mondo esoterico, sotterraneo, di poeti di strada. Ci addentriamo da novizi, con voi, alla Bookique.

Ben vestiti e pettinati ci perdiamo fra le viuzze di Trento: non troviamo la Bookique. Ma poi ci ricordiamo che un palco di poesia è sempre nascosto dietro un parcheggio, e così lo troviamo. Sopra al bancone, c’è il buffet sul quale ci avventiamo come avvoltoi per riempire gli stomaci, i cuori potremo riempirli solo dopo, quando inizierà il certamen alle 21. Il palco sul quale saliranno i poeti è illuminato, ci guarda desolato e in sottofondo c’è musica. Prendiamo al volo due birre, ma non siamo qui per divertirci, o meglio non solo; siamo venuti ad intervistare i novelli poeti, quindi anche per vincere le timidezze iniziali la nostra strategia prevede due bionde medie. Sul fondo del bicchiere troviamo il coraggio di infilarci i panni di giornalisti e andiamo dai poeti, i primi poeti vivi che incontriamo nella nostra vita.

 

Davide da Trieste

Davide è seduto in un angolo, occhiali, sguardo un po’ sognante, maglioncino blu e camicia, sorseggia timidamente un bicchiere di vino bianco e porta i fantasmini – quando si squadra un poeta lo si fa sempre dal basso verso l’alto, se le caviglie sono scoperte non è un poeta (scherziamo). Non siamo molto bravi con le tecniche di abbordaggio, quindi, come dei cavernicoli gli chiediamo del fuoco per accendere le nostre sigarette. Non fuma.

Riusciamo a convincerlo a scambiare due chiacchere con noi fuori dal locale poco prima della performance. Davide ci si racconta un po’: è nato e cresciuto a Trieste – il mio collega non riesce a trattenere l’agitazione, la città di Saba e della pinsa – dove ha frequentato il liceo scientifico, quasi per gioco ha cominciato a scrivere e vista la positiva ricezione di amici e parenti ha deciso di prendersi più sul serio. Da qui nasce la sua esperienza come scrittore. Ha letto Pascoli, qualcosa di Saba e ama molto Leopardi. Studia lettere moderne qui all’università di Trento ed è al primo anno. L’ispirazione per lui nasce dalle situazioni che si trova a vivere e non crede molto in una poesia priva di occasioni. A fare breccia tra i suoi versi, oltre ai temi “civili”, è stato l’amore; un amore che ha conosciuto la frustrazione – sue le parole.

 

Quindi sei innamorato?

Ora no, ma stasera leggerò le poesie di un amore passato…

Si può scrivere poesia d’amore senza essere innamorati?

In un certo senso sì, con un grado di obiettività.

Quasi una trattazione sull’amore?

Non necessariamente, più semplicemente si può descrivere la reazione di chi non ama quando guarda due innamorati che si baciano.

Come sei venuto a conoscenza dell’evento?

Su Facebook seguo alcuni gruppi di poesia, uno di questi, l’associazione Universi, organizza una volta a settimana un incontro di poesia in cui ci si confronta sugli scritti. Tramite un’amica conosciuta a questi incontri sono venuto a sapere dell’evento della Bookique.

Cosa leggi?

Per la verità non leggo molto, vorrei migliorare. Mi piacciono Leopardi, Pascoli, Petrarca, Saba.

Scrivi in metrica?

Sì mi piace pensare che le poesie debbano rispettarla.

Scrivi in endecasillabi giusto? Ma rispetti anche gli accenti?

Sfrutto più che altro le pause e dissonanze, mi piace rendere così il silenzio che a volte alcuni temi suscitano in noi.

Leggiamo una delle sue poesie: parla della vita che fugge, del tempo che corre e ci scivola tra le dita. È in endecasillabi. Tre strofe simmetriche.

 

Francesco da Trento

Appoggiato al bancone scorgiamo un ragazzo scribacchiare veloce qualcosa su un fazzoletto, anche lui con un bicchiere di vino – stavolta rosso – in mano. Bicchiere e tovagliolo diradano i nostri dubbi: è lui il prossimo. Lo preleviamo di forza dal bancone, interrompendo il processo creativo, e lo trasciniamo a un tavolino: la volontà di fare qualche chiacchiera si trasforma improvvisamente nella volontà di sottoporlo a un interrogatorio. Camicia e jeans, senza calzini, capelli scuri e corti, barbetta.

Francesco giusto? Ti va di farci una breve autobiografia?

Sì, certamente. Ho frequentato il liceo scientifico qui a Trento e ora lavoro in una ditta di corriere espresso e mi occupo di web-marketing.

Hai studiato economia?

No, ho studiato per conto mio finito il liceo e non mi sono iscritto a nessuna facoltà.

Da quanto scrivi?

Praticamente da sempre, ma stasera è la prima volta che scrivo poesie – mi avete interrotto mentre scrivevo la terza. Più che altro scrivo pensieri e scrivo per lavoro online. Ho un diario su cui appunto ciò che ho voglia di ricordare.

E ti capita mai di rileggere questo diario? Cosa provi nel farlo?

Quasi sempre gioia, sono contento di ciò che ho scritto soprattutto perché ciò che scrivo si avvera…

Una scrittura profetica?

Spirituale.

Hai qualche autore in particolare che ti piace o ti ha colpito?

Ora per lavoro devo leggere di marketing, ma quando leggo per piacere mi colpiscono Coelho e una serie di autori come Bukowski, Kerouac e Saverio Tommasi che ho conosciuto tramite Facebook.

Ti piace Bukowski perché ti piace il vino?

Si certo, parallelamente alla vita “seria” mi piace avere questo lato legato al piacere.

Abbiamo conosciuto un ragazzo poco fa che scrive in metrica, tu?

No, non mi piace la metrica, sono per una poesia estremamente spontanea.

E dicci, stasera si parla d’amore, tu sei innamorato?

Si sono innamorato della vita.

 

Mentre sorseggia il vino Francesco ci appare un po’ agitato, dopotutto è la prima notte da poeta che vive, in tasca i suoi primi esperimenti in versi scritti sul bancone ma anche un po’ di timore verso il microfono. Lo incoraggiamo, i poeti sono sempre anime sensibili, e ci congediamo. Siamo pronti per la prossima vittima.

 

Anna da Treviso

Andiamo a rompere le scatole ad Anna. È la prima poetessa astemia, ma lei fuma. Con la scusa sempreverde di una sigaretta usciamo a fare una chiacchierata. Le tremano le mani e anche la voce, è timida. Ma alla domanda cosa leggi diventa un cacciabombardiere modello 1939 Polonia e ci bombarda di nomi pieni di consonanti occlusive. Deduciamo siano russi o medio-orientali. Non conosciamo molti degli scrittori che ama. Ne riportiamo alcuni, i più famosi. Nina Cassian, Virginia Woolf, Saffo, Nazim Hikmet, Neruda.

Quando ti sei innamorata della poesia?

Tanto tempo fa, sui dodici anni, in cui mi trovai con Rimbaud. Lì nacque il mio amore per la poesia.

Il tema della serata è l’amore. Scrivi poesie d’amore?

Si…no… il mio è un amore difficile, un amore un po’ strano.

Quali altri temi ti stanno a cuore?

Sono femminista- dice ridendo-: mi piacciono scrittrici lesbiche, nere, combattenti, femministe!

Sganciate le ultime bombe battiamo in ritirata.

 

Adriano

Da buon poeta baffi curati, accenno di basette, outfit total black, non ci dice da dove viene, solo generiche coordinate geografiche, campano ma “vicino alla Basilicata”. Lui è il fondatore di Breveintonso una pagina Facebook in cui si pubblica poesia. Oggi per curiosità ci siamo fatti un giro sulla pagina. Non ci è sembrata molto poesia, piuttosto freddure molto ingegnose. Ma va bene: sono molto divertenti. Oggi chi te lo dice che cosa è poesia e che cosa non lo è?

Adriano ci presenta Alberto, il poeta romano più “rustico” di Trento. Entrambi sul palco danno vita a uno spettacolo particolare. Più che una lettura di poesia, il primo recita dei complessi giochi di parole, con il gusto dello svelamento dei tic linguistici. Giustappone incroci di idiotismi e frasi fatte, creando cortocircuiti di senso che nascondono un significato. Alberto invece è veramente un po’ più rustico. Non risparmia parolacce nei suoi testi, che raccontano in una sorta di monologo interiore prolungato e, a volte un po’ prolisso, i tarli della sua mente, le sue avventure interiori.

 

Luca da Fermo

Alla fine della performance riusciamo a bloccare Luca, rapendolo dalle chiacchiere tra poeti. È spigliato, tranquillo, soddisfatto della serata. Scambiamo qualche battuta veloce e ci apprestiamo all’ultima intervista.

Luca come hai cominciato a scrivere poesie?

Frequentavo il liceo classico e per gioco ho cominciato a scrivere parodie delle canzoni in versi, ho visto che mi divertiva e ho aperto perciò una pagina di poesia comica.

Sei il nostro Angiolieri quindi, ma scrivi anche d’amore e con una certa serietà.

Sì, ho scritto le mie poesie riflettendo sulle mie esperienze. Principalmente rimango un poeta comico ma mi capita di affrontare anche altre tematiche.

Hai frequentato il classico, oltre alle indigeste antologie cos’hai letto?

In realtà non leggo molto, le mie letture sono principalmente gli autori canonici. Preferisco ispirarmi a cantautori come Colapesce, Battiato. Cantautori che adoro ascoltare.

Quando scrivi, scrivi in metrica?

No preferisco la spontaneità, non amo la metrica.

 

Scambiamo qualche altra battuta assonnata con Luca, ma siamo arrivati al fondo delle energie e dei nostri risparmi investiti nelle birre – non berremo più sul posto di lavoro. C’era anche Viky, la fondatrice di Scripta, ma avremo modo di conoscerla in futuro. Questo articolo è un saggio, uno spuntino. Il buffet lo teniamo per le prossime puntate.