La BUC a un anno dall’inaugurazione

di Thomas Garatti
Quasi un anno fa, il 19 novembre 2016, è stata inaugurata la biblioteca universitaria centrale diventata
famosa con il suo acronimo BUC. Non vogliamo parlare di come la biblioteca nel suo progetto originale dovesse essere una sala congressi, e non vogliamo neppure trattare del problema di spopolamento delle Albere, il quartiere in cui è situata la struttura. Interessante è piuttosto trattare della concezione che hanno gli studenti della nuova biblioteca, dato che tra pochi giorni festeggerà il suo primo anno.
Non molto tempo fa la struttura è stata definita una «cattedrale nel deserto»: la biblioteca è molto frequentata, ma il quartiere che sta intorno è semplicemente un piacevole sfondo privo dei giusti servizi. Se questi servizi non ci sono, o comunque hanno una pessima organizzazione, come è possibile che ogni volta che mi capita di andare alla BUC non c’è mai un posto libero? Il modo migliore per scoprirlo è ascoltare un po’ di persone che frequentano la biblioteca per capire se la situazione è realmente così, o se le voci che ci sono in circolazione servono soltanto per screditare ancora di più il fallimento (per ora) del quartiere green di Trento.
Una volta che si è arrivati al MUSE basta percorrere il vialetto in Rosso Trento e Verdello (le stesse
pietre usate anche per pavimentare il centro storico) per circa 250 metri e si arriva al breve ponticello di
legno appena prima della porta in vetro della BUC. La questione da cercare di sbrogliare, ad un anno
dall’inaugurazione della biblioteca, è se la struttura è effettivamente efficiente tanto da giustificare questa
affluenza, oppure se le funzioni vere e proprie della biblioteca passano in secondo piano. Il timore è
che si senta solamente il bisogno di avere un luogo tranquillo in cui studiare. Contrariamente al solito fuori dalla porta non c’è un gran numero di studenti, ma alcuni ne approfittano per riposare gli occhi dalle pesanti letture. È il momento buono per fare alcune domande sui servizi offerti dalla BUC e capire se la distanza dal centro è una questione rilevante oppure no.
Incontro subito degli studenti disponibili a collaborare per cercare di inquadrare meglio la situazione. Faccio
alcune domande generali, giusto per avere un’idea di chi mi sto trovando di fronte. Dopo avere sentito le
parole di svariate persone comincia ad apparire chiaro che la stragrande maggioranza dei presenti quel
giorno si è recata alla BUC per scrivere la propria tesi di laurea. Dunque, la circostanza li ha costretti a
passare una giornata abbastanza lontani da casa. Dopotutto i libri che a loro servono sono conservati tutti in questa biblioteca e dato che devono farsi mezz’oretta di camminata per prendere un libro e ritornare verso la propria dimora, tanto vale rimanere alla BUC. Infatti sembra che il problema principale sia proprio la distanza dal centro. Bisogna dire, in effetti, che la zona non è servita da una linea di autobus. Questa non è una questione da poco. È vero esiste la cara e vecchia bicicletta, ma nei mesi in cui il freddo è pungente non si può certo fare affidamento sull’amica a due ruote. Secondo la mia opinione è fondamentale focalizzarsi su questo punto. Gli studenti che ho annoiato con le mie domande non avrebbero problemi ad andare alla BUC se ci fosse un qualche mezzo pubblico che arriva fino alle Albere. E probabilmente non sarebbe nemmeno un investimento sbagliato dedicare una linea di autobus che serva la zona visto che Trento, che si voglia oppure no, è una città sempre più imperniata sul mondo universitario. Tutti gli studenti che ho sentito non avrebbero alcuna remora a raggiungere la BUC considerando anche che da quest’anno è possibile fare la mobility card, una bella iniziativa che renderebbe molto conveniente usare i mezzi pubblici trentini.
C’è poi un altro gruppo di studenti che ha necessità diverse e che quasi ogni giorno si reca alla BUC per
studiare. Indubbiamente in questa categoria si concentra la maggior parte degli utenti della biblioteca. In
primo luogo studenti che abitano a cinque/dieci minuti dall’edificio, per loro non è un peso andarci con i propri libri e passare un pomeriggio di studio nella calma più totale. Già, la calma. È proprio questa la caratteristica più amata della BUC: sembra che sia un posto molto tranquillo e carino – anche il mio pessimo gusto estetico apprezza il paesaggio offerto dalle Albere. In fondo come fa a non essere tranquillo un posto che sembra una cittadina fantasma?
Il momento scelto per fare domande nei pressi della biblioteca è pessimo, perché bisogna riconoscere che in questo periodo non è molto frequentata: gli studenti seguono ancora i corsi nelle facoltà e il pomeriggio non è facile incontrarli in biblioteca. Questo fatto mette nella condizione di fare un ulteriore ragionamento. Sembra che la biblioteca si riempia solo per assolvere alla funzione di mera sala da studio e in questo modo si può individuare una seconda categoria di studenti i quali non abitano vicino alla biblioteca, ma si recano alla BUC perché è l’unica sala studio aperta in quel momento. In particolare questo accade la sera quando le biblioteche del centro chiudono le porte e la BUC rimane l’unica opzione. Questo potrà essere un problema ulteriore quando i corsi finiranno poiché la sera l’intero quarto piano, da poco tempo a questa parte, rimane chiuso allo studio e –non essendoci altre sale aperte – molti studenti abituali rischiano di non trovare più posto. Sto parlando della chiusura delle sale al quarto piano dopo le 20:00 a partire da lunedì 6 novembre, nonché tutto il giorno il sabato e la domenica. Durante la sessione di esami la situazione è ben diversa. La biblioteca si sovraffolla di persone e tra queste una buona parte abita in centro. In questo caso la posizione defilata della BUC rispetto al centro storico passa in secondo piano. Come confermano anche le risposte che ho ottenuto: se prevedo di rimanere fuori tutto il giorno per studiare alla BUC, allora non mi pesa più di tanto spendere un’ora (tra andata e ritorno) di viaggio a piedi. Ma qui si apre anche la questione del pranzo. La scelta è preparare qualcosa a casa da mangiare nella sala ristoro della biblioteca o andare a prendere qualcosa da mettere sotto i denti al bar vicino. Certo è, che se devo andare a comprare il pranzo ogni giorno, a fine mese le finanze ne risentono molto e si sa che noi universitari dobbiamo avere un occhio di riguardo per quello che spendiamo. Quindi anche qui c’è un problema di distanza e questa volta con gli edifici che ospitano la mensa universitaria. Molti studenti si lamentano del fatto che la biblioteca non è supportata da un efficiente servizio mensa e ciò li rende restii a stare fuori tutto il giorno per studiare. È stata accennata soltanto la possibilità di creare una nuova mensa universitaria dove ora c’è «Trento fiere», ma sicuramente prima che si prenda la decisione ufficiale e si facciano i debiti lavori passeranno anni. Fino a
quel momento l’affluenza massima alla BUC sarà concentrata soltanto in determinati periodi.
Il fatto che la biblioteca universitaria centrale (ma non troppo) sia vista quasi esclusivamente come
luogo adibito allo studio e non alla lettura e consultazione dei volumi (se non da parte di tesisti e di
professori), mette in secondo piano un problema, di grande spessore: il prestito interbibliotecario provinciale. In pochi sanno, anzi oserei dire in pochissimi, che il servizio in questione non funziona da fine luglio e se ci ragionate un attimo, questo dovrebbe essere un servizio vitale per una biblioteca. Non vi voglio assolutamente annoiare, ma è bene precisare che esistono due tipi di prestito tra le biblioteche: c’è il prestito provinciale e quello nazionale. A non funzionare è il prestito interbibliotecario provinciale; allora si può aggirare il sistema usando quello nazionale, direte voi. No, in realtà non è così semplice. Per ottenere un prestito a livello nazionale, così mi ha gentilmente spiegato la bibliotecaria, è necessario che il libro che mi serve non sia presente in nessuna biblioteca della provincia di Trento. A questo punto capite che è molto improbabile che un volume non sia presente in nessuna biblioteca trentina, ma
può essere che a Trento non lo trovo. In questo caso dovrei usare il sistema interbibliotecario trentino, ma ad oggi questo non funziona.
La colpa tuttavia non è imputabile alla biblioteca in questione. Bisogna immaginare il prestito come una spedizione di un pacco postale: la biblioteca che lo possiede lo spedisce alla biblioteca che lo ha richiesto. Il trasporto è affidato ad una ditta privata e fino allo scorso anno era effettuato da Poste Italiane. Alla fine del 2016 è stato aperto un nuovo bando per affidare l’appalto sul prestito tra le biblioteche. A questo bando però, che finora si è composto di tre sedute, Poste Italiane non ha partecipato. In teoria l’appalto è già stato affidato ad un’altra ditta privata, ma per una questione formale deve ancora essere redatto il verbale definitivo (l’ultima seduta si è svolta il 12 giugno di quest’anno). Dunque per ora si deve rinunciare ad un libro che non si trova a Trento a meno che non abbiate la disponibilità di viaggiare e andare personalmente a ritirarlo. Per il momento non resta che sperare che la situazione si velocizzi perché il prestito tra biblioteche è una questione fondamentale per gli studenti, soprattutto per coloro che stanno scrivendo le loro tesi e che hanno bisogno di una quantità notevole di libri.
In conclusione non si può che essere d’accordo con chi ha definito la BUC una «cattedrale nel deserto», la dicitura è assolutamente pertinente. La BUC è una struttura molto frequentata, soprattutto in sessione, ma il quartiere in cui è situata la rende una meta che tende ad essere evitata se non per necessità. Una cosa che ascia un po’ con l’amaro in bocca è il fatto che la biblioteca non venga sfruttata come tale, se non pochissimo. In realtà questa visone della struttura rappresenta anche il motivo della sua altissima affluenza e ciò spiega la grande quantità di gente presente nonostante i diversi mal funzionamenti dei servizi, anche quelli offerti dalla stessa biblioteca. La verità è che la BUC ha un potenziale molto alto che non viene capito a dovere. Basti pensare alla possibilità di accedere direttamente ai volumi che ci interessano senza la mediazione di un bibliotecario. La BUC è una delle poche biblioteche universitarie in Italia che permette agli studenti questo tipo di approccio con gli scaffali e con i volumi e fonti che essi ospitano. Forse la gente non ha ancora capito la comodità del sistema a «scaffale aperto», o semplicemente non lo ha ancora provato; è un sistema comodissimo che permette di prelevare i libri e consultarli immediatamente ai tavoli della biblioteca senza impegnare il personale che nel frattempo può aiutare altri utenti con i suoi preziosi consigli. L’auspicio per il futuro è di poter andare fuori dalla porta a vetri della BUC, ascoltare le chiacchiere della gente e scoprire che si è recata in biblioteca per prendere un volume che non è sul syllabus del proprio corso, leggerlo seduto ad uno dei numerosi tavoli che offre la struttura godendosi la bella vista offerta dal quartiere. Se non lo avete ancora fatto, anche se abitate lontano dal quartiere delle Albere, provate a passare un pomeriggio tra gli scaffali della BUC, prendere un libro che vi sembra interessante ed iniziare a sfogliarlo approfittando della calma della biblioteca, ne vale la pena.

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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