Questa sera si recita a soggetto

, Cultura, Teatro

di Francesca Altomare

<<Sono confuso>>

<<Non riesco a capire>>

<<È sorprendente>>

<<Ma è finito il I atto?>>

Ecco un breve elenco dei commenti che hanno affollato le pareti del Teatro Sociale alla fine del I Atto dello spettacolo pirandelliano “Questa sera si recita a soggetto”, diretto da Marco Bernardi con la produzione del Teatro Stabile di Bolzano in occasione della stagione della Grande Prosa.

L’intento sembra essere proprio quello di lasciare letteralmente “spiazzato” lo spettatore e la conferma ci arriva proprio dal regista; è lo stesso Marco Berardi, infatti, a svelarci, durante l’incontro dei “Foyer della Prosa”, l’obiettivo dello spettacolo: << Credo che la cosa più provocatoria che si potesse fare fosse dare fiducia alla “provocatorietà” del genio pirandelliano, verificare che l’intento dell’autore di sconvolgere lo spettatore funzioni ancora e…mi sembra che funzioni >>.

A distanza di quasi 90 anni dalla prima messa in scena dello spettacolo le reazioni degli spettatori sono ancora le stesse ed è proprio all’interno di questo sconvolgente “gioco di scatole cinesi” che avviene, come dice il caro Hinkfuss, il “prodigio”: <<In un momento, signori miei, davanti ai vostri occhi, creare una scena; e dentro questa, un’altra, e un’altra>> anche dopo la fine dello spettacolo. (Non è un caso, quindi, che all’annuncio del “finto” intervallo gli spettatori, me compresa, si siano riversati tra i corridoi del Teatro alla ricerca degli attori e che, dopo essersi comodamente riseduti in attesa dell’inizio del II Atto, si siano invece resi conto che l’intervallo, quello vero, doveva ancora essere annunciato!). È stato fenomenale il modo in cui sono riusciti a coinvolgere il pubblico e la capacità di alternare, in modo quasi schizofrenico, momenti di comicità a momenti di puro dramma, di passare da scene corali quasi assordanti a monologhi appena sussurrati; durante lo spettacolo si assiste ad una vera e propria “invasione” di voci e di corpi per poi essere
catapultati di fronte al palco vuoto, partecipi solamente dei pensieri dei personaggi. Ed è proprio in questo modo, inconsciamente quasi, che si realizza la magia del “teatro nel teatro”, quando finalmente la trama della storia comincia a dispiegarsi, un colpo di scena rompe l’incantesimo e ci si ritrova, insieme agli attori e insieme al regista, a dover ricominciare dall’inizio.

In occasione dell’anniversario della nascita del Premio Nobel per la Letteratura, un omaggio all’artista che, dopo 150 anni, continua ad essere sorprendentemente contemporaneo.

<<Se un’opera d’arte sopravvive è solo perché noi possiamo ancora rimuoverla dalla fissità della sua forma; e la vita gliela diamo allora noi; di tempo in tempo diversa, e varia dall’uno all’altro di noi>> (Luigi Pirandello).

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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One Comments

  • Cosmo 29 / 11 / 2017 Reply

    Bellissima recensione…complimenti alla redazione e a Francesca

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