Politiche 2018, episodio terzo: “La crociata degli Honesti”

IL MOVIMENTO

Un altro grande atteso è il Movimento 5 Stelle che, dopo la consultazione online per il candidato premier, ha sposato la linea istituzionale incoronando come leader il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio; la loro campagna certo non si può definire eccessivamente cristallina, posto che di tanto in tanto le idee circa il loro futuro ed eventuale governo cambiano: ultimamente sembra stiano sposando la tesi del governo di scopo, presentata dal leader campano così “la sera delle elezioni, se non dovessimo aver raggiunto la maggioranza assoluta, faremo un appello pubblico a tutti i gruppi e chiederemo di dare un governo sui temi. No spartizioni di poltrone o di potere”; se da un lato alcuni punti programmatici potrebbero essere sposati dalla Lega di Salvini, dall’altra parte una grande fetta degli attivisti preferirebbe un governo con la formazione di Pietro Grasso.

Il Movimento inoltre è restato orfano di Alessandro di Battista, altra importante figura di spicco che, almeno formalmente, ha affermato di volersi fermare un turno per dedicarsi alla famiglia; si vocifera però che di Battista abbia deciso di farsi da parte al solo fine di osservare da lontano il fallimento della linea Di Maio per quanto riguarda la formazione del governo per poi tornare sulla scena magari riuscendo a convincere la sinistra a partecipare, assumendo a questo punto lui il ruolo di premier con, probabilmente, Grasso vicepremier.

Il non-partito si presenta alle elezioni con i candidati per i collegi plurinominali scelti mediante il voto online sulla piattaforma Rousseau, mentre invece Di Maio avrà la possibilità di nominare i candidati nei collegi nominali, stante la fondamentale importanza di porre soggetti in grado di riuscire ad aggiudicarsi il seggio allo scontro diretto con i candidati di centrodestra e centrosinistra; al momento per quanto riguarda gli uninominali spiccano i nomi di Emilio Caretta, primo direttore di SkyTG24, Gianluigi Paragone, già direttore della Padania e conduttore per svariati anni del programma La Gabbia su La7, ed il comandante Gregorio de Falco, conosciuto ai più per il “salga a bordo, cazzo!” rivolto al comandante Schettino durante le operazioni di salvataggio del naufragio della Costa Concordia. Per questi, ancora, non si sa quale sarà il collegio in cui si candideranno, anche se secondo le regole del Movimento dovrebbero essere presentati in quello di residenza.

Il programma del Movimento è quello al momento più completo, almeno se si guarda a ciò che è pubblicato online: sul sito www.movimento5stelle.it sono presenti una serie di schede in cui, punto per punto, vengono elencate le proposte ed il programma da realizzare una volta a Palazzo Chigi, con tanto di video illustrativi realizzati dai volti più o meno noti della formazione politica; il programma, affermano dal Movimento, è scritto e votato dagli appartenenti alla piattaforma Rousseau. Sono trattati sostanzialmente tutti i temi cardine, dall’agricoltura al turismo, dall’energia al lavoro, dalla difesa all’ambiente fino allo sviluppo economico. Per quanto riguarda gli affari costituzionali troviamo l’abolizione del pareggio di bilancio dalla Costituzione, il referendum obbligatorio sui Trattati UE, la cancellazione degli enti inutili; per quanto invece riguarda le telecomunicazioni l’obiettivo è quello di ampliare e permettere alla totalità degli italiani l’accesso ad internet ad almeno 30 Mb/s e un potenziamento della rete mobile a 4G 5G.

 

PREVISIONI?

A metà gennaio, le proiezioni prospettano una situazione politica alquanto difficile: infatti, il centrodestra viene dato a circa il 36 – 39%, il centrosinistra al 25 – 30% ed il Movimento 5 Stelle al 28 – 32%; questo implica che necessariamente sarà necessario un ulteriore governo bipartisan e, come si faceva notare sopra, le alleanze potrebbero essere le più stravaganti possibili. Certo è che il centrodestra avrà un ruolo preponderante qualora il Movimento 5 Stelle decidesse di non voler scendere a patti con nessuno e che invece quest’ultimo, per diventare vera forza di governo, dovrà necessariamente trovare la quadra con gli altri partiti. Tenendo a mente la fallacia dei sondaggi, qualora la situazione fosse astrattamente quella prospettata, inoltre, sarà anche difficile la formazione per un governo di solo centrodestra, posto che anche con il 40% di consensi, sarebbe necessario fare il cosiddetto cappotto in molte regioni, ossia vincere la totalità o quasi dei collegi uninominali.

Sul punto, si segnala che l’ultima proiezione Ipsos rileva che il centrodestra riuscirebbe ad avere solo 269, ben lontano dal magic number di 316 seggi; per quanto riguarda la sinistra, posto che la scissione è stata netta, comunque sarebbe inconfigurabile un governo (152 seggi per il centrosinistra unito e 27 per LeU); infine, il Movimento 5 Stelle si assesterebbe a 169 seggi: quindi, con il solo supporto di LeU sarebbe impossibile formare una maggioranza di governo, mentre sarebbe astrattamente possibile formarla sia con il centrodestra che con il centrosinistra, anche se sembra un’ipotesi molto difficilmente realizzabile.

A questo punto, si aprono gli scenari Arlecchino, ossia governi formati da formazioni politiche facenti parti di diversi schieramenti: torna quindi lo spettro di un governo di solidarietà nazionale formato da Forza Italia e Partito Democratico, oppure dello scenario, prospettato da più politologi, di un governo a guida 5 Stelle supportato sia da LeU che dai sovranisti di Meloni e Salvini.

 

Non resta quindi che attendere l’alba del 5 marzo per vedere come sarà composto il Parlamento della 18° legislatura della Repubblica Italiana, buon voto!