+Europa, carceri, Euregio: due domande al candidato trentino

| La lista +Europa è composta da molte entità, alcune prevedibili come radicali o generici moderati, altre più singolari, come i democristiani alla Bruno Tabacci; ma la lista di Emma Bonino è conosciuta sullo scenario politico prevalentemente per l’ispirazione radicale. Una delle tematiche care a tutta la “galassia radicale”, la quale si estende molto oltre +Europa e lo stesso Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (che certo non appoggia la lista della Bonino), è quella delle carceri.

Ricordiamo che il Governo uscente di Gentiloni aveva fatto suo l’impegno di produrre i decreti attuativi per la riforma penitenziaria, collegata alla riforma della procedura penale, dichiarata ma non realizzata dalla legislatura in uscita. Abbiamo chiesto al candidato di +Europa, l’avvocato Fabio Valcanover, la posizione della lista che sicuramente dovrebbe portare con sé le battaglie radicali, +Europa.

 

Gentiloni parla in questi giorni di abbandono della riforma, nonostante il Governo avesse preso l’impegno di portarla a compimento. Se ci saranno eletti della lista +Europa, in particolare radicali, sarà portata avanti la battaglia, affinché si completino i decreti attuativi e lo Stato rimanga “nella legalità” rispetto alle norme nazionali e internazionali.

 

| Perché lo Stato non sarebbe “nella legalità”?

 

Oltre alla lentezza dei processi, che è problema tutto italiano e ben noto agli operatori della giustizia (ma anche ai semplici cittadini che affrontano odissee in Tribunale), in Italia vengono ignorate umanità della pena e finalità rieducativa della pena.

 

Per quanto concerne l’umanità della pena, guardiamo alla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, al suo terzo articolo “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti” e questo vale anche nella fase della detenzione. In carcere, a dispetto dei luoghi comuni, non dovrebbe venir meno.

Dopodiché la finalità rieducativa della pena sancita dalla Costituzione Italiana “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“; al momento nonostante la nostra Costituzione, prevale il principio del “buttare via la chiave” nella legislazione – che, oltre ad essere fuorilegge, costa allo Stato, che si deve occupare più volte degli stessi “criminali” (se si ignora il tasso di recidiva degli individui non rieducati o reinseriti, li si condanna ad essere dei criminali).

Nella riforma si parla di lavoro in carcere, oltre che della presenza di educatori, psicologi e assistenti sociali; al momento l’attenzione è solo per la funzione simbolica della pena.

 

| Una delle domande fatte al dibattito con altri candidati qualche giorno fa riguarda l’Euregio Trentino – Südtirol – Tirol, un’occasione di dialogo transnazionale da approfondire, o da abbandonare, a seconda delle opinioni. Nessuno ha parlato di abbandonare durante il dibattito, ma alcuni hanno messo l’accento solo sulla regione italiana Trentino – Alto Adige piuttosto che su l’Euregione.

 

All’interno di un’ipotesi di Europa federale non sono certo escluse altre tipologie di aggregazione, ad esempio quelle più “autonome” come il Trentino, e sicuramente sono incentivate quelle transnazionali, come l’Euregio; tuttavia quest’ultima al momento è solo una parata di bandiere.

Bisogna individuare le competenze utili e valorizzarle, e non sulla base del nulla: siamo stati tante cose nelle epoche, latini, poi italiani, poi sotto Venezia e sicuramente siamo stati influenzati dal mondo germanofono, quindi non parliamo di mondi opposti.

 

Devono nascere accordi politici altri da quello Gruber-De Gasperi per integrare il Trentino nell’Euregio, ma oltre agli accordi sulla sanità, non ci sono al momento armonizzazioni legislative che non siano quelle interne al quadro europeo standard. Superando la nazionalità, si deve guardare al vantaggio “transnazionale” di queste occasioni.

 

Partendo da quello che c’è, la sanità: un trentino o altoatesino dovrebbe potersi operare a Monaco o ottenere farmaci, come la cannabis terapeutica (che al momento non è reperibile come dovrebbe in Italia) fuori dal confine italiano, e viceversa. Non è follia. Dopodiché gli accordi potrebbero spaziare su molto altro, ad esempio la possibilità di scontare la pena al di là del confine, magari per stare vicini alla propria famiglia; ma come si può fare, se non rispettiamo i criteri della Carta Europea e neanche quelli della nostra Costituzione.

Francesco Desimine

Diplomato presso il Liceo Classico "Quinto Orazio Flacco" di Bari, frequenta il corso di Giurisprudenza Internazionale, Transnazionale e Comparata presso la facoltà di Trento. Appassionato di filosofia, sociologia, attualità nazionale e internazionale, geopolitica e sistemi agroalimentari. È stato uno dei fondatori della testata, membro del Collegio dei Probiviri, redattore e caporedattore della sezione Attualità de l'Universitario, dopodiché Presidente dell'associazione editrice del giornale.

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