Il muro e la bomba.

Serranda divelta, antifascismo isterico, campo di battaglia, non arretreremo di un passo, figliocci di politici.

Una bomba. L’ultimo gesto insensato con cui un branco di ignoranti camuffati da antifascisti ha aperto l’ennesima strada che porta all’empatia verso un movimento, Casa Pound, che si fregia di difendere quell’asse di (dis)valori che danno corpo e sangue al fascismo del terzo millennio. Forse empatia non è la parola più corretta ma si tratta di qualcosa di molto simile e che non è solo nel mio immaginario o in quello degli “antifascisti isterici” evocati da Castaldini (che dimostra ancora poca dimestichezza con la storia e la realtà). Guardando i numeri delle scorse elezioni, Casa Pound ha ottenuto, rispetto a 5 anni fa, 262882 voti in più alla Camera e 218081 al Senato (dati del Ministero dell’Interno). Sì, è vero: sono solo lo 0,9% degli elettori. Ma hanno comunque quintuplicato i loro voti.

Quintuplicato i voti. 

La colpa non è certo delle aggressioni: i motivi che portano al risveglio di quella parte politica sono tanti, dal dissesto economico in cui versa una parte enorme di questo Paese alla mancanza più totale di lungimiranza, attenzione e – di nuovo – empatia da parte di buona parte delle altre forze politiche. Tra quelle macerie economiche, sociali e culturali hanno messo radice le erbacce del fascismo contemporaneo, i cui frutti più velenosi sono stati stroncati solo dall’emersione delle – ormai ex – forze antisistema che hanno accolto quel sentimento. Per fortuna, verrebbe da dire.

Quella bomba, allora, è ancora di più un gesto stupido ed improduttivo: lo è perché lega ad un atto violento qualcosa che con la violenza non ha più nulla a che vedere. Se la Resistenza antifascista, attraverso la violenza della guerra civile, ha portato alla Liberazione dal fascismo storico, la sua naturale evoluzione – l’antifascismo repubblicano – ha operato una scelta chiara: ha deciso di posare le armi, smettere la violenza, costruire qualcosa di diverso e – seppur con tutti i suoi difetti – di migliore.

Essere antifascisti oggi, infatti, significa ripudiare l’intimidazione, la violenza, il machismo, il vuoto culturale, l’odio, la discriminazione che caratterizzano profondamente la retorica ed il pensiero fascista. Dirsi antifascisti e far saltare una bomba è come dirsi vegani e sgozzare agnelli: è contraddittorio, odioso, immorale. Usando le parole di don Andrea Gallo, prete, partigiano e antifascista: “oggi forse non c’è il regime, eppure i fascisti sopravvivono. Mi fido delle mie antenne. Sono quelli che si considerano superiori, virili, sono violenti e megalomani e, soprattutto, non hanno il senso della pietà”.

Superiori, virili, violenti e megalomani. Proprio come chi usa una bomba, proprio come chi non accetta il dialogo, non accetta che lo Stato sia un luogo dove il dialogo è l’unico strumento consentito anche per opporsi, anche per mettere in luce quanto i fascismi – e, quindi, Casa Pound – siano il contrario di ciò che è giusto, il contrario di ciò che è morale, il contrario di ciò su cui si fonda questa dannatissima Repubblica.

Quindi quella bomba è sbagliata, la scelta alla base di quella bomba è sbagliata. E sia l’una che l’altra cosa non sono altro che l’ultimo tassello, l’ultimo passaggio, di un fenomeno più ampio che si è attorcigliato attorno alla campagna elettorale che è appena finita, ai fatti di cronaca che l’hanno caratterizzata, alle aggressioni fasciste, all’odio ed all’intolleranza.

Un fenomeno di cui questi antagonisti e Casa Pound (ma anche gli altri movimenti neofascisti così come quei partiti più istituzionali che insistono nello strizzare l’occhio ai loro leader e al loro elettorato) sono due facce di un’unica medaglia. L’onda nera forse non si è abbattuta su di noi, forse non nel modo in cui tanti avevano previsto prima di queste elezioni. Ma i germi del neofascismo siedono in Parlamento, nelle loro più mutevoli forme: lo fanno in quanto ex appartenenti a formazioni non meno neofasciste di quelle che ho richiamato poco fa, i quali hanno già avuto ed avranno (forse) di nuovo incarichi di governo. Quegli stessi germi si ripropongono anche nelle parole troppo poco nette, nella mancanza di coraggio, nel non dirsi antifascisti, in chi vede nel nero un problema solo parlando di colore della pelle. E quelle persone saranno sedute lungo tutto l’emiciclo di Montecitorio e di Palazzo Madama, viva rappresentazione di un’Italia che ha perduto sé stessa.

E il muro, quel muro che Castaldini dice essere forte a difesa della Nazione, in realtà è il muro che separa l’umano dall’umano, taglia in due la nostra decenza, rende impercettibile il fatto (banale) per cui chi sta dall’altra parte è uguale a noi. Contro quel muro, quella bomba non può nulla. Peggio: ricollegandola all’antifascismo ne offende l’anima non violenta ed inclusiva.

Un fiero antifascista come Sandro Pertini reputava il fascismo l’antitesi di tutto ciò che è democratico: è così. Ma quello stesso Presidente non si sarebbe mai sognato di invocare la violenza dentro al quadro repubblicano: la Resistenza partigiana era costretta all’uso delle armi dall’orrore della guerra civile; l’antifascismo militante di oggi deve imporsi la non-violenza come più alta forma di rispetto nei confronti di quel sacrificio.

Questo non fermerà gli antagonisti: il loro ideale non è repubblicano, non si inquadra nell’antifascismo di Pertini e di Gallo, sta fuori dal contesto in cui viviamo. Quindi parlare a loro di quelle storie, di quelle idee, probabilmente è inutile. Tuttavia queste non possono essere accantonate: quei valori e quei principi, non possono essere tenuti da parte come l’abito scuro da mettere in giornate di particolare sdegno o di forzata commozione. Quelle battaglie, oggi, non possono essere consegnate ai violenti, a coloro che rinunciano al dibattito ma devono essere nostre. Devono essere di quella sinistra sconfitta, certo, ma anche del centro e della destra, di quei fazzoletti bianchi, verdi e celesti a cui non siamo abituati a pensare ma che hanno popolato le montagne della Resistenza: consegnare la nostra realtà a chi usa parole d’odio, a chi usa bombe, a chi inneggia alla bontà inesistente del fascismo, non è certo un’opzione. Non lo è, ora e sempre.

Emanuele Pastorino

Vivo a Trento, orgogliosamente come immigrato, da un po' di tempo. Membro dell'associazione Ali Aperte.

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