Intervista ai Pinguini Tattici Nucleari: Siamo Tutti Giovani Brucati

I Pinguini Tattici Nucleari sono più che una band: la si potrebbe definire una grande famiglia. I numerosi componenti del gruppo formano un solido castello fatto di bravura, simpatia, e perché no: anche di sano cazzeggio e goliardia giovanile. Un mix vincente, che sta trovando ampi e meritati consensi tra fasce di pubblico differenti. Abbiamo incontrato la band bergamasca nel backstage dello Smart Lab di Rovereto che, dopo aver concesso selfie ed autografi ai numerosissimi fans accorsi in massa, ci ha offerto una birra. “Finito un concerto è dura che ci becchi tutti assieme” – mi dice Lorenzo (chitarrista del gruppo, ndr) – “solitamente diventiamo degli animali allo stato brado, dovrai accontentarti di me!”. Così abbiamo iniziato a parlare… 

Ciao Lorenzo, volevo iniziare chiedendoti del nome della band, è curioso, da dove è nato?

Il nome è per questa (ride indicandomi la birra che sorregge tra le mani), viene da una birra scozzese della Brudog, un birrificio artigianale che produceva birra costosissima ed iper alcolica, un roba da 33 gradi o giù di lì, che si chiamava per l’appunto Tattical Nuclear Penguin. Il vecchio chitarrista ha detto “ok, italianizziamo il nome e lo teniamo”, da qui il nostro nome. Speriamo quindi che non ci facciano causa per il copyright (ride).

Parlando invece della copertina dell’album, il tratto mi è familiare, chi l’ha disegnata?

Mattia Labadessa ha provveduto alla grafica del disco. La collaborazione, ti dirò, in realtà è nata per una nostra volontà, avevamo visto i suoi lavori e li apprezzavamo; rappresentava bene quello che noi volevamo dire lungo il filo rosso delle canzoni… lui poi ci ha fatto questo disegno che rappresenta la storia dell’unione tra la pecora e l’uomo, ci è piaciuto molto come ha messo su carta la nostra idea.

E riguardo al nome del disco, Gioventù Brucata, che mi dici? C’è una filosofia dietro?

La filosofia sostanzialmente consta nella gioventù, la massa, che non è più bruciata come quella che poteva essere delle generazioni precedenti, ora è Brucata, si muove tutta nella stessa direzione. In realtà poi è anche per fare dell’ironia… tutti ci marciano sul fatto che i giovani sono tutti omologati, e che si vestono tutti alla stessa maniera, verissimo! Più la società si evolve più si tende all’omologazione: è una scoperta fatta negli anni ‘80 del Novecento, e dirla nel 2018 non apporta nulla di nuovo al mondo. Il titolo è una volontà di prendere in giro questa tendenza facendo anche della sana critica su cose lapalissiane.

Riguardo questa omologazione giovanile pare che tutti oramai ascoltino Indie. Anche voi siete cabinati come tale, la cosa vi crea problemi?

Siamo cabinati Indie ma in realtà nel gruppo ascoltiamo tutti roba diversa, davvero! (ride) Il circuito diciamo che è quello e non ci dà di certo fastidio…

Vi si potrebbe definire Indie\non Indie, lasciate molto spazio alla parte musicata, i testi sono sarcastici e talvolta satirici, le melodie non sono propriamente convenzionali; come mai questa scelta?

Guarda ti dirò: tutta la parte lirica e musicale la scrive Riccardo (cantante e frontman della band, ndr), poi logicamente quando siamo in sala prove ognuno apporta del suo, io ad esempio scrivo i miei assoli… bisognerebbe chiedere a lui! (ride)

A me il disco è piaciuto molto anche per questo fatto delle diverse sonorità. L’unico dubbio che mi rimane è il fatto di essere ricondotti, a causa alla playlist Indie Italia, al solo genere Indie poiché appare solo la canzone “Irene”. Credi che l’educazione musicale risenta molto delle playlists preimpostate delle piattaforme musicali?

Allora: sì e no. Nel senso che è sia un rischio così come non lo è… a mio avviso, come Lorenzo e non a nome di tutta la band, credo che una persona che non approfondisca ulteriormente e che ricada nell’associazione Pinguini = Irene non sia da criticare, è un approccio, non è il mio ma non credo di sentirmi in diritto di giudicare: è un atteggiamento di fruizione musicale solo per il puro intrattenimento. Chi invece vuole esplorare potrebbe pensare “cavolo, Irene mi è piaciuta e vorrei ascoltare dell’altro” ed effettivamente scopre che siamo ben altro! (ride) Si potrebbe pensare a questa tendenza, ma io credo che sia Tu ascoltatore ad avere l’ultima decisione… scegli tu a quale profondità arrivare, non è mai il mezzo: ma la persona.

Passando alle domande meno serie: avete avuto successo con il calendario che avete lanciato?

Sì, incredibile (ride) è andato benissimo! Ci siamo ritrovati a fare le foto nello studio dove abbiamo registrato l’album, faceva un freddo allucinante ed è stato molto comico come quadretto, tutti mezzi nudi mentre si gelava! E sai qual è la cosa migliore? Che noi ce lo aspettavamo questo successo! Elio (tastierista e sex simbol del gruppo, ndr) ha questa facoltà nel far sborsare soldi alla gente nel vederlo nudo (ride), quasi integralmente! Possiamo affermare che si vede il corpo nudo di Elio Biffi al 98%, ragazze, accorrete!

Elio Biffi, tastierista e sex simbol dei Pinguini

Francesco Filippini

Studente di Lettere Moderne e vicedirettore de l'Universitario

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