Che fine hanno fatto gli alberi del Trentino?

, Italia, Trentino

Un cambiamento epocale. Questo è successo nelle valli trentine la notte del 29 ottobre. Un’ondata di maltempo con raffiche di vento così intensa non si vedeva da quarant’anni. All’indomani gli abitanti si sono svegliati con un scenario del tutto diverso. Apocalittico. Alberi caduti per una stima di un milione e mezzo di metri cubi solo in Trentino. Come se Golia fosse passato per farsi una partita a domino. Un cimitero di alberi, dicono gli abitanti delle valli. Danni non ancora del tutto calcolabili per l’ecosistema della zona. Ancora non abbiamo un’idea di quanti animali potrebbero aver perso la vita, motivo per il quale è stata sospesa la caccia. Facendo un giro per le valli si percepisce il cambiamento e l’amarezza tra le persone. Consapevoli che il territorio, per come lo conoscevano, non lo vedranno più. Ci vorranno all’incirca cent’anni per tornare alla normalità.

La domanda che molti si fanno è: che fine faranno tutti quegli alberi caduti? Stimando che ne sono caduti quattro volte di più di quelli che si tagliano ogni anno, è impossibile che si riesca ad usare tutto il legname dal momento che, dopo un anno dall’abbattimento, il tronco comincia a marcire. Il costo per ripulire il tutto si aggira intorno ai 300 milioni di euro, e saranno necessari almeno cinque anni di lavoro. In aiuto arriva però l’Austria, che è pronta ad acquistare il materiale. Niente di certo, date le poche informazioni sulla sua qualità e la possibilità di trasportarlo fuori dai boschi, ma simili circostanze del passato suggeriscono che il progetto possa essere fattibile. Anche se nessuno dovesse venire in soccorso al Trentino Alto-Adige, la necessità di ripulire rimane, soprattutto in vista di un futuro rimboschimento.

Non si è mai pronti per cambiamenti così drastici. Dalla notte al giorno, uno dei più bei paesaggi del mondo, patrimonio dell’UNESCO, è stato spazzato via. Tuttavia, davanti alla natura l’uomo non può obiettare. Può solo osservare tristemente, e porsi la domanda del sociologo Alberto Faustini: “Se si arrendono gli alberi, che ne sarà di noi?”.