Libera per Celestino

Alle volte capita, nella vita, di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Insomma, è capitato a tutti. Alle volte però, ciò può costare la vita.

Correva l’anno 1996. Quella del 29 novembre era una mattina come tante altre. Celestino approfittò della giornata libera per andare ad accompagnare l’amico Nino al pascolo. La vita era bella ed avendo da poco finito il servizio militare Celestino stava frequentando l’università. Aveva grandi progetti nella vita, come ad esempio trovare lavoro a Milano. Ma quello era il futuro. Lui invece era pronto a godersi una giornata in mezzo alla natura, dove niente e nessuno avrebbe potuto disturbare la sua felicità.

Nino nel frattempo era bersaglio di gente poco raccomandabile. Forse lo sapeva, o forse no. E non immaginava che proprio quel giorno quella gente sarebbe andata a trovarlo. “Trovare”. È un brutto verbo in mano alla mafia, perché sappiamo che quando lo usano ti restano pochi secondi di vita.

Celestino vede. Vede chi maneggia quel fucile. Pochi secondi dopo, vede il fucile puntato anche su di sé. E così, in pochi attimi, tutti i sogni di Celestino muoiono con lui. In una mattina libera e gelida di fine novembre.

Oggi sono ventidue anni che Celestino non c’è più.

Il presidio universitario di Trento Libera oggi lo vuole ricordare, dal momento che gli ha dedicato il nome. La scelta di “Celestino” è dovuta al fatto che gli studenti di Libera si ritrovano in lui. In un giovane ragazzo universitario pieno di speranze verso il futuro. Libera si sente in dovere di abbracciare questa causa in quanto nessun giovane merita di vedersi portare via il futuro. Tanto meno le vittime innocenti della mafia.

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