L’inverno che conobbi Aleida Guevara

L’aula 7 del Dipartimento di Sociologia è gremita di persone: studenti e studentesse, pensionati, giornalisti o semplici persone incuriosite.
Tutti parlano con i loro vicini, chi degli esami imminenti, chi dei “bei” tempi andati, chi di Fidel Castro e del Che, quand’ecco che entra in sala una signora di mezz’età, solare e dallo sguardo fiero, sotto uno scrosciare di applausi. È Aleida Guevara March, la figlia di Ernesto “Che” Guevara. Sì esattamente, di quel Che, il leggendario rivoluzionario argentino, noto per aver liberato, assieme a Fidel Castro, il popolo cubano dal regime di Fulgencio Batista.
Visibilmente imbarazzata ringrazia tutti i presenti di essere venuti. Aleida Guevara è tornata a Trento non solo per portare nel mondo la voce del suo popolo, ma anche in occasione della mostra Cartel Cubano al Palazzo delle Albere dal 24 novembre 2018 al 24 gennaio 2019.
A rompere il ghiaccio sono i ragazzi di UDU, organizzatori della conferenza (insieme a Jean Monnet European Centre Trento, Filorosso, Sanbaradio, Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba), che chiedono
com’è vissuto il processo di revisione costituzionale dai cubani.
“Non posso parlare della nuova Costituzione perchè è ancora in via di sviluppo. Quando sono arrivata in Italia la commissione aveva ricevuto un milione di emendamenti dal popolo per la nuova Costituzione” risponde, ma poi aggiunge “La domanda che bisogna porsi è perchè è necessariao rinnovare la costituzione?”
Tra le proposte più importanti e più interessanti, per uno stato socialista come Cuba c’è quella riguardante l’introduzione della proprietà privata, che non era prevista dalla Costituzione del’92.
A causa della situazione di forte crisi economica in cui versa Cuba che ha lasciato molte persone senza lavoro, e dell’embargo del ’62, si è sentita la necessità di inserirla.
L’introduzione delle proprietà privata serve proprio affinchè tutte quelle professioni piccole, come le parrucchiere, i carpentieri, i locatari di case per le vacanze, i muratori, gli idraulici possano essere regolamentate e le persone ne possano trarre vantaggio.
Oltre a questa modifica singolare, che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo, la figlia del rivoluzionario argentino aggiunge anche che c’è un forte dibattito interno intorno al matrimonio libero, “perchè ci sono questioni che stanno andando avanti nel mondo e non potevamo rimanere indietro rispetto al resto del pianeta “.
Con questa nuova costituzione tornerà anche una figura che c’era prima della Rivoluzione: il Primo Ministro e motivo per il quale se il documento venisse approvato, sarà sarà necessario eleggerne uno. Aleida March aggiunge poi con una certa fierezza:”Quindi è vero, ci saranno delle modifiche nella costituzione, ma Cuba rimarrà uno stato socialista.
Si parla di piccole proprietà private che non interferiranno con la grande produzione e neanche con i mezzi di comunicazione, che rimarranno in mano allo Stato socialista. L’educazione continuerà ad essere pubblica e gratuita, così come la salute. E l’esercito cubano è indipendente e non riceve denaro da nessuno
La terra cubana non si negozia e rimarrà proprietà del popolo cubano
L’educazione continuerà ad essere laica, Cuba si riconosce come un paese con molte religioni” e conclude dicendo che la nuova costituzione è stata discussa in tutto il paese, da tutto il popolo cubano, nelle strade, nelle scuole, nelle università, dai 16 anni in su e ogni cittadino del popolo cubano ha avuto il diritto di fare delle proposte.
Dalle prime file qualcuno chiede quali siano i motivi per cui ci sono 55 mila persone improduttive a Cuba e il dibattito si scalda un po’. La Guevara ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, attaccando il colonialismo spagnolo (incapace di sfruttare il nichel, “che è l’unica risorsa naturale che ci hanno lasciato”) e gli Stati Uniti che sono tecnologicamente più avanzati, ma producono un nichel di bassa qualità e rubano ai cubani minerali strategici, come cobalto e ferro.
Il motivo principale, dice, risiede nella crisi economica e nel periodo che a Cuba chiamano “periodo speciale”, in cui il campo socialista europeo è sparito, di cui il paese faceva parte. Non avendo più il petrolio dell’Unione Sovietica, che i cubani scambiavano con le loro materie prime locali (cioccolato, tabacco, canna da zucchero, cioccolato, nichel), le fabbriche hanno smesso di produrre e hanno lasciato migliaia di persone senza lavoro “Quando è sparito il campo socialista europeo, imagginatevi, noi stavamo costruendo il tetto della casa e di colpo ci hanno tolto la scala. Economicamente abbiao toccato il fondo”. Lo stato tuttavia si è rifiutato di lasciare le persone senza lavoro e ha continuato a pagare un salario ai disoccupati.
Con l’investimento di capitali stranieri e il turismo si è riusciti a sostenere per un po’questa politica, fino a che non si sono resi conto che così non avrebbero mai colmato quel “buco” creato dalla crisi economica e hanno dovuto cercare delle alternative. “A me sarebbe piaciuto più la cooperativa-ha proseguito l’ospite- invece della questione individuale, perchè le cooperative sono più vicine all’idea socialista. Il vecchio Karl Marx ha dimostrato di essere un uomo molto saggio, ha detto: “l’uomo pensa come vive” e se la nostra gente inizia a vivere preoccupandosi solo per la grandezza del portafoglio, può dimenticarsi di vivere in una società diversa. Quindi dobbiamo lavorare molto di più dal punto di vista ideologico con queste persone, ma non è semplice.
Ecco perchè stiamo stimolando la creazione di cooperative non solo agricole, ma in generale. È chiaro che non si può obbligare una persona improvvismente a cambiare quello che sta facendo, devi cercare di convincerla spiegandole perchè dovrebbe modificare il suo punto. Voi sapete che è facile cambiare una situazione economica apparetemente, ma la mente umana è un po’ più complicata”.
L’incontro si è concluso con il racconto della sua esperienza come medico in giro per il mondo e la sua percezione della situazione dei paesi in via di sviluppo.
La figlia di Aleida March racconta così della sua prima esperienza in Nigaragua,di quando il comandante Fidel parlò agli studenti dell’ultimo anno di medicina e del suo passo avanti per questa missione.
Racconta del suo primo parto, delle situazioni d’emegenza che ha dovuto affrontare, di come il Nigaragua fu un esperienza difficile tanto da farle spuntare i primi capelli bianchi, ma molto istruttiva. Parla poi dell’Angola come una delle esperienze più segnanti della sua vita e le si incupisce il volto quando narra della volta in cui dovette scegliere chi salvare tra tre neonati malati di malaria, avendo una sola medicazione, concludendo mestamente ” nessun medico al mondo dovrebbe prendere una decisione del genere”.
Come un fiume in piena non si ferma ed esprime degli sferzanti giudizi sul mondo di oggi, su come le persone stiano perdendo la propria memoria storica, di come gli europei e i nord americani si siano dimenticati di essere stati un tempo anche loro migranti in America latina, per gli stessi motivi per cui oggi lo sono le altre popolazioni oggi: fame e guerra.
Non si risparmia inoltre di criticare duramente il governo brasiliano del presidente Bolsonaro e gli Stati Uniti che si ingeriscono nella questione venezuelana.
In ultimo si rivolge alle nuove generazioni, a noi studenti, citando le parole di Benito Cuarez, il primo presidente dell’america latina indigeno. Ci invita a non rassegnarci alle battaglie perse dalle vecchie generazioni a essere più uniti come popolo e ad essere più solidali con gli altri popoli.
“Sapete cosa diceva il Che?” Dice con uno strano sbrilluccichio negli occhi “Diceva che non dobbiamo stare zitti di fronte a qualcosa che non capiamo, dobbiamo cercare una spiegazione e il diritto di chiedere queste spiegazioni ce l’abbiamo quando siamo esseri umani consapevoli”.
A proposito delle nuove generazioni e degli studenti cubani, come hanno influito sulla nuova costituzione? le chiedo la sera al Palazzo delle Albere
“Hanno contribuito moltissimo. Per esempio c’è un articolo della costituzione che dice che bisogna avere cura e preservare l’ambiente naturale e uno studente ha proposto di aggiungere anche gli animali, cosa che non era prevista prima. Gli studenti hanno discusso tutti gli articoli con molto coinvolgimento. In base alla facoltà gli studenti hanno osservato con dettaglio alcuni articoli, ad esempio quelli di giurisprudenza si sono occpuati di articoli sull’indipedenza. Quelli di economia sulla propria area , così facendo si sono focalizzati sulla propria specialità e hanno osservato meglio i dettagli”.
Mentre la guardo rispondermi vedo nei suoi occhi di nuovo quello scintillio che ho visto la mattina e a un tratto tutto si fa chiaro: è la passione e l’amore per un popolo, per una Paese, per un ideale rivoluzionario che suo padre, sua madre e lo zio Fidel le hanno trasmesso e che ora restituisce al mondo.

Erica Turchet

Studentessa di Studi internazionali presso l'università di Trento

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