UNITiN e UDU: dopo le elezioni, si sono risolti i conti

Un fulmine a ciel sereno, per i pochi studenti interessati alla politica universitaria: l’accordo tra l’Unione degli Universitari di Trento ed UNITiN, una collaborazione professionale lunga sei anni, è apparentemente cessato in un lampo, con un paio di freddi comunicati e qualche breve schermaglia. La notizia ha spiazzato chi ancora aveva il coraggio e la voglia di seguire le vicende trentine durante le vacanze natalizie, e ha gettato nel panico gli studenti più preoccupati dal recente rinnovamento della giunta provinciale, sfavorevole alla nostra componente. Qualcuno si è sentito tradito da due associazioni che parevano fare il proprio gioco, e non si interessarsi al bene comune, della molto propagandata “buona rappresentanza”. Solo in sporadiche occasioni il fronte UDU-UNITiN si è di fatto ricomposto, come nel caso della chiusura della Scaletta e nella condanna dei fatti accaduti ieri nel Palazzo della Provincia; per il bene di noi studenti, entrambe le entità hanno giustamente sostenuto la medesima posizione.

Al di là delle prospettive future di una rappresentanza divisa, ma comunque impostata su un programma condiviso in campagna elettorale, quali sono i perché del grande scisma? Cosa ne potrebbero trarre le due associazioni protagoniste? L’Università di Trento ne uscirà realmente danneggiata, oppure risulteranno una discussione collettiva più partecipata e una rappresentanza meno apparentemente calata dall’alto? Ciò che non ci viene raccontato è che le motivazioni della scissione sono complesse, vengono da lontano, e soprattutto non possono essere ridotte a semplici dissapori ideologici o scorni personali.

Convivere sotto lo stesso tetto è sempre difficoltoso, anche nelle situazioni più rosee, quando si macinano risultati e, di conseguenza, consensi. I successi portati a casa dal duro lavoro di ognuno sono sotto gli occhi di tutti, ed è stato spiacevole assistere ai tentativi, da parte di qualcuno, di intestarsi personalmente importanti conquiste ottenute, in verità, grazie a sforzi collettivi, che vanno oltre il colore della propria maglia. Quando si è una squadra, si vince insieme e si perde insieme: trionfi e sconfitte non sono mai merito o colpa di singoli individui, di facili ed eroiche imprese, ma di cooperazioni prolungate, di piccoli passi, fatte di sudori ed incertezze e, talvolta, anche da grandi soddisfazioni.

Ma UDU e UNITiN, durante la campagna elettorale, e soprattutto prima e dopo di essa, perché la rappresentanza non vive di sole corse al consenso, sono state una squadra? Forse no. Si è fatto l’errore di credere che bastasse condividere un programma per riuscire a remare nello stesso verso. Così non è successo. La linea espressa dalla lista unitaria è stata frutto di una media tra le rispettive posizioni, e non il prodotto finale di una vera e propria discussione, tanto che non è stato possibile, per gli elettori, capire cosa distinguesse UNITiN da UDU, e viceversa. Si è accuratamente evitato di entrare nel merito di questioni non già condivise alla radice, invece di trovare effettivi punti di incontro, per non pestarsi vicendevolmente i piedi e mantenere intatto lo status quo. Si è costruita una proposta sì largamente votata, ma sostanzialmente fondata su una quadra trovata anni prima, senza aggiungere nulla di nuovo sul tavolo.

L’unione di intenti era flebile sin dall’inizio, e la lista era sopravvissuta per pura inerzia: UDU e UNITiN sono rimaste abbracciate a forza per non intaccare il quieto vivere, per non dar fastidio a nessuno. Da ciò è derivata una naturale mancanza di dialogo interno, e la separazione è avvenuta non appena i numeri si sono spostati a favore di una delle due associazioni, non appena è stato necessario trattare. Le due associazioni non si parlavano da tempo: quando è toccato farlo, si sono rese conto di non sapere realmente cosa le mantenesse insieme, e di non comunicare nemmeno nella stessa lingua. In altre parole, non sono riuscite a dialogare tra loro, perché già da molto non lo facevano.

Tuttavia, la spaccatura non verrà giocoforza per nuocere. Anzi, forse proprio ora che si sono “lasciate”, UDU e UNITiN sapranno ritrovarsi, essere loro stesse oltre la rappresentanza e farsi vedere anche al di fuori dei luoghi della politica dell’Università di Trento, ravvivare la partecipazione attiva alla vita universitaria, posto che l’interesse studentesco, come abbiamo recentemente potuto osservare, verrà sempre messo davanti ad ogni controversia. Dividersi potrà essere l’occasione per affermare, ancora una volta, l’impero della buona rappresentanza. ▪

Mattia Guarnerio

ciao, sono mario. scrivo per l'universimario. sto sempre un po' nel mario. sono un bergamario, e quindi il mario non lo vedo molto spesso.

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