Difesa o aggressione: qual è il confine?

In questi giorni è stata approva la legge che riforma- ancora- l’istituto della legittima difesa. All’avvenuta approvazione in Senato della stessa, Matteo Salvini e la Lega tutta hanno esultato e lodato il grande traguardo raggiunto: “con la legittima difesa si eviteranno ingiusti processi a chi si difende” ha detto il ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

In seguito a queste affermazioni, soprattutto (e questo mi stupisce) perché fatte da un avvocato penalista quale la Bongiorno, è necessario fare qualche precisazione: come hanno ribadito da più parti, tra avvocati penalisti e magistrati, questa nuova riforma non dà in alcun modo – e ci mancherebbe pure! –  la licenza di uccidere. Insomma, come sottolineano l’Unione delle Camere Penali e l’Associazione Nazionale Magistrati, non è che adesso nei casi di legittima difesa non si avvieranno più processi. Infatti, è pressappochista e tipico di una fraudolenta propaganda usare slogan di questo genere, cui la Lega sembra tanto affezionata.

Il processo serve ad accertare i fatti, e il processo penale serve principalmente ad attribuire una responsabilità penale laddove sussista. Il processo penale non serve a punire – la pena è conseguenza dell’accertamento di una responsabilità imputabile a detto tizio, che fino al momento della sentenza definitiva di condanna è innocente. Ciò premesso, il messaggio che la nostra sciagurata politica diffonde è che, grazie alla riformata disciplina della legittima difesa, chiunque si ritrovi in casa un intruso e reagisca a colpi d’arma non sarà sottoposto a processo. Questo è erroneo. E la situazione si aggrava se pensiamo che adesso la Lega ha incardinato un disegno di legge per uno “sdoganamento” delle armi, o come lo definiscono loro una “semplificazione per l’acquisto delle armi per difesa personale”.

Procediamo con ordine. Anzitutto, è importante comprendere com’è cambiata la norma che si occupa della legittima difesa, ossia l’art. 52 del codice penale. Attenendoci alla pubblicazione del disegno di legge n. 253 (quello che ci riguarda), le modifiche introducono elementi di difficile valutazione da parte del giudice (mi riferisco – per chi volesse approfondire – all’inciso aggiunto al primo comma per cui l’offesa a cui si reagisce sarebbe «da valutare come percepita dall’aggredito al momento dell’in­sorgenza del pericolo»), e dei discutibili automatismi che, senza dilungarmi in tecnicismi e spiegazioni giuridiche che sono state rese già abbondantemente da giuristi molto più competenti e adeguati allo scopo di me, sono incostituzionali. Da precisare che l’incostituzionalità di tali automatismi in sede penale non è frutto di interpretazioni dottrinali spicce, ma è stata dichiarata più volte dalla stessa Corte Costituzionale.

Al di là della stretta legittimità della disposizione, quindi, bisogna più propriamente concentrarsi sugli effetti che questa avrà. Posto che il numero dei processi “ingiusti” (che poi non si sa come si possa dire che siano ingiusti aprioristicamente sulla base delle nozioni succitate, che inducono piuttosto a ritenere che, al più, ingiusta possa essere la condanna) non diminuirà, l’introduzione di una norma manifesto come questa, sulla scorta della “tolleranza zero” di matrice statunitense, non renderà la nostra comunità più sicura. Non solo perché è la percezione sociale d’insicurezza a non rispettare il dato reale (e qui allora il problema è l’incapacità dello Stato di far sentire i propri cittadini protetti) ma anche perché in questo modo avremmo una maggiore densità di violenza, tra l’altro, agevolata da questo disegno di legge sulla semplificazione dell’acquisto di armi.

Chiaramente, è il modello statunitense che fa scuola. Eppure, senza offesa per i nostri amici americani, a me non sembra che il loro sistema di giustizia e sicurezza sia così efficace, considerati gli elevatissimi tassi di criminalità. D’altro canto c’era d’aspettarselo: le ricerche criminologiche non sono fatte per passatempo e i loro risultati non cascano dal cielo. È appurato che facilitare l’uso di armi da parte dei privati ha effetti criminogeni e destabilizzanti: non si è più sicuri perché si sa di poter prender di tasca la propria pistola e sparare a caso ogni volta che ci sembra di essere in pericolo. Al contrario, incrementando la disponibilità di armi tra il pubblico si ottengono due effetti “collaterali”: il primo è quello di svilire il ruolo della polizia, come è stato lamentato anche dalle nostre forze dell’ordine; lo scopo di concentrare il possesso delle armi nelle mani di quest’ultime è quello di far sì che la forza armata venga esercitata, a certe condizioni opportunamente previste e limitate dalla legge, da coloro i quali sono preposti dallo Stato a tutela della cittadinanza, evitando così raptus di violenza incontrollata diffusi. Proprio quest’ultimo è il secondo effetto collaterale, ossia quello di riempire la nostra comunità di barbarie e aggressioni esacerbando il già esistente conflitto sociale e lasciando che l’ “humanitatis” sia rimpiazzata prepotentemente dalla “vis”.

 

Tremo. Tremo non perché – o meglio non solo perché – i nostri governanti sono affetti da una miopia molto grave, ma perché attraverso la loro dialettica incantano i più. La Bongiorno ha addirittura annunciato che si prevedrà la castrazione chimica per chi si rende reo di stupri. Io da donna rabbrividisco. Le violenze sessuali sono reati di aggressione, non di libido e quindi non solo la castrazione chimica non servirebbe a nulla, ma negherebbe i più basilari diritti di un essere umano; e no, non scalfite minimamente la mia posizione dicendo che tali soggetti non sono umani. Chiarisco a scanso di equivoci: gli stupri, così come altri reati di sangue e aggressione, sono sicuramente reati di grandissimo disvalore sociale e deplorevolissimi, ciononostante non possiamo fare del diritto penale un’arma di vendetta. Questi reati, come molti altri, devono essere prevenuti. Del resto si sa che prevenire è meglio che curare (rectius: sanzionare). Ma la prevenzione costa e richiede tempo e chiaramente non è il miglior proposito elettorale che si possa manifestare. Così, la legittima difesa diventa facoltizzata aggressione, le armi circolano come zucchero filato nei migliori lunapark e le sanzioni diventano espiazioni.

Viviamo in tempi bui, in cui il proibizionismo convive con la liberalizzazione, il paternalismo con l’anarchia. A indicare la strada maestra sono lo sciacallaggio, la propaganda e la distrazione delle coscienze dei cittadini dalle reali questioni problematiche del Paese. Nel frattempo regrediamo: si propugnano modelli di giustizia ancestrali, antiquati e rozzi; si promuovono idee di vittoriano puritanesimo e modelli famigliari obsoleti; si fomenta l’astio, l’odio e il rancore.

Eppure la primavera bussa alle porte, le giornate divengono più lunghe, il sole inizia a scaldare la pelle, gli alberi fioriscono e tutto si accinge a rinascere dopo il freddo e buio inverno. Il ciclo stagionale prosegue, indifferente alle contingenti vite di noi esseri viventi. Alla fine il cerchio si chiude sempre. Le fasi sono tali perché temporanee: o prima o poi passano. La percezione che abbiamo della loro durata può ingannare, potranno sembrare secoli ma alla fine cessano, le fasi.

Ed io sono convinta che è questa sia solo una fase, seppure dolorosa e buia. Ma tornerà la primavera, dopo questo freddo inverno del mondo.

lorena bisignano

Studentessa di giurisprudenza.

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