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2 giugno 2020

2 giugno 1946: gli Italiani vengono chiamati alle urne per il referendum istituzionale e l’elezione della Costituente. Si decideva finalmente la forma di Stato per il Paese, questione che era stata rimandata a dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La scheda referendaria conteneva due alternative: “Monarchia” e “Repubblica”, la prima rappresentata dallo stemma sabaudo, la seconda dal profilo dell'”Italia Turrita”, un’allegoria presente da secoli nella Penisola e descritta nel suo attuale significato nel XVII secolo da Cesare Ripa, studioso di iconologia.

La campagna elettorale fu particolarmente accesa e le aspettative furono incerte fino all’ultimo. Giocò un ruolo fondamentale, a favore della Repubblica, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi che riuscì a proporsi, all’interno e tramite il suo governo, come una sintesi tra le spinte più progressiste e quelle maggiormente conservatrici, in parte legate a una parte della società e della Chiesa, ancora profondamente monarchiche. De Gasperi riuscì a includere (sebbene solo fino al 1947, ma quanto bastava per compiere il mutamento istituzionale) sia i principali partiti di sinistra (Partito Socialista di Unità Proletaria e il Partito Comunista Italiano), sia i moderati tramite il suo partito (la Democrazia Cristiana) e in generale di coloro che volevano un passaggio dalla monarchia alla repubblica indolore (tra cui liberali, repubblicani, azionisti).

La doppia tornata elettorale del 2 giugno vide anche, per la prima volta in Italia, l’uso del suffragio universale. Fu infatti la prima volta che anche le donne parteciparono al voto; 21 di loro furono elette alla Costituente.

A recarsi alle urne furono oltre 24 milioni di Italiani. 12.717.923 per la Repubblica, 10.719.284 per la Monarchia. “L’Italia è Repubblica”, annunciarono le trasmissioni di allora. L’ex sovrano, Umberto II, partì alla volta di Cascais, in Portogallo. Fu eletto Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.
I risultati della Costituente consegnarono 207 seggi alla DC, 115 al PSIUP, 104 al PCI, 31 all’UDP (erede vecchio blocco liberale), 30 al Fronte dell’Uomo Qualunque, 23 al PRI, 13 al Blocco nazionale della Libertà, 7 al Pd’A.
Sia il referendum monarchia-repubblica, sia l’elezione dei deputati per la Costituente, mise in luce profonde differenze nel Paese, a livello istituzionale ed elettorale. Fu compito di coloro che redassero la Carta costituzionale di cercare il più possibile di pacificarle, appianarle: è il grande compromesso democratico. L’essenza della democrazia è infatti il vivere e alimentarsi tra posizioni diverse: ciò non è solo possibile, ma anche strettamente necessario per la buona qualità della democrazia in un Paese. Ma al di sopra di tutto vengono principi supremi, valori unitari, perché, volendo concludere con le parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, “C’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite. Qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo”

Buona Festa della Repubblica!

Aldo Carano

Studente presso presso il Master in European and International Studies. Laureato in Studi Internazionali, appassionato di politica estera, diplomazia e relazioni transatlantiche

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