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Giuseppe Conte al Festival dell’Economia: “è necessaria una politica europea solidale per l’immigrazione”

Immigrazione, riforma delle pensioni, scuola e pagamenti digitali i temi dell’incontro con Tito Boeri e Tonia Mastrobuoni

Il Festival dell’Economia di Trento è da sempre l’occasione, per la classe politica nazionale, per fare il punto della situazione dell’attuale legislatura. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto lo scorso sabato, quando la kermesse ha già completato il giro di boa per puntare alla sua conclusione; si è confrontato con l’ex presidente dell’INPS Tito Boeri. A moderare l’incontro, la corrispondente di Repubblica a Berlino Tonia Mastrobuoni. Titolo dell’intervento: “L’Italia e l’Europa“.

Un momento dell’incontro svoltosi lo scorso 26 settembre 2020. A sinistra Tonia Mastrobuoni (la Repubblica), a destra Tito Boeri (direttore scientifico del Festival) e in teleconferenza il. Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (Ph credits: Rai News).

L’incipit in medias res: quale sarà la posizione che assumerà l’Italia dopo le parole del Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen che auspica un superamento, in tempi brevi, del regolamento di Dublino e nonostante l’opposizione dell’Organizzazione Non Governativa OXFAM che accusa Bruxelles di essersi inginocchiata ai Paesi che respingono con forza ogni tipologia di immigrazione? La risposta del capo del governo non è stata laconica: è necessario andare oltre Dublino, anche se già l’accordo di Malta, a suo dire, si è rivelato un passaggio importante. La svolta però, suggerisce Conte, sarà rivedere le politiche migratorie europee all’interno di un principio di solidarietà per cui è l’Unione a farsi carico del problema e decidere la redistribuzione degli immigrati secondo la necessità di manovalanza dei singoli Paesi; e, a fianco, “pensare a dei protocolli penalizzanti per chi si rifiuterà di accoglierne una quota“. Il riferimento è lampante: l’Ungheria di Viktor Orbán.

La pensa così anche Boeri, ma aggiunge diversi punti: primo fra tutti pensare ad un principio di solidarietà che non riguardi solamente i Paesi europei, ma che si concentri anche verso “le persone che fuggono dalla guerra” e arrivano in Europa. Auspica cioè una “condivisione di sforzi sia nell’accoglienza sia, ove possibile, di rimpatrio”, senza evitare una stoccata ai diversi governi che si sono succeduti, rei di non aver colto la palla al balzo per regolarizzare gli immigrati economici, fondamentali risorse umane sia per le famiglie sia per gli imprenditori, sottintendendo che la regolarizzazione voluta dall’attuale Ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova sia insufficiente e a conti fatti inutile. Su un punto però Boeri e Conte concordano: l’Italia è un Paese di frontiera, i suoi flussi migratori devono essere gestiti, è un suo diritto, se viene meno il controllo “non c’è accoglienza che tenga“: si rischia l’implosione. È necessario quindi rivedere i Decreti Salvini con i quali sono stati chiusi diversi centri strategici. Per Giuseppe Conte è una priorità, così almeno dice e promette che affronterà il problema al primo Consiglio dei Ministri utile.

Il Segretario Federale della Lega ed ex Ministro dell’Interno del Governo Conte I,
Matteo Salvini.

Un altro tema importante affrontato nel corso del dibattito è il Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Giuseppe Conte ha presieduto anche lo scorso governo, lo stesso che ha varato le due riforme in esame volute dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, che non può ricusare né disconoscere: conviene con Boeri che l’RdC sia uno strumento utile con cui i disoccupati possono riuscire a sostenere se stessi e le proprie famiglie, uno strumento, però, utile attualmente solo su carta; tra i beneficiari dell’assegno, osserva Tito Boeri, circa novecento mila possono lavorare, anche se di questi soltanto cento mila hanno sottoscritto un patto di lavoro. Bisogna agire in questo senso: creare delle opportunità di formazione o di inserimento nel mondo del lavoro anche mediante le realtà amministrative locali.

Il premier condivide la posizione dell’ex presidente dell’INPS, aggiungendo che l’RdC è uno strumento complesso, bisogna ripensarlo anche per evitare che ne possa usufruire chi non ne ha diritto come la criminalità organizzata e soprattutto gli evasori fiscali.

Tra gli interventi in programma in questa direzione, il Consiglio dei Ministri ha intenzione di portare a casa il family act e nuovi progetti di riqualificazione del lavoro, il tutto, ovviamente, affiancando il problema del lavoro con una considerevole riforma in ambito pensionistico, un compito necessario per poter accedere e usufruire della liquidazione europea. Primo punto all’ordine del giorno sarà non rinnovare Quota 100: “un progetto triennale avviato per venire incontro ad un malessere sociale”, così Conte lo definisce, affermando dunque che l’esperienza non verrà rinnovata, ma al contrario vedrà l’esecutivo impegnarsi in una riforma all’interno della lista dei lavori usuranti. Il target è quello: “rimanere nei parametri dettati dall’Unione Europea“. E ancora, “l’Italia deve dimostrare di saper lavorare” per recuperare un gap generazionale che ha evidenziato come negli ultimi vent’anni il PIL italiano cresca notevolmente meno rispetto agli altri grandi Paesi europei. Allo stesso tempo però l’Italia stessa deve sperare che le altre nazioni del continente dopo l’epidemia ripartano perché “se si riparte, si riparte insieme altrimenti non è possibile“.

Perché non pensare a una sorte di Cassa Integrazione anche per i dipendenti pubblici? Parrebbe equo nei confronti degli impiegati privati

Tito Boeri nel corso dell’incontro con Tonia Mastrobuoni e Giuseppe Conte

Ma Boeri non manca di criticare Conte: lo accusa di essere in ritardo per le riforme e per l’assenza di linee guida precise e rigide per agire attraverso il Recovery Fund, “abbiamo perso tempo“. Gli Stati Generali di Villa Pamphili sono stati un’enorme spreco di giorni e di denaro per concludersi con un nulla di fatto, una mera operazione di facciata da cui non è uscito alcun progetto serio e senza aver pensato ad inserire nella Pubblica Amministrazione persone competenti che capiscano di quali manovre ha bisogno ora come ora l’Italia. Il premier non gradisce: “a Villa Pamphili abbiamo attivato più di centottanta progetti, consultandoci con le diverse realtà interpellate“, ha detto dopo aver replicato a Boeri che adesso è importante, ora più che mai, “essere rispettosi tra noi come e in quanto italiani“. Ogni progetto che verrà presentato a Bruxelles, ha poi chiarito, dovrà essere tecnicamente listato e compatibile con norme ad hoc dentro al Recovery Fund.

La Presidente della Commissione Europea Ursula von Der Leyen.

Un altro punto di frizione tra i due è il tema della scuola. Se Conte elogia l’operato del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, sottolineando come il ministero sia riuscito tra settembre e ottobre ad assumere circa ottanta mila supplenti e pensa che riuscire ad inserire in organico tutto il personale necessario sia un’idea utopica anche se è in programma un concorso ordinario, Boeri non è d’accordo e incalza: “si sa bene quanti siano i professori che ogni anno vanno in pensione, è possibile che non si riesca a programmare i concorsi“? Accusa poi il governo di non essere riuscito a monitorare quanti docenti abbiano effettivamente lavorato da marzo a giugno, evidenziando anche come l’isolamento abbia messo in luce diverse carenze strutturali del Paese sia in termini di digitalizzazione sia nel fronteggiare le molte disuguaglianze sociali presenti sul territorio; si rende necessario, è la chiosa, che il Paese subisca su tale fronte diverse riforme radicali di potenziamento e di livellamento sociale.

Tutto si può imputare al Ministro Azzolina, ma non che non si sia impegnata nel corso di questi mesi

Giuseppe Conte nel corso del suo intervento al Festival dell’Economia

Da ultimo, Tonia Mastrobuoni per tirare le fila del discorso chiede al premier se è previsto un altro lockdown e come il governo avrà intenzione di controllare le frontiere per gestire il flusso. Conte esclude un “Tutti in casa” come è successo lo scorso marzo anche perché ormai è chiaro come agire nei confronti di chi ha contratto il COVID-19, fermo restando che ci debba essere collaborazione tra la cittadinanza e il rispetto delle regole, altrimenti tornare chiusi nelle proprie abitazioni sarà l’unica opzione possibile. E anche sulle frontiere, il governo ha detto che ormai è pronto a varare un protocollo di gestione dei traffici veloce ed efficiente, “in aeroporto a Fiumicino in mezz’ora si sa l’esito dei tamponi fatti ai passeggeri in entrata” (senza però considerare il suggerimento del CEO di easyJet Johan Lungdren, che auspica dei protocolli comuni a livello europeo sui test e sulla quarantena perché si possa riprendere le operazioni di volo, e quindi gli scambi commerciali, con regolarità, ndr).

Prima pagina di Repubblica del 10 marzo 2020: “Tutti in casa”. È l’inizio del lokcdown nazionale.

Infine una domanda sul contante e sui pagamenti digitali: “il governo è al lavoro per accelerare la transizione dalla moneta fisica a quella telematica proponendo una riduzione delle commissioni e uno sconto per chi paga con bancomat o carta di credito“, Giuseppe Conte suggerisce di pagare con quegli strumenti e non con monete o banconote così: “si riduce ancora di più il numero dei veicoli di contagio“.

Alessandro Soldà

Classe 1996, mi sono laureato in Filosofia all'Università di Trento, dove proseguo gli studi con la specializzazione in Etica e Scienze delle Religioni. Oltre all'Universitario collaboro con Election Day.

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