#SaliteInPillola – Monte Bondone, la montagna di Trento

Lo scorso 27 maggio 2025, il Giro di Italia è transitato lungo le pendici della montagna di Trento per antonomasia, un luogo in cui le tracce della Grande Guerra sono ancora fresche. Ma, oggigiorno, i segni più evidenti sono quelli dei pneumatici delle moto e delle automobili che sfilano lungo i 38 tornanti.

La strada che conduce dalla città (200 m s.l.m.) alla cima del valico in località Vason (1650 m s.l.m.), consta di 19,5 chilometri di lunghezza e 1450 metri di dislivello complessivi. Numeri che, per chi guida un mezzo a motore, passano quasi inosservati. Meno per chi si trova a salire da quelle parti in sella ad una bicicletta.

Il ciclismo, per il territorio di Trento, è sacrosanto. E il Monte Bondone, ne ha in qualche modo aumentato il fascino: la strada, come tante altre nelle vicinanze, racconta di uomini che hanno sfidato la fatica, in un’epoca in cui si affrontavano le salite con pesanti biciclette d’acciaio e coperti da semplici vestiti di lana.

La storia più nota è quella di Charly Gaul, a cui è stata dedicata la strada, consacrando nei cuori degli appassionati di ciclismo l’aura leggendaria del Monte Bondone. L’impresa sportiva del piccolo campione lussemburghese è tuttora ricordata, a distanza di quasi 70 anni, dalla 20esima tappa del Giro d’Italia del 1956.

Fu una giornata da tregenda: la bufera di neve colse di soppiatto gli 86 corridori partiti di buon mattino da Merano. Al termine dei 230 chilometri, ne rimasero 41. I pochi superstiti (tra cui l’italiano Fiorenzo Magni, secondo al traguardo) patirono temperature freddissime, nonostante fosse il mese di giugno. Charly Gaul, in testa alla corsa, riuscì a farsi avanti con l’agilità e la leggerezza di uno scalatore. O come dicono i francesi, i grimpeur.

Se Charly Gaul conobbe la faccia più rude di Madre Natura, oggi la montagna incarna il lato benevole del paesaggio alpino con le comodità e i comfort offerti da hotel e rifugi, in cui sostare e bere una cioccolata calda dopo una sciata, o mangiare una fetta di strudel dopo una (faticosa) pedalata.

Il Bondone è infatti una vetrina di promozione per lo sport, che vive per mezzo del territorio e del contributo delle immagini in diretta delle gare di ciclismo. Quest’anno, i corridori hanno avuto soltanto un assaggio della salita, arrivando fino a Candriai (1000 m s.l.m.) per poi scendere dal versante opposto.

Nel 2006, quando la si affrontò per intero, vinse per distacco Ivan Basso, che al termine della 15esima tappa, suggellò il primo (di due) trionfi al Giro d’Italia. Il tempo di scalata, tuttora imbattuto (a scanso dei sospetti per doping), fu inferiore ai 50 minuti. Più o meno la metà di quanto impiegherebbe un amatore di medio livello. Per i più allenati, avvicinarsi o scendere sotto l’ora collocherebbe tra i migliori.

Non è dura in quanto a pendenze, ma è lunga. Davvero lunga. È una salita però, che può prestarsi benissimo a chiunque: ciascuno può scegliere il passo più adeguato e gestire con intelligenza l’intensità dello sforzo.

Ma il dislivello non mente: nonostante il panorama mozzafiato, non fatevi distrarre. Una volta raggiunti gli ultimi quattro chilometri, rimangono ancora 300 metri di dislivello. Chi ha dosato le proprie energie, può persino incrementare il ritmo. Chi ha osato troppo in partenza, potrebbe trovarsi a corto di fiato!

Pietro Piffer

Pietro Piffer

Laureato al Conservatorio di Trento, ma in rincorsa per concludere gli studi a Beni Culturali. Ciclista amatore da diversi anni, ma ufficialmente corro (e a volte vinco). Classe 2002, vivo per la montagna ma mi nutro di cibo vero!

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