“PERFECT DAYS” – Luoghi o non luoghi

Quando le ombre si sovrappongono diventano più scure?”
“Non lo so… Quante cose che ancora non so… è così che si finisce di vivere credo… senza sapere nulla”
“Lo scopriamo, eh?!”

Vi siete mai chiesti se le ombre, sovrapponendosi, diventassero più scure?
Beh, Hirayama sì: desideroso di rispondersi ad una curiosità vagante per la mente, con l’ingenuità di un bambino, volle provare a trasformare un momento di contemplazione e dialogo in una scoperta di quotidianità assoluta.

No spoiler giuro, soltanto mi fa sorridere pensare come, la maggior parte delle volte, ci lasciamo trasportare da un flusso incondizionato di abitudine e immediatezza, senza renderci conto di ciò che ci circonda; 
A volte, mi sembra semplicemente di vederci sopravvivere, galleggiare come delle barchette di carta in un oceano di terra e cemento, ci limitiamo alla fuggitiva visione di persone e cose, senza fermarci, continuando ad incalzare un tempo che prima o poi ci inghiottirà e ci lascerà alle spalle.

La serenità di leggere un libro e di ascoltare musica da audiocassette, il prendersi cura delle proprie piante come fossero figli, le smorfie mentre ci si lava i denti davanti allo specchio e il lavare bagni pubblici dell’immensa città di Tokyo: questo è, in parte, quello a cui Hirayama si dedica ogni giorno della sua vita, con una gioia immensa ed un’attenzione a dir poco minuziosa. 

È grazie ad una serie di nuove presenze e piccoli cambiamenti all’interno della sua routine che, con lo svolgersi del film, si riesce a comprendere la sua incondizionata felicità per la più semplice delle azioni. 
Hirayama trova la bellezza in tutte queste piccole cose; contempla costantemente ciò che lo circonda, riuscendo a raccogliere in un unico bagaglio chiamato “vita”, quello che gli riempie il cuore, ma che non tutti percepiscono.

Il mondo, in realtà, è fatto di tantissimi mondi: alcuni sono collegati tra loro, altri invece non lo sono.

E qui mi sorge una riflessione o meglio, una domanda: Vi siete mai chiesti in che mondo vi troviate? Quello frenetico e fuggitivo della maggior parte della popolazione, o quello che, come Hirayama, si sofferma sulle piccole cose, vedendone la beatitudine e la quiete?

Da una parte ammetto che non vedo ci debba essere per forza un bianco o un nero, nella vita penso che possano esistere pure i colori di transizione, quelli in cui il cambiamento e l’incoerenza consapevole, possono essere frutto di un grande lavoro su se stessi, durante il quale ci si ferma ad ascoltarsi, e ci si guarda attorno, soffermandosi e contemplando elementi che, nella loro più intima natura, ci regalano sensazioni ed emozioni.

Ripeto credo non sia tutto nero o tutto bianco, come non sopporto pensare ci sia un giusto ed uno sbagliato; la vita è fatta di cambiamenti, di ripensamenti e scelte immediate, sta a noi decidere quale sia la via migliore per vivere e non sopravvivere.

Magari, un tempo, eravamo tutti nello stesso mondo, o magari no; 
Magari, ci siamo evoluti, abbiamo superato confini e ci siamo ritrovati nella molteplicità di mondi che persiste nel tempo;
Magari, prima o poi, riusciremo a raggiungere tutti quel mondo in cui le piante sono figli e le ombre lo spettro della nostra felicità.

E voi, vi siete mai chiesti se le ombre, sovrapponendosi, diventassero più scure?

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