La moda, la moda, solo la moda !

Nell’era dei micro-trend e del fast fashion, la moda viene ridotta ad una sfera frivola e superficiale, quando, in realtà, è insostenibilmente pesante. È il frutto di complesse riflessioni esistenziali che però, inevitabilmente cambia, si trasforma poiché riveste l’attimo che subito si altera: la Moda afferma il potere della forma che sì, è passeggera, ma rassicurante (nel momento in cui si manifesta) per chi la segue.
In occasione della Trento Fashion Week (13-22 novembre 2025) si presenta un ottimo momento per ripensare l’importanza della relazione tra moda e vita e per sottolineare la rilevanza delle sfilate.

L’autore Archibald Joseph Cronin sottolineò, nei suoi scritti, il drammatico divorzio tra arte e società, separazione che vede la sua apoteosi ai giorni d’oggi. La moda, però, è un’arte che non può prescindere dalla comunità, in quanto, come afferma il filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel, la moda è un fenomeno sociale omnicomprensivo.
L’abito, infatti, non ha la mera funzione di coprire il corpo, bensì definisce la sua apparenza e appartenenza sociale. Diventa una questione di classi, di settorialità, di dualismo tra inclusione ed esclusione.
Con un’analisi più attenta e viscerale, però, il concetto di veste supera la collettività e si ricongiunge alla sua natura prima (strettamente legata all’individuo), e svela la sua indole esistenziale ancora prima che sociale. L’indumento consente all’arte di entrare in qualsiasi vita e darle forma ed è il mezzo prioritario per esprimere ciò che siamo (o che vorremmo essere). Alessandro Coccia, in particolare, descrive l’abito come “un tavolo operatorio che ci permette di arrivare dove la nostra anatomia non riesce a portarci”.
Le sfilate haute couture sono un sublime e raffinato caso che dimostra la radice esistenziale della Moda. Durante la runway, lo stilista decide di riflettere su una determinata condizione dell’essere umano, e lo fa partendo da un analisi interiore rappresentata dagli abiti stessi, che non sono solo contorno, ma soggetto (ad esempio la sfilata di Valentino F/W 2025 2026 diretta da Alessandro Michele).


Date queste nozioni, allora, come siamo finiti a tralasciare lo stretto legame tra Moda e autenticità ? Perché è nato nell’umano il bisogno di uniformarsi, di seguire, di imitare ? Ancora una volta, Simmel anticipa questa riflessione, risolvendo il quesito affermando che il fascino dell’imitazione sta nell’attuazione di un “agire sensato” senza però l’addizione di un elemento personale e creativo, senza energie e responsabilità. Ed ecco dunque il nocciolo della questione.
In quanto, come definito in principio, la moda è anche un fenomeno sociale, inevitabilmente, dunque, risente delle scelte della moltitudine, che ormai è figlia del nichilismo, dell’assenza di pensiero e della scomparsa dell’individualità.
La risoluzione della problematica sociale risiede, però, proprio nel nido esistenziale della moda che, per Alessandro Michele, è l’espressione più radicale dell’intimo legame tra forma e vita. Ripartiamo, allora, da questa prospettiva. Dal vestiario che è vita, è mezzo di affermazione, è un suono chiaro e riconoscibile in un cosmo di rumori confusionari.
In un mondo schiavo dell’inautenticità e tormentato dalla necessità di approvazione, dovremmo cercare, invece, il desiderio, lo stupore e la voglia di esprimere ciò che realmente siamo, senza necessariamente imitare, così da riscoprire la meraviglia dell’essere umani e risvegliarci dall’ipnosi della conformità.


Valeri Maria Andrea