Cile al ballottaggio: Jara e Kast in corsa per la presidenza

Il Presidente cileno più giovane di sempre, il progressista Gabriel Boric, concluderà il mandato a marzo 2026; il suo successore sarà deciso al ballottaggio del 14 dicembre tra i due candidati più votati al primo turno.
In Cile, lo spareggio è un passaggio praticamente obbligato: il sistema elettorale prevede l’elezione diretta solo per chi ottiene la maggioranza assoluta alla prima tornata. Con nessuno dei contendenti vicino al 50% +1, quest’anno saranno Jeannette Jara per la sinistra e José Antonio Kast per la destra a sfidarsi. 

Jara, 51 anni, si candida con il Partido Comunista de Chile, ma si pone in rappresentanza di una coalizione molto più ampia, e ha affermato in più occasioni che se sarà eletta abbandonerà il partito. Ministra del lavoro e della previsione sociale sotto l’attuale governo Boric, ha lasciato l’incarico ad aprile di quest’anno per candidarsi alla presidenza. Il 16 novembre, in linea con le previsioni, ha conquistato il 26,8% dei voti. 

Kast, 59 anni, è il fondatore del Partito Repubblicano, che in Cile si colloca all’estrema destra. Si candida per la quarta volta alle presidenziali, a seguito di una sconfitta nel ballottaggio contro Boric nel 2021. Al primo turno si è collocato a breve distanza da Jara, raggiungendo il 23,9% dei voti; può contare però sul 52,2% totalizzato dalla destra in generale. 

L’ex ministra del lavoro e della previsione sociale si è già distinta per alcune leggi a favore dei diritti dei lavoratori, implementate durante il mandato da lei esercitato tra 2022 e 2025. 
Tra queste spicca la Legge delle 40 ore: nel 2023 il monte ore lavorativo settimanale poteva raggiungere 45 ore, ma è attualmente in corso una graduale riduzione che porterà a un massimo legale di 40 ore a settimana nel 2028. 
La riforma delle pensioni è stata un altro successo politico per il fronte progressista, per quanto poco apprezzata dalla destra e dagli strati socioeconomici più alti della società cilena. Se per Jara la riforma è un importante passo avanti rispetto agli anni della dittatura, Kast la considera uno strumento per togliere ai lavoratori il diritto alla proprietà sui loro risparmi, e ha promesso di abrogarla se sarà eletto presidente.
Nel programma di Jara le leggi sulle condizioni dei lavoratori vengono celebrate come un traguardo significativo nel panorama dei diritti dei cittadini. Si parla di un miglioramento ostacolato dalla destra, che haimpedito un avanzamento più rapido e con più giustizia, negando una riforma tributaria per distribuire la ricchezza e altri cambiamenti “necessari per il nostro paese”. 

Gli assi fondamentali che Jara propone per il Governo del Cile sono tre: sviluppo guidato per la domanda interna, quartieri dignitosi e cittadinanza piena. Assi che non procedono in parallelo, ma che si intrecciano per costruire uno Stato che funzioni a livello economico, sociale e democratico. 

Il primo asse deriva direttamente dall’idea che se i lavoratori stanno bene, anche il Paese sta bene; per tale motivo si aspira ad aumentare il salario minimo e ad integrare politiche che rafforzino l’occupazione, la partecipazione democratica nelle decisioni economiche e la libertà sindacale.

Investire nella vivibilità dei quartieri è uno sviluppo naturale: se l’occupazione è alla base di una vita degna, deve accompagnarsi alla possibilità di accedere a servizi di qualità, che interessano in particolare salute, educazione e trasporto pubblico. Bisogna garantire sicurezza, aumentare la presenza dello Stato nei territori, potenziare la prevenzione sociale. E ancora, lottare contro il narcotraffico, modernizzare il sistema penitenziario, rafforzare il corpo dei Carabineros e la Polizia di Investigazione. Perché la disuguaglianza non riguarda soltanto il reddito: è radicata nelle diverse possibilità che il medesimo territorio offre ai suoi abitanti.  

La concezione della cittadinanza permette di ampliare ulteriormente l’orizzonte: Jara guarda al voto come al primo di una serie di diritti che vanno garantiti, a livello civile e politico, ma anche sociale e culturale. Per poter difendere, alla base, il diritto di non retrocedere nella difesa dei diritti. 

La forza del cambiamento è il nome del programma di Kast, che lo definisce una tabella di marcia di un governo che non si limiterà alla diagnostica, ma che passerà all’azione fin dal primo giorno.

Anche qui ci si muove lungo una triade di emergenze: sicurezza, situazione economica, questione sociale. Piaghe che riflettono la crisi di uno Stato che ha “smesso di essere al servizio del bene comune” e che ha “abbandonato la sua missione di preservare ordine e sicurezza”. 

Il candidato di estrema destra critica duramente l’operato dell’attuale governo, guidato dall’esponente progressista Gabriel Boric, e afferma che il Paese ha sofferto per il “conflitto permanente promosso dalla sinistra radicale”. Quello che propone è dunque un compromiso: un patto che si estende alle famiglie, alle istituzioni, alle imprese e allo Stato. Un impegno ad ascoltare e a collaborare, per avanzare verso un Cile più unito, dove gli interessi di tutti possano convivere in armonia. 

Il programma di Kast guarda nel dettaglio ai territori: 16 regioni e 16 problemi specifici. È un’analisi che copre circa 4300 km, estendendosi da nord a sud; dalla crisi idrica di Atacama, dove si trova il deserto più arido del mondo, allo spopolamento di Aysén, nella Patagonia cilena. Passando ovviamente per le due regioni metropolitane più grandi del Paese: Santiago e Valparaíso, le più popolose e le più afflitte dalla delinquenza e dal crimine organizzato. 

Leggendo il programma, la sicurezza appare come l’emergenza più percepibile e preoccupante; è un concetto che Kast concepisce in stretta relazione con il rispetto dell’autorità e con l’ordine pubblico, e che si pone come premessa fondamentale dello sviluppo. Va garantita con carceri più moderne, tecnologie più avanzate e pene più dure, e con un appoggio integrale a Carabinieri, Polizia di Investigazioni, Guardia Nazionale e Forze Armate. Misure che si renderanno possibili con l’aumento della spesa annuale in sicurezza, e che non si limiteranno alle questioni interne: verranno accompagnate da una Politica Nazionale di chiusura delle frontiere contro l’immigrazione illegale, e dal blocco della regolarizzazione dei migranti illegali. 

Sul piano economico, di fronte a un debito pubblico pari al 41,7% del PIL, Kast accusa i precedenti governi e i loro deficit strutturali di una gestione fiscale irresponsabile. La “schiacciante mediocrità” dell’economia cilena verrà trasformata stimolando gli investimenti e l’occupazione, con un occhio particolare a donne e giovani, e riorganizzando la spesa pubblica. Politiche più specifiche, tra le altre, riguarderanno la semplificazione normativa, la modernizzazione del sistema tributario, la promozione della transizione energetica e il potenziamento di una legislazione lavorativa più attenta ai diritti e alle necessità dei cittadini. 

Tre parole per l’emergenza sociale: Libertad, Justicia y Dignidad. Più servizi, migliore qualità e più possibilità di accedervi. 
Il ruolo della famiglia deve essere rafforzato, perché essa sia parte attiva del sistema educativo; l’accesso alla salute va garantito, e lo sarà con l’attivazione di uno stato di emergenza sanitaria nazionale; l’assenteismo scolastico è un problema grave, e il Piano di Integrazione Scolare si occuperà anche di questo. Basta liste di attesa infinite per ottenere assistenza sanitaria, basta burocrazia paralizzante, basta caos nel sistema educativo. 

Nella scelta del nuovo Presidente, faranno la differenza i votanti che al primo turno non hanno scelto né Jara né Kast. L’assenteismo in questo ballottaggio non avrà lo stesso peso che ha avuto nel 2021, quando alle urne si è presentato solo il 56% degli aventi diritto: l’introduzione del voto obbligatorio nel 2022 ha già convinto l’85% degli elettori idonei a votare al primo turno, e probabilmente porterà a un risultato simile il 14 dicembre.

Che vinca Jara o Kast, il nuovo Presidente si farà portatore di una visione definita e distante da quella dell’altro candidato e dell’elettorato che lo supporta. E dovrà dimostrare la capacità di far fronte alle complessità che in Cile sono sotto gli occhi di tutti, ma che ogni cileno propone di affrontare in modo diverso.