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L’affaire “pagine di rappresentanza” e la rottura UDU/UNITiN. E la voce degli studenti?

Premessa. Quella che segue è l’impressione e la riflessione di uno studente esterno alle due associazioni in questione, UDU e UNITiN: di conseguenza le osservazioni che farò sono quelle di qualcuno che non conosce le vicissitudini interne ai due gruppi, se non nella misura in cui tali gruppi le hanno comunicate tramite i loro canali ufficiali. Tuttavia, nonstante la questione sia sicuramente più complessa e articolata di quanto non possa passare dalle mie parole, ritengo importante mettere in luce quello che una matricola esterna ha percepito del tutto, anche come spunto di riflessione per le associazioni intorno alla loro comunicazione.

Il colpo di Stato

L’inizio della contesa (almeno per quanto risulta ad un esterno) si ha giovedì 20 dicembre, quando UDU pubblica un post dai toni altisonanti sulla sua pagina Facebook: il contenuto, in breve, riguarda la decisione di staccarsi definitivamente da UNITiN, in seguito a un “tradimento di fiducia”. Al contempo, gli amministratori rivali vengono rimossi dalle pagine comuni di rappresentanza, che prima della coalizione erano gestite secondo par condicio.

La risposta di UNITiN arriverà solo il 23 pomeriggio, quindi soffermiamoci un momento ad analizzare che cosa possa essere passato nella mente di uno studente esterno in quei tre lunghi giorni di silenzio. La prima emozione è sicuramente lo stupore: da quanto venivano covati questi dissapori, quale la goccia che ha fatto traboccare il vaso, quanta la colpa di ciascuna fazione? Con questi dubbi irrisolti, però, entra presto anche un’altra domanda: questa decisione è stata presa di comune accordo o è stata una mossa inaspettata anche per UNITiN? Dai toni di UDU, e come poi verrà confermato dalla controparte e mai smentito, si evince che probabilmente è stata un’operazione in solitaria. Ma allora quanto diritto avevano effettivamente di prendere controllo delle pagine di rappresentanza? Si iniziano a sentire voci, discorsi tra compagni, messaggi di gente confusa su gruppi dell’Università, e le posizioni sono contrastanti: qualcuno sostiene che, in quanto le pagine reclamate erano in origine “di dominio di UDU” (tecnicamente erano state create con l’allora profilo di UDU), sia più che corretto che, sciolta l’alleanza, ritornino ai proprietari originari. Altri però controbattono: i seguaci di quelle pagine le seguivano in quanto pagine di rappresentanza, come utile canale per informazioni e notizie, e quindi è quantomento improprio da parte di UDU reclamarle come proprie; chi le seguiva allora per rappresentanza vuole oggi lo stesso, e UDU in solitaria, al momento, non è pura rappresentanza. Una cosa che però condividono in molti è la scorrettezza da parte di UDU nel non consultarsi, o perlomeno informare preventivamente, la fazione rivale. 

Questo piccolo elemento si rivela chiave per far pendere molti dalla parte di UNITiN, perché colloca UDU in uno stereotipo che viene così rinforzato dal gruppo stesso: la tendenza all’azione impulsiva, alla ideologia sopra tutto, a un sentimento di “noi contro loro” in cui la propria fazione è indiscutibilmente dalla parte della ragione. Stereotipo, ripeto, che molti – me compreso – hanno imparato a ignorare conoscendo personalmente membri di UDU, ma che inevitabilmente c’è e viene evidenziato da loro stessi. 

Le preoccupazioni

L’ultima parte di queste montagne russe emotive arriva con lo sguardo verso il futuro: che cosa cambierà? In che modo gli studenti ne risentiranno? Dopo una campagna elettorale che affondava le proprie radici sull’importanza della rappresentanza unita come mezzo privilegiato per far sentire la voce degli studenti, sorge un po’ di timore. E questo timore non si può dire immotivato: nell’eterno braccio di ferro tra studenti e Università o Comune o Provincia o Regione, è facilmente comprensibile che un gruppo portavoce della quasi totalità degli studenti sarà ben più ascoltato di uno che ne rappresenta meno della metà. Ne valeva quindi la pena? Ai lettori l’ardua sentenza. Sicuramente nella manovra di UDU si legge la tendenza naturale all’autoconservazione, ed è facilmente deducibile che, per quanto l’associazione possa trarne vantaggio, la comunità studentesca in generale potrà risentirne.

Le considerazioni su questo lasciano il tempo che trovano, e rimane a ciascun individuo decidere se per lui un’associazione deve prima di tutto preservarsi o se debba sempre e comunque fare le scelte ottimali per la comunità, anche a costo del proprio nome e status.

La Resistenza

Infine, il 23 dicembre arriva finalmente la risposta di UNITiN: alle parole forti di UDU si contrappone una voce amareggiata, risentita, che si dice sorpresa e delusa della faccenda, e auspica ancora un ritorno del “figliol prodigo”, in nome della rappresentanza unita. Al di là dell’effettiva distribuzione di ragione e torto, è lampante che UNITiN ne esca molto meglio, e la comunicazione di tale associazione risulta molto più efficace di quella avversaria. Con acume, forse anche troppo, UNITiN ha identificato tutti i punti chiave che avrebbero potuto far scadere la mossa di UDU, e li ha saputi gestire alla perfezione: richiamare l’ideale della rappresentanza unita, porsi in un atteggiamento accogliente verso i rivali, dirsi delusi (anzichè arrabbiati). Tutti questi elementi hanno fatto leva esattamente sui dubbi che sarebbero potuti sorgere agli esterni, hanno rinforzato l’idea di una UDU impulsiva e irosa, che fa tanto baccano ma che, con le giuste maniere, può essere ricondotta alla ragione. Insomma ne sono usciti come una madre apprensiva che è abituata a gestire i capricci del proprio bambino. 

I commenti successivi non fanno che rinforzare questa impressione generale, con la categorica asserzione di Luca Bocchio, coordinatore di UNITiN, “non giochiamo a fare i politici”.

Ciò che UDU sicuramente può portare a casa da questa vicenda è la necessità di una riflessione sulla propria linea comunicativa: forse, alle parole altisonanti e ai gesti simbolici dal forte impatto, è il caso di affiancare una condotta più istituzionale, argomentata e pacata, che sicuramente avrebbe messo in maggior luce le ragioni dell’associazione.

In ultima istanza, la riflessione tocca agli studenti: è necessario confrontarsi con il fatto che entrambe le associazioni mostrano il proprio volto solo quando è truccato, e per quanto questo possa essere inevitabile in “politica”, lascia dell’amaro in bocca, e la sensazione di essere stati, in fondo, un po’ presi in giro. ▪

Marco Ghirlanda

Studente di Matematica presso l'Università di Trento, ha frequentato il liceo classico e il Triennio di "Batteria e percussioni jazz" presso il conservatorio di Verona. Si interessa di cinema, letteratura, logica e filosofia del linguaggio. I suoi fari intellettuali sono Immanuel Kant, Giorgio Gaber e David Foster Wallace.

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