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GUIDA GALATTICA AI NUOVI VOLTI D’EUROPA

“Il re è morto, lunga vita al re!”.

Ebbene sì, dopo 5 anni anche le istituzioni europee si rinnovano; a seguito delle elezioni molte cariche devono essere riconferite, perciò molti nomi cambiano. Può essere difficile districarsi tra tutte queste informazioni: nomi, nazioni, ruoli, partiti e dissapori. Noi siamo qui per darvi una mano con questa guida galattica targata l’Universitario.
“Galattica?” – vi chiederete “Pensavo che Bruxelles fosse in Belgio, non su Saturno”. L’UE è un microcosmo, politico e culturale, e proprio per questo è molto facile perdersi fra le stelle. Prendetela come un astrolabio, che vi indicherà quali sono i nuovi astri e le nuove costellazioni.

Iniziamo con quella che molto probabilmente sarà la Stella Polare, Ursula von der Leyen. Nominativo emerso dopo lunghe e complesse trattative e che ha suscitato non poco scalpore, va a sostituire l’ormai celebre Jean-Claude Juncker.
È la prima in una serie di primi: la prima donna a capo della Commissione (l’organo esecutivo dell’Unione Europea) e la prima ad aver ricoperto il ruolo di ministro della difesa in un paese membro. Ex ministro della famiglia e ancora nell’esecutivo Merkel, è vista un po’ come la delfina di quest’ultima. Il suo nome sovrasta sia quelli messi in campo dalle altre famiglie principali (Timmermans per S&D e Vestager per ALDE), sia il nominee della propria (Weber). Von der Leyen è stata dunque scelta secondo accordi a porte chiuse e non attenendosi a quanto scelto prima delle elezioni dai gruppi parlamentari (Spitzenkandidat). Sembra che a questo accordo si sia giunti per la congiunzione tra Macron, Merkel e, stranamente, Órban, che temeva Timmermans – o almeno, così ha lasciato intendere Weber in un intervista a Politico/EU.
Ciò non vuol dire che la sua nomina sia sicura: forti sono state le critiche da parte del Parlamento per le modalità di decisione, a porte chiuse e tradendo il “mandato popolare”. Le contestazioni arrivano principalmente da parte dei Socialisti, ma ad osteggiare questo nome sono però anche alcuni membri dell’EPP, che la considerano schierata troppo a sinistra (vicina ad ALDE e S&D) per le sue posizioni pro-LGBT, per il suo sostegno ad uno sviluppo federale dell’UE, e per la ostentata volontà di formare un esercito comunitario. Ricordiamo che inoltre per essere confermata la nomina di Von der Leyen dev’essere ratificata dal Parlamento, cosa non scontata.

Secondo nome di grosso calibro è anche qui quello di una donna, la prima donna presidente della BCE, Christine Lagarde. Francese, è stata titolare di diversi dicasteri nel corso del tempo, essendo stata tra il 2005 e il 2011 Ministro del Commercio, dell’Agricoltura, delle Finanze e dell’Industria; dal 2011 ricopre il ruolo di direttore manageriale del Fondo Monetario Internazionale (International Monetary Fund).
Lagarde va a sostituire l’espertissimo Mario Draghi, che ha condotto l’eurozona in un periodo arduo, applicando tutte le sue competenze e i suoi poteri per salvare l’Euro, come da lui stesso detto, “ad ogni costo” e guadagnandosi il soprannome di Super Mario. Qui si presenta forse l’inghippo, perchè Lagarde è da molti considerata una esperta in economia, ma di fatto la sua educazione è di tipo giuridico, non economico. La cosa ha sollevato qualche perplessità, anche se Donald Tusk (il Presidente del Consiglio uscente) in un intervista al Wall Street Journal ha dichiarato: “è un perfetto presidente per la BCE”.
In ogni caso, la politica economica potrebbe spostarsi, almeno in parte, da quella di austerity conosciuta fino ad adesso; il suo passato recente svela che potremmo aspettarci scontri con il Presidente USA Trump in tema di politica monetaria.

A sostituire il polacco Tusk alla presidenza del Consiglio arriva Charles Michel. Primo ministro belga dimissionario, fa parte della famiglia dei liberali (ALDE). Ha ricoperto vari incarichi nella sua nazione natale, ed ha avuto un percorso politico un po’ turbolento; proprio il suo ultimo governo è caduto per la firma del Global migration compact. Il suo nome per la poltrona arriva senza grandi stupori; nominato per volontà soprattutto di Emmanuel Macron, sarà il più giovane ad avere finora ricoperto questo ruolo.

Dall’area mediterranea arrivano poi altri due nomi: Josep Borrell, che va a sostituire Federica Mogherini come Alto rappresentante degli affari esteri nella commissione, e David Sassoli, che va a sostituire Antonio Tajani alla guida del Parlamento europeo.

Josep Borrell, catalano, anti-indipendentista e socialista, è l’attuale ministro degli esteri spagnolo. È noto per non essere particolarmente diplomatico, avendo preso posizioni particolarmente dure contro la Russia e i movimenti indipendentisti della sua regione di provenienza. La sua nomina a Commissario per gli affari esteri prevedrà probabilmente una politica più dura soprattutto nei confronti di Cina, Russia e Brexit. Borrell ha avuto una carriera lunghissima nel PSOE (il suo partito) ed è già stato presidente del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2007.

L’unico italiano tra i nomi nuovi è David Sassoli, eletto con 345 voti dalle fila dell’S&D, di cui il Partito Democratico fa parte. Presiederà sulla prima parte della 9° legislatura del Parlamento UE, dopodiché come da consuetudine il ruolo dovrebbe passare nelle mani di un esponente dei popolari.
Quella di Sassoli è l’unica nomina che permette al nostro paese a trazione sovranista di non essere completamente isolato a Bruxelles. Come il presidente uscente, Sassoli ha iniziato la sua carriera in ambito giornalistico, diventando conduttore televisivo. Dopo avere cominciato come inviato di cronaca del TG3 nel 1992, è stato anche vicedirettore del TG1 dal 2006 al 2009. Tentò la corsa per diventare primo cittadino di Roma nel 2013 ma fu sconfitto alle primarie da Ignazio Marino. Facente parte del PD fin dall’inizio, è stato candidato ed eletto 3 volte all’Europarlamento. Come primo atto da presidente del Parlamento, Sassoli ha portato omaggio alle vittime di terrorismo cadute nella capitale Belga.

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