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Come punire la violenza sessuale?

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è importante parlare di uno degli aspetti in cui essa si manifesta, ovvero la violenza sessuale.

È di poche settimane fa la sentenza del Tribunale di Barcellona che ha lasciato molti scioccati, e non solo in Spagna. Il caso in questione riguardava una ragazza quattordicenne stuprata da cinque uomini mentre si trovava in uno stato di incoscienza dovuta all’assunzione di alcol e droghe; la Corte ha ritenuto di condannarli non per violenza sessuale (violación), ma per abuso sessuale (abuso), reato punito con pene meno gravi.

Non è il primo caso di questo tipo: nel 2016 si parlò molto del caso “Pamplona”, in cui un tribunale classificò come abuso uno stupro di gruppo rispetto al quale la vittima era rimasta passiva, inerte. Una sentenza che ha del paradossale, considerato che la ragazza era paralizzata dalla paura; e del resto, non poteva certo sconfiggere gli assalitori con una serie di ben assestati calci rotanti, come succede solo nei film. Fortunatamente, il Tribunale Supremo Spagnolo ha poi ribaltato la sentenza, riconoscendo che la ragazza si era trovata in una situazione di intimidazione che le aveva impedito ogni reazione.

Numerose proteste hanno seguito queste sentenze, partecipate sia delle associazioni femministe che dal resto della popolazione, al grido dello slogan “no es abuso, es violación”: non è abuso, è violenza sessuale.
Lo sdegno, l’indignazione e la rabbia sono importanti, però non ci possono condurre alla semplice condanna di una società “maschilista” e “retrograda” (sui social è stato lanciato l’hashtag #JusticiaPatriarcal). Al contrario, dobbiamo chiederci come siamo arrivati a questo punto.

In Spagna la violenza sessuale è definita, nel codice penale, sulla base della presenza di un’aggressione fisica, o di una minaccia, che costringa al rapporto sessuale non voluto. Nel caso più recente, la vittima era incosciente, e non era stato necessario costringerla; perciò, dice la Corte, i suoi assalitori sono colpevoli solo di abuso.

Questa sentenza non può e non deve essere considerata un caso di cattiveria (o di stupidità) umana, perché così facendo si banalizzerebbe un problema che invece è sistematico, e riguarda tutti i futuri e presenti casi di stupro. La soluzione deve essere adottata a un livello ulteriore rispetto alle singole aule di Tribunale, ovvero quello parlamentare e politico. In particolare, è necessario adottare una definizione del reato basata sulla Convenzione di Istanbul del 2011, relativa alla prevenzione e alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: nell’art. 36 si configura la violenza sessuale sulla base dell’assenza di consenso al rapporto, che, come i recenti avvenimenti dimostrano, non è sempre legata alla costrizione fisica o all’intimidazione. Ad oggi, tuttavia, solo pochi dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione hanno adottato questo modello, detto di “consenso puro”. La Spagna, naturalmente, non è tra questi, ma i fatti di cronaca qui citati hanno spinto il Partito Socialista a presentare una proposta di riforma del codice penale; il testo del disegno di legge si sarebbe ispirato all’esempio della Svezia, che dal luglio dell’anno scorso ritiene condannabile per violenza sessuale il rapporto avvenuto in mancanza di un assenso esplicito, dato verbalmente o mediante il comportamento.

In molti Stati questo cambiamento non sembra in procinto di avvenire. In un report di Amnesty International si annota che il principale argomento contrario è basato sul fatto che una simile legge imporrebbe alla vittima l’onere di provare che il rapporto non era consenziente; non sarebbe possibile chiedere all’accusato la dimostrazione opposta, in quanto ci si scontrerebbe con il principio di innocenza fino a prova contraria, cardine delle democrazie liberali. Ciò potrebbe comportare situazioni di vittimizzazione ulteriore, che devono essere evitate a ogni costo. Si preferisce quindi richiedere l’avverarsi di condizioni concrete (come l’aggressione fisica o la minaccia), più facilmente dimostrabili in giudizio.
Difficile non notare, però, che lo stupro è uno dei reati con minore tasso di denunce, e se questo deve senza dubbio essere legato a un ingiusto senso di vergogna e di auto-colpevolizzazione delle vittime, sicuramente non è agevolato dall’imposizione di simili condizioni per la condanna; inoltre, posto che sicuramente l’aggressione e la minaccia sarebbero indici di mancanza di consenso, la norma non potrebbe che ampliare la tutela che offre.

In ogni caso, il fatto che sia la legge a dover essere cambiata non implica una deresponsabilizzazione di chi non si sia attivamente impegnato in politica; anzi, è a livello di piazza che si dimostra quanto l’opinione pubblica abbia a cuore determinati temi e quindi si spinge, nelle forme della rappresentanza democratica, il Parlamento all’azione.

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