Non solo referendum: Trento al voto per scegliere il suo sindaco

Nel prossimo weekend, oltre che a pronunciarsi sul referendum costituzionale- di cui abbiamo già scritto qui– gli elettori trentini saranno chiamati anche a scegliere il nuovo sindaco del capoluogo, dopo che le elezioni originariamente previste per maggio erano inevitabilmente scivolate a fine estate a causa della pandemia. Si tratta di una decisione da cui gli studenti universitari fuorisede sono estromessi, ma che finirà con l’avere importanti ripercussioni sulla vita di Trento nei prossimi cinque anni. Cerchiamo quindi di fare un po’ il punto della situazione: chi siederà a palazzo Thun fino al 2025?

Lo stato dell’arte

Da quando è prevista l’elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini, Trento è sempre stata governata da una coalizione di centrosinistra. Il sindaco attuale, Alessandro Andreatta (PD), è in carica dal 2008, quando- da vicesindaco- subentrò al suo predecessore, Alberto Pacher, che era stato eletto vicepresidente del Consiglio provinciale. Dopo due anni da reggente, Andreatta ottenne la rielezione per due volte- nel 2010 e nel 2015- in entrambi i casi ottenendo più del 50% dei voti al primo turno e schivando così il ballottaggio. L’ultima consiliatura è stata tuttavia piuttosto turbolenta, con defezioni e tensioni all’interno della maggioranza ed anche un rimpasto in giunta in seguito alle provinciali del 2018.

Proprio le elezioni di due anni fa rappresentano un grande punto interrogativo: dopo quattro mandati consecutivi per il centrosinistra, difatti, la provincia è passata alla coalizione di centrodestra a trazione leghista, guidata da Maurizio Fugatti, un cambio di rotta che sarebbe sembrato impossibile anche solo qualche mese prima. In tale circostanza, il centrosinistra era apparso in grande difficoltà: la coalizione aveva perso un pezzo importante, il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT), e la ricerca di un candidato condiviso dai vari partiti si era protratta per mesi. Il nome dell’ex senatore Giorgio Tonini, politico noto ed esperto, era emerso dal cappello decisamente troppo tardi per montare una controffensiva a Fugatti, che vinse quelle elezioni con percentuali che il centrodestra in Trentino non aveva nemmeno mai visto con il cannocchiale. Trento fu uno dei comuni in cui il centrosinistra andò meglio, ma anche nel capoluogo la coalizione a sostegno di Tonini ottenne tre punti percentuali in meno rispetto al centrodestra.

Il centrosinistra, adesso

A differenza di quanto previsto dalla legge nazionale, in Trentino-Alto Adige è possibile ricoprire la carica di sindaco anche per tre mandati consecutivi; Andreatta ha tuttavia scelto di non ricandidarsi, dando così il via alla ricerca di un successore. Forse memori della batosta subita due anni fa, l’atteggiamento delle varie anime del centrosinistra trentino è stato decisamente più propositivo: una sponda decisiva è giunta addirittura dal PATT, con il quale- a livello provinciale- erano stati tagliati i ponti due anni prima. Nei mesi precedenti, la stampa locale aveva ipotizzato che tale formazione potesse costituire un terzo polo di centro assieme a delle liste civiche, o che potesse addirittura unirsi alla coalizione di centrodestra: e invece, il partito delle stelle alpine ha proposto come candidato Franco Ianeselli, nome nuovo per la politica trentina ma certamente noto all’interno della società civile essendo stato per anni segretario della CGIL. Una proposta sorprendente, trattandosi di un candidato decisamente a sinistra per gli standard del PATT, ma efficace: gli altri movimenti del centrosinistra trentino hanno presto aderito alla proposta e il nome di Ianeselli non è stato da allora messo in discussione.

Il candidato sindaco è sostenuto da sette liste: Azione Unione (che unisce il movimento Azione, di Carlo Calenda, con Unione per il Trentino, la civica centrista fondata da Lorenzo Dellai già espressione di numerosi assessori provinciali e comunali), Europa Verde (che accoglie al suo interno candidati di Sinistra Italiana, Volt ed èViva), PATT, PD, +TrentoViva (lista risultante dall’unione tra +Europa e Italia Viva), Trento Futura (il capitolo trentino del movimento Futura 2018) nonché la lista civica Insieme per Trento. All’interno della coalizione convivono ideologie piuttosto diverse, dalla socialdemocrazia al liberalismo, ma alcuni punti fermi sono ambientalismo e inclusività.

Il centrodestra

La palla si è dunque spostata nel campo del centrodestra, probabilmente sorpreso tanto quanto gli osservatori nel vedere la rapidità e l’armonia con cui i rivali avevano liquidato la pratica della scelta del candidato e forse anche spiazzato nel vedere l’ampiezza della coalizione costituitasi attorno a Ianeselli. L’annuncio del suo avversario si è fatto attendere, ma è stato ugualmente sorprendente: la coalizione aveva infatti inizialmente scelto il nome dell’avvocato Alessandro Baracetti, che come Ianeselli non aveva precedenti esperienze politiche ed era decisamente poco noto al di fuori del suo ambito professionale, al punto da lasciare i giornalisti locali inizialmente un po’ spaesati. Tuttavia, questa scelta non fu esente da malumori: alcuni partiti del centrodestra scelsero infatti di smarcarsi e di proporre dei candidati propri. Il temporaneo congelamento della campagna elettorale causato dal lockdown non ha smorzato questa situazione, che è giunta ad un clamoroso epilogo: a fine luglio, a meno di due mesi dalle elezioni, Alessandro Baracetti ha comunicato sui propri social l’intenzione di farsi da parte per il bene della coalizione ed essere sostituito da un candidato che permettesse un ricompattamento del centrodestra. Questo colpo di scena non ha sortito però l’effetto sperato, ma ha anzi rischiato di risultare controproducente: i partiti fuoriusciti dalla coalizione hanno continuato a sostenere i propri candidati alternativi, e i giornali locali hanno riportato indiscrezioni secondo cui la mossa avrebbe infastidito alcuni alleati della Lega, essendo stata decisa unilateralmente dal partito di Fugatti.

La scelta del sostituto di Baracetti non si è fatta attendere: si tratta nuovamente di un giovane avvocato, Andrea Merler, che a differenza di Baracetti ha già una certa esperienza politica essendo attualmente consigliere comunale, eletto con la lista conservatrice Civica Trentina. Rispetto a Baracetti, Merler ha condotto la propria campagna elettorale con un piglio decisamente più aggressivo ed un modus operandi più simile a quello utilizzato dalla Lega su scala nazionale. Oltre al tema della sicurezza, da sempre grande cavallo di battaglia del centrodestra, Merler punta in particolar modo sulle tematiche del sostegno alle famiglie e all’imprenditoria. Alla fine, la coalizione a sostegno del candidato è rimasta la stessa che sosteneva Baracetti: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e una lista civica, Trento Unita.

I fuoriusciti dal centrodestra

Come accennato, alcune liste di centrodestra hanno scelto di sostenere altri due candidati: Marcello Carli e Silvia Zanetti. Entrambi, in verità, hanno cercato di porsi al di fuori della dicotomia sinistra-destra, con dei programmi elettorali che in certi punti ricordano quasi più quello di Ianeselli rispetto a quello di Merler. Essi sono però sostenuti da partiti che a livello provinciale fanno parte della maggioranza a trazione leghista.

Zanetti, che come Merler è avvocata, ha annunciato la propria candidatura ancora prima che venissero sciolte le riserve sul nome di Baracetti: è sostenuta da una sola lista, la civica “Si può fare!”, movimento co-fondato dalla stessa candidata. Benché si tratti di un simbolo nuovo per la politica trentina, questa lista ha ricevuto l’appoggio di due movimenti ben conosciuti sulla scena locale. Sin dal principio, la candidatura di Zanetti ha ottenuto il fermo appoggio di Paolo Primon, figura nota nella politica trentina che cinque anni fa fu candidato sindaco e due anni fa candidato presidente provinciale con il suo movimento “Popoli liberi”; successivamente, con Zanetti si è schierato anche Progetto Trentino, partito fondato dall’ex assessore provinciale Silvano Grisenti che attualmente esprime il vicepresidente della giunta provinciale e che alle scorse elezioni provinciali ottenne poco meno del 2% dei voti su scala cittadina.

L’imprenditore Marcello Carli, già consigliere provinciale in passato, è invece sostenuto da tre liste: la civica “Rinascimento Trento”, la Democrazia Cristiana ed Agire per il Trentino. Lo strenuo sostegno di quest’ultima formazione a Carli è stato abbastanza sorprendente: il suo esponente più rappresentativo è il consigliere provinciale Claudio Cia, che cinque anni fa fu il candidato del centrodestra alle elezioni comunali. Cia era stato uno dei più strenui e fedeli sostenitori di Fugatti durante la campagna elettorale di due anni fa. Né Progetto Trentino né Agire ottennero percentuali bulgare alle scorse elezioni, ma combinate le due formazioni ottennero oltre il 4% dei voti- non pochissimi, in chiave ballottaggio. In ogni caso, malgrado queste defezioni su scala cittadina, i rapporti interni alla maggioranza provinciale non sembrano essere cambiati.

Cinque Stelle (vecchi e nuovi)

La situazione del Movimento Cinque Stelle a queste elezioni è a dir poco complicata. Il partito di Di Maio ha spesso avuto maggiore difficoltà ad imporsi su scala locale rispetto a quanto avvenuto su scala nazionale ed a maggior ragione in Trentino le sue percentuali non sono mai state particolarmente eclatanti, nemmeno nei momenti di maggior splendore della formazione. A rendere il tutto ancora più difficile, tuttavia, è intervenuta la clamorosa scissione verificatasi all’interno del movimento all’inizio dell’anno.

All’interno del capitolo trentino del movimento vi erano infatti da tempo dei dissapori. A febbraio, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle sono fuoriusciti dal partito, fondando un nuovo gruppo consiliare denominato Onda Civica. A questo gruppo ha aderito anche il consigliere provinciale Filippo Degasperi, che era stato il candidato pentastellato alle elezioni provinciali, e il cui nome sarà nuovamente sulle schede elettorali di qui a qualche giorno. Il Movimento 5 Stelle ha invece scelto il proprio volto ricorrendo al voto degli iscritti, come da tradizione; ne è uscito il nome di Carmen Martini, che aveva già rappresentato i pentastellati in altre competizioni elettorali, senza però particolare fortuna. Sicuramente, quella tra Onda Civica e Movimento 5 Stelle sarà una “sfida nella sfida” da seguire. Già il divorzio tra le due formazioni è stato piuttosto aspro, ma sarà interessante vedere se prevarrà la forza del simbolo- gli elettori hanno sicuramente più familiarità con quello dei 5 Stelle rispetto a quello di Onda Civica- o se quello dei nomi messi in campo, poiché malgrado la novità della formazione Onda Civica può contare nelle sue file degli esponenti già noti all’elettorato trentino, mentre tra i pentastellati sono molti i volti che si affacciano per la prima volta alla politica.

Agli estremi dello spettro

Gli ultimi due candidati di cui dobbiamo dare conto si collocano alle estremità dello spettro politico. A sinistra, l’unica lista che non sostiene Ianeselli è Rifondazione Comunista, che presenta come candidato Giuliano Pantano, insegnante e già in passato consigliere comunale. Nelle dichiarazioni, la lista si pone in netta contrapposizione non solo con i vari candidati di destra, ma anche con quelli di sinistra; viene posto un grande accento sulla tutela dei più deboli, e vengono criticate alcune grandi opere che gli altri candidati appoggiano più o meno caldamente- una su tutte la realizzazione di un collegamento funiviario tra Trento e il monte Bondone.

A destra invece ha destato un certo clamore la candidatura di Franco Bruno, esponente del movimento populista La Catena. Bruno mette al centro della propria campagna elettorale la sicurezza urbana– in particolare per quanto concerne lo spaccio di stupefacenti- criticando il modo in cui non solo l’amministrazione di centrosinistra ma anche la giunta provinciale hanno affrontato il problema. Il candidato, che rivendica orgogliosamente di essere un alacre artigiano edile, si è fatto notare per alcune sue controverse dichiarazioni estremamente sessiste, che hanno persino causato l’interessamento del noto programma satirico “La Zanzara” di Radio24. Ricostruire gli intenti di Bruno con maggiore precisione non è purtroppo agevole, poiché il programma elettorale, visitabile sul sito del comune di Trento, è costituito da poche righe scritte a mano in una calligrafia difficilmente leggibile.

E quindi, chi vincerà?

Si tratta di una previsione non scontata, in assenza di sondaggi ufficiali. Cinque anni fa, la vittoria di Andreatta su Cia fu netta: ma da allora è cambiato tutto. La Lega è diventata primo partito- a livello nazionale ed anche a Trento- e si trova alla guida della provincia. Se però qualche mese fa il centrodestra appariva coeso ed il centrosinistra lacerato da divisioni interne, ora è quasi vero l’opposto. La candidatura di Ianeselli è sostenuta da una coalizione ampia e variegata, mentre l’avvicinamento del centrodestra a queste elezioni è stato a dir poco turbolento, tra il cambio di candidato in corsa e le defezioni di alcuni alleati. Su quest’ultimo punto però va detto che le candidature di Zanetti e Carli, pur sostenute da liste di ideologia conservatrice, presentano un programma abbastanza moderato che non si pone in netta concorrenza con la proposta di Merler, ma che anzi potrebbe attrarre qualche voto anche dell’elettorato di sinistra. Sulla carta, appare difficile immaginare un vincitore diverso da Ianeselli o Merler, anche grazie al sostegno dei grandi partiti nazionali, ma nelle elezioni comunali, in cui le persone messe in campo contano parecchio, potrebbero esserci sorprese e se si dovesse andare al ballottaggio potrebbero aprirsi degli scenari veramente interessanti. Un eventuale svantaggio di Merler nei confronti di Ianeselli potrebbe ad esempio essere colmato nel secondo turno da un’alleanza con Zanetti e Carli, che però come detto, paiono essersi mantenuti equidistanti dai due candidati. Come al solito, l’ultima parola è affidata alle urne.

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