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31° anniversario dalla caduta del Muro di Berlino: esistono altri muri?

Sono passati da poco trentun’anni dal 9 novembre 1989 quando un popolo incredulo ed entusiasta iniziò ad abbattere con i picconi il Muro di Berlino, un muro di cemento e sofferenza che separava il mondo occidentale in due fazioni politicamente ed  economicamente opposte tra loro.

Il mondo diviso nei due blocchi, deciso a Yalta il 4 febbraio 1945 nell’imminenza della fine del Seconda conflitto mondiale stava finendo.

L’URSS negli anni ‘80 era al collasso, eppure nessuno avrebbe previsto con facilità una dissoluzione così rapida ed improvvisa di quel mastodonte politico e militare che da decenni teneva testa con il Patto di Varsavia (1955) agli Stati Uniti e all’Alleanza Atlantica.

I due blocchi. Foto di Road TV Italia.

L’Italia da paese cruciale nei rapporti Est-Ovest vedeva profilarsi l’inizio di un suo forte declino in politica estera: il baricentro decisionale si sarebbe presto spostato in altre aree del mondo, estremo oriente e Cina in primis.

La classe dirigente italiana, che aveva guidato il paese dal secondo dopoguerra in poi, venne spazzata via da un’indagine giudiziaria nota come “Mani Pulite” (dal 1991), dando così vita al periodo della Seconda Repubblica e alla nascita di nuovi movimenti politici slegati dalle ideologie del Novecento.

Andreotti e Craxi, protagonisti indiscussi della Prima Repubblica. Foto de IlSussidiario.net.

Siamo consapevoli di quanto e cosa è cambiato in trentun’anni, nel mondo, in Europa, in Italia, nel nostro Nordest?

NEL MONDO LA CRISI DEL CAPITALISMO GLOBALIZZATO.

La geopolitica muta spostando molti equilibri socioeconomici e politici mondiali sui paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa).

I Paesi BRICS. Foto tratta da SpazioEconomia.

Il capitalismo globalizzato si afferma a livello mondiale, rivelando nettamente luci e ombre. Fra gli aspetti positivi c’è la nascita di una società apparentemente aperta e iperconnessa, grazie alla caduta di molte barriere commerciali e doganali, alla diffusione di internet. Fra le oscurità l’assenza di un vero libero mercato, dovuto all’esistenza di società multinazionali più potenti degli stati stessi, una situazione che sembra irriformabile anche per mezzo delle Autorità Garanti della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), e causa di continui divari sociali sempre più estremi ed evidenti. Pensiamo solo al caso recente di Amazon.

L’UNIONE EUROPEA E LA MORSA DEGLI STATI NAZIONALI.

La riunificazione tedesca comporta un peso più forte della Germania, e dei paesi europei economicamente a lei simili, nell’elaborazione dei nuovi trattati europei (Maastricht, Lisbona).

Ad oggi il riaccentramento politico ed economico tedesco fa della Germania una locomotiva sganciata dai suoi “vagoni”, cioè gli stati dell’Europa meridionale.

Irrisolto resta il tema, ribadito dallo stesso Mario Draghi, ex presidente BCE, del non reinvestimento del forte avanzo economico tedesco, necessario per contrastare gli effetti dell’austerità dei Paesi più indebitati, e per rilanciare la domanda interna europea, bloccata a livelli di stagnazione.

L’Europa rimane una metà incompiuta di confederazione economica e politica, priva di una propria leadership indipendente dagli Stati Uniti e dalla Russia, sul piano mondiale. Per questo il vecchio continente è molto sensibile a speculazioni e divisioni finanziarie, politiche e militari.

Solo la recente crisi sanitaria dovuta all’emergenza Covid-19 potrà darci una risposta definitiva in merito all’integrazione europea, a causa dell’impatto non trascurabile che avrà sull’economia del continente. Al momento anche le trattative per il Recovery Fund sono state condotte “alla vecchia maniera”, senza cessione reale di sovranità ad un governo federale europeo, anche se è evidente la momentanea inversione di rotta del governo tedesco: solo il tempo ci potrà dire se sarà stata semplice tattica opportunistica o un chiaro intento federatore.

Integrazione europea o ritorno agli Stati nazionali? Foto tratta da Il Sole 24 Ore.

L’ITALIA, UN PAESE DALLA DEMOCRAZIA INCOMPIUTA?

Le inchieste milanesi del pool “Mani Pulite” che hanno determinato la fine della Prima Repubblica hanno consolidato l’abitudine di  strumentalizzare le vicende giudiziarie all’interno del dibattito politico.

Gli effetti di questo contrasto fra poteri dello Stato, giudiziario ed esecutivo, e una narrazione degli scenari socioeconomici di questi anni spintamente “antipolitica” sono molto evidenti: costituiscono la causa principale dell’assenza di una classe dirigente con una visione a lungo termine. Tale assenza è accompagnata dalla nascita di nuovi movimenti senza cultura e preparazione politico-amministrativa che tendono alla contestazione populista senza proposte costruttive.

Democrazia incompiuta? Foto tratta da Weekly Magazine.

LA RICHIESTA DI AUTONOMIA TERRITORIALE.

Il tema fondamentale delle autonomie locali e regionali resta irrisolto: il federalismo previsto dalla riforma costituzionale del 2001 rimane bloccato, ma politicamente imposto da due referendum consultivi che si sono svolti in Veneto e Lombardia e da richiesta in Emilia-Romagna. Quel federalismo italiano ed europeo potrebbe essere un’ancora di salvezza per legare eletti ed elettori a responsabilità, controllo e buona gestione delle finanze pubbliche.

Quel federalismo viene percepito anche come una risposta possibile ai segnali di declino prima demografico e poi socioeconomico che ci interpellano tutti.

Italia Repubblica federale? Foto tratta da Federazione dei Verdi.

IL MURO DI BERLINO HA LASCIATO SPAZIO AD ALTRI MURI?

Con l’abbattimento del muro di Berlino non cadono tutti i muri fisici e mentali della società in cui stiamo vivendo: si pensi alla volontà di edificare veri e propri muri alle frontiere (Ungheria, Stati Uniti, Francia, Austria, Italia…etc.), o alle nostre reticenze mentali nel condannare fenomeni di discriminazione razziale, con la nascita di nuovi movimenti orientati alla violenza e alla divisione tra le persone.

Tutto ciò in una società che dovrebbe essere aperta non solo sul piano economico-commerciale, ma anche religioso, etnico e culturale.

Inoltre con la recente “guerra dei dazi” nemmeno l’economia e la finanza mondiale restano esenti da nuovi “muri”, che esistono e partono dalle nostre menti e i nostri cuori: se così non fosse infatti non esisterebbero conflitti (non è solo colpa di Trump o Putin).

Donald Trump e Vladimir Putin. Foto tratta da Il Post.

IL RUOLO FONDAMENTALE DEI GIOVANI: LA NECESSITA’ DI UN MOVIMENTO GIOVANILE NAZIONALE FEDERALE.

Possiamo cercare di sintetizzare i passaggi da attuare per ristabilire un ordine pacifico mondiale elencando alcune parole chiave, ricavabili dalle analisi fatte: economia circolare, sostenibilità ambientale, equità sociale, apertura mentale, inclusione (senza perdere identità e tradizione), prima i doveri quindi i diritti, responsabilità, senso civico, onestà intellettuale e materiale, etica pubblica, tutela delle diversità e delle minoranze, laicità dello Stato.

A noi giovani è dato il compito difficile, speriamo non impossibile, di costruire una nuova classe dirigente, una “società degli umani e non dei denari” orientata a tali fini. E’ necessaria ma non sufficiente l’utopistica creazione di un nuovo movimento giovanile federale italiano, capace di portare avanti le nuove esigenze delle nuove generazioni in netta minoranza numerica a causa del grave calo demografico e riequilibrando lo sbando culturale in atto.

Giovani. Immagine tratta da Comune di Rivalta di Torino.

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