“FUMETTO UN GENERE MINORE?: E ALLA FINE MUOIONO TUTTI. La sporca verità sulle fiabe”

“Biancaneve politicamente corretta: addio a nani e principe nel nuovo live action Disney”
Fonte: Radio Deejay


“La versione horror di Winnie the Pooh è un successo nonostante faccia schifo a tutti”
Fonte: RivistaStudio


“Pinocchio: le differenze tra il classico del 1940 e il live action Disney del 2022”
Fonte: Movieplayer


Cosa hanno in comune questi titoli giornalistici riguardo le versioni Disney Pinocchio, la polemica del nuovo live action del film Biancaneve e i sette nani e la prossima uscita del film di Winnie the Pooh versione horror slasher? Tutti e tre parlano di uno dei temi principali che tratta la graphic novel di questo mese: le fiabe.
La graphic novel “E alla fine muoiono tutti. La sporca versione verità” è un’opera della fumettista francese Lou Lubie, la quale, mischiando il genere della graphic novel e della saggistica, ci illustra il genere della fiaba, la sua finalità nel passato e nel presente, la sua trasmissione nel tempo (anche con versioni poi modificate con il passare degli anni) e la questione della potenziale revisione e cancellazione delle fiabe.

Iniziamo l’analisi di questa graphic novel con una domanda: “Che cos’è una fiaba?”
La fiaba è un genere letterario che racconta una storia breve, lineare e semplice di avventure fantastiche intraprese da personaggi che rappresentano in maniera simbolica i pregi e i difetti della morale sociale.
Molte delle fiabe provengono dalla memoria collettiva di una popolazione, da racconti tramandati nei secoli dalla tradizione orale (ad eccezione delle fiabe scritte da Hans Christian Andersen, quelle sono state inventate da lui). Dalle pagine di questa graphic novel capiamo che non esiste un modello universale per narrare questo genere letterario in quanto ogni fiaba trasmessa fino ai giorni nostri riflette la cultura e il sistema valoriale del luogo in cui è ambientata.
L’autrice ci illustra che il genere letterario della fiaba non aveva originariamente la finalità di formare la gioventù secondo i valori sociali del tempo; sono invece l’autore e lo scrittore che scelgono se e come trasmettere una morale, come nel caso delle fiabe di Charles Perrault.
L’autrice affronta l’argomento parlando del rischio che si può incontrare nel conferire una morale ad una fiaba: essere classificati come “immorali” secondo la morale sociale corrente.

In realtà, il focus di questa graphic novel è mostrare come le versioni originarie di queste storie, a partire dalla metà seconda del Novecento, più precisamente con la produzione dei primi lungometraggi della Disney, siano state profondamente sanificate rimuovendo qualsiasi riferimento alle mutilazioni, all’adulterio, agli omicidi, al cannibalismo e al sesso; sono queste, infatti, le versioni delle fiabe più famose che sono arrivate a noi attraverso diversi medium culturali.

Inoltre, l’opera tratta la questione femminile (il ruolo e la caratterizzazione dei personaggi femminili all’interno delle fiabe, le autrici di fiabe e le donne che hanno contribuito alla stesura delle fiabe più conosciute), il significato psicoanalitico delle fiabe (in particolare modo l’interpretazione psicoanalitica assegnata alla violenza simbolica rappresentata), il razzismo all’interno delle fiabe, il revisionismo delle versioni originali e la cancellazioni di fiabe intere o delle versioni originali o di quelle sanificate di inizio Novecento in quanto considerate immorali.

In questa graphic novel, l’autrice Lou Lubie alterna la narrazione di una o molteplici versioni originali delle fiabe più famose come “La bella addormentata nel bosco”, “Barbablu”, “Raperonzolo”, “Cenerentola”, “Cappuccetto Rosso”, e altre fiabe meno conosciute della tradizione europea come “Verdeprato”, “Il principe Bajaja” e “La povera monca”. La narrazione di queste fiabe è essenziale per introdurre delle analisi sociologiche e letterarie sui temi descritti precedentemente facendo particolare attenzione ai cambiamenti culturali odierni come quello della cancel culture.
L’autrice afferma che questo genere letterario venne introdotto da Marie d’Aulnoy nel 1697 (questa autrice influenzerà notevolmente le opere di Charles Perrault), una nobile donna francese che scrisse una serie di fiabe per denunciare i principali fenomeni sociali della sua epoca, tra cui il matrimonio forzato.

A seconda del suo contesto culturale e della finalità che vuole conferire alla fiaba, l’autore decide di costruire i personaggi della fiaba in maniera attiva o passiva, dando maggiore attenzione all’azione dei personaggi o alla struttura della storia, inserendo o meno oggetti magici oppure l’uso della violenza all’interno della fiaba.
In generale comunque, indipendentemente dal luogo di provenienza dell’autore, le fiabe tendono a porre maggiore attenzione sull’aspetto fisico per quanto riguarda i personaggi femminili e sulle azioni per quanto riguarda quelli maschili. Inoltre, i personaggi femminili, quando commettono delle azioni malvagie, sono solitamente sottoposti a punizioni molto più pesanti e cruenti rispetto a quelli maschili. Però, come l’autrice sottolinea, questa struttura narrativa non è fissa e definita; infatti spetta agli autori scegliere se inserire protagonisti maschili o femminili e quali caratteristiche conferire loro.

L’autrice ha deciso di scrivere questo libro con l’obbiettivo di confutare l’idea secondo cui ad oggi le fiabe sono promotrici di condotte sociali dissonanti con i valori morali odierni e per reprimere le preoccupazioni dei genitori che riscontrano nella narrazione fiabesca riferimenti eccessivi alla violenza. Su quest’ultimo punto, l’autrice argomenta la sua tesi riprendendo gli scritti dello psico-analista Bruno Bettelheim, che nel suo saggio del 1976 “Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe” afferma come questo genere letterario aiuti i bambini ad affrontare i conflitti familiari e i dilemmi dell’inconscio. Bruno Bettlheim è uno dei pochi autori che critica la finalità educativa della narrazione delle fiabe, in quanto comporterebbe il revisionare le versioni originali delle fiabe piuttosto che affrontare i dilemmi del proprio inconscio (questa critica è stata mossa prima ancora dell’emersione della questione del politicamente corretto ed è stata avanzata durante la produzione dei cortometraggi Disney e la produzione di nuove fiabe o la trascrizione di quelle esistenti). Questa è solo una delle mille interpretazioni che fornisce la psicologia e la psicanalisi.
La revisione delle storie delle fiabe a causa della cancel culture è solamente una delle ultime ondate di censura del nostro tempo. In una serie di capitoli, l’autrice ci mostra come, durante il periodo in cui le fiabe sono state analizzate per fini accademici, siano stati rimossi possibili riferimenti alle tematiche LGBT, stridenti con la moralità sociale dell’epoca.
Nel corso della storia le fiabe sono state fortemente revisionate per scopi propagandistici; la faccenda della revisione o della rimozione delle fiabe, quindi, non è nuova, è semplicemente cambiata la finalità della revisione: educare le persone verso una maggiore consapevolezza della questione del sessismo, della questione di genere e del razzismo (sono i temi maggiormente sollevati e trattati dal politically correct) senza però né fornire dei modelli educativi alternativi a quelli esistenti né trattare delle questioni scomode attorno a queste tematiche citate.

Questa graphic novel è interessante perché tratta di un genere letterario molto conosciuto ma anche molto criticato, di cui non conosciamo nei dettagli la trasformazione avvenuta nel corso del tempo.
Questo genere letterario verrà sempre utilizzato per ispirare nuove storie, per dare nuove chiavi di lettura e spunti. Un esempio di questa affermazione è il live action della Disney Maleficent del 2014, che narra una storia molto più dettagliata e approfondita del villain della storia della Bella addormentata nel bosco. Quest’opera è un chiaro esempio di tutto ciò che è stato rimosso dalla memoria collettiva in quanto rappresentativo delle forme di condotta contrastanti alla morale corrente del tempo. Non ero a conoscenza dell’esistenza di molteplici versioni di una stessa fiaba e dei dettagli violenti e controversi che abbiamo rimosso nel nostro immaginario collettivo.

La lettura di questa graphic novel non è consigliata ai perbenisti progressisti e conservatori e agli adulti altamente sensibili alla violenza.

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